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Notizie - Attualità e Costume
Gli "scienziati" oscurantisti Stampa E-mail
La vergognosa censura dell’intervento di Benedetto XVI all’Università La Sapienza
      Scritto da Giovanni Martino
11/02/08

Il Papa era stato invitato per giovedì 17 gennaio all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Ha dovuto rinunciare a causa del clima di intolleranza creato da un gruppo di 67 docenti, i quali, con una lettera indirizzata al Rettore, avevano chiesto che fosse impedita quella partecipazione. Questo clima ha dato fiato all'aggressività dei soliti gruppetti di studenti facinorosi (poche decine, oltre a "rinforzi" non iscritti all'università), i quali avevano preannunciato azioni di "protesta" (leggi: violenza, visti i tristi precedenti).

Si tratta di un triste e vergognoso episodio, che getta discredito su Roma e sull'Italia (già esposta alla berlina internazionale con la vicenda dei rifiuti in Campania). Un episodio unico: i Papi hanno parlato anche a Cuba e in Turchia; in nessuna parte del mondo un Papa è mai stato costretto a rinunciare ad un intervento previsto (tranne un lontano episodio in... Nigeria). Negli Stati Uniti il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha parlato liberamente alla Columbia University di New York!

Ma come si è giunti a tanto?

Questo il testo della lettera dei docenti: "Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato". (1)

Il contenuto di intolleranza di queste affermazioni ci pare evidente di per sé: che dei sedicenti “scienziati fedeli alla ragione” vogliano porre limiti alla libertà di espressione di tesi che non condividono è un insulto a tutto ciò che dovrebbe essere associato all’idea di scienza e di ragione.

Stiamo calcando troppo i toni? Sentiamo cosa ne pensa il Presidente della Repubblica (quel noto baciapile che risponde al nome di Giorgio Napolitano). Il quale, secondo quanto riferisce un comunicato del Quirinale, "ha inviato al Pontefice Benedetto XVI, non appena appresa ieri la notizia della cancellazione della visita del Santo Padre all'Università La Sapienza di Roma, una lettera personale per  esprimere il suo sincero, vivo rammarico, considerando inammissibili le manifestazioni di intolleranza e i preannunci offensivi che hanno determinato un clima incompatibile con le ragioni di un libero e sereno confronto".

Aggiungiamo solo, a beneficio dell’osservatore più distratto, che il Pontefice non parla di scienza in senso stretto, non pone teorie, non vuole sostituire la scienza con la religione; piuttosto, parla di epistemologia, del ruolo della conoscenza nella vita del singolo e della società. Questi “scienziati” (e usiamo le virgolette non per metterne in dubbio i titoli accademici, ma perché non si dimostrano "fedeli alla ragione" e aperti al dialogo come un uomo di scienza dovrebbe essere) vogliono ergersi anche a “sacerdoti”, vogliono definire i dogmi di ciò che è possibile pensare sulla scienza e sull’uomo? Cosa intendono per “Universitas”, universalità dei saperi?
E quand’anche qualcuno ritenga che Benedetto XVI voglia parlare impropriamente di scienza, voglia “invadere il campo”: questo qualcuno, pensiamo, se ha buoni argomenti da difendere, non dovrebbe pretendere di imbavagliare il Papa, ma prima ascoltarlo e solo dopo - eventualmente - criticarlo (o magari, come Dario Fo, dopo aver letto l'intervento che Benedetto XVI aveva preparato per l'occasione, riconoscere che si è persa un'occasione di dialogo).
Dobbiamo far parlare nelle università gli ex brigatisti, dare lauree honoris causa ad attori e motociclisti, e negare la parola ad uno dei più illustri intellettuali contemporanei (oltre che Romano Pontefice)?
Si vuole seguire l'esempio (rievocato da Galli Della Loggia) degli studenti fascisti fiorentini, che nel 1923-'24 impedirono a Salvemini e Calamandrei di parlare all'università?
Si vuole seguire l'esempio di quanti (fascisti e comunisti) hanno più volte negato la parola nell'università a studiosi ebrei, tacciandoli di "sionismo"?

È evidente che le argomentazioni addotte sono pretestuose, servono a mascherare un intento politico: la personale contrarietà alle posizioni etiche e culturali della Chiesa. Anzi: Asor Rosa non si è peritato neanche di negare questo intento. Ma il ricorso a mezzucci - il tentativo di screditare l’interlocutore - per sostenere idee politiche non fa onore a uomini che si occupano di scienza (e ciò può non essere sufficiente ad assurgere alla dignità di “scienziati”).

Ma ciò che fa più specie è - a voler concedere la buona fede - l’ignoranza dimostrata (poveri i nostri studenti!)

Questi "scienziati" non sanno (fingono di non sapere?) che la “laicità” non è contrapposizione alla religione; anzi, nasce in ambito cattolico.

Non sanno che l’Università “La Sapienza”, il loro “Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo (tranne quello cattolico? Ndr) e di ogni ideologia”, è stata fondata da un Papa, Bonifacio VIII, nel 1303; e dai Papi è stata guidata e portata a prestigio internazionale fino al 1870 (con la presa di Roma).
Non sanno che tutte le più prestigiose università europee sono state fondate dalla Chiesa nel “buio” Medioevo.

Non sanno che tra i pionieri di ogni scienza vi sono uomini di Chiesa (Copernico, Mendel, Spallanzani, Piazzi, Leroy, Steno, Secchi, Faà di Bruno, Mercalli, Teilhard de Chardin, Lemaître) o comunque credenti (Pascal, Newton, Leibniz, Volta, Galvani, Faraday, Kelvin , Maxwell, Pasteur, Marconi, Planck, Einstein, Heisenberg, Fermi e... lo stesso Galileo!).

Quanto all’affermazione del filosofo-epistemologo Feyerabend sul processo a Galileo, citata dall’allora cardinal Ratzinger diciassette anni fa (!), non ne hanno colto il senso (troppa fatica leggersi Feyerabend o informarsi sul caso Galileo). Feyerabend nei suoi studi si è occupato del metodo scientifico; e ha citato Galileo come esempio di scienziato che, pur essendo considerato fondatore di quel metodo, non lo ha rispettato quando si è trattato di difendere l’ipotesi geocentrica.
Galileo, infatti, aveva avuto un’intuizione corretta, che affascinò molti uomini di Chiesa e lo stesso Papa Urbano VIII. Non riuscì però a dimostrarla (bisognerà attendere Foucault nel 1851) e ricorse a forzature e scorrettezze per difenderla negli ambienti colti dell’epoca (come spiegano gli articoli su Galileo che abbiamo pubblicato nella categoria Storia del nostro sito). Il processo a Galileo, per Feyerabend, era metodologicamente corretto.

Gli “scienziati” firmatarî della lettera, però, oltre a non aver letto Feyerabend, non hanno letto (a parte lo spigolatore che ha ripescato la citazione) neanche Ratzinger. Il quale non intendeva sposare quella citazione.
Innanzitutto, perché la Chiesa ha fatto sua la lezione per cui non è bene istituire “processi” – religiosi o laicisti – sulle teorie scientifiche.
In secondo luogo, Ratzinger disse che citava Feyerabend (da lui definito “filosofo agnostico-scettico”) come “caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica”. Avvertendo i credenti che “sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande”.

Semplice “ignoranza”, quella dei nostri “scienziati”?

Di fronte ad un episodio di tale gravità e pericolosità per le libertà democratiche, dovranno emergere chiare le responsabilità morali e politiche.

I docenti hanno dato agibilità agli studenti facinorosi. Ma hanno a loro volta ricevuto supporto politico dagli ambienti della sinistra estrema e dell'anticlericalismo più aggressivo.

Più ambigua era stata la sinistra moderata. Dal suo interno si era levato - per voce di alcuni suoi esponenti - il sostegno convinto alla libertà di parola da parte; ma anche la tolleranza un po' pelosa (sposata all'ignoranza di cui abbiamo parlato) di quanti si erano trincerati dietro frasi di circostanza, che mal celavano una certa condivisione delle richieste censorie.
Frasi come "il Papa ha diritto di parlare anche se la Chiesa ostacola la scienza"; oppure "ha il diritto di parlare anche se le polemiche se le è andate a cercare con le sue 'ingerenze' ".

La stessa mal celata condivisione delle richieste censorie è emersa anche dagli imbarazzati silenzi di autorevoli esponenti di questa sinistra moderata, e del Governo Prodi, al momento in cui lo scandalo montava e si era ancora in tempo a dire una parola autorevole per impedire il peggio.
Quando la situazione è divenuta insostenibile, pare addirittura che dal Governo (e dal ministro degli Interni Amato) sia venuto al Vaticano il suggerimento di rinunciare alla visita simulando un "raffreddore"! 
Il Papa ha scelto l'unica strada dignitosa, una rinuncia alla luce del sole; e solo allora abbiamo assistito a dichiarazioni di condanna degli intolleranti. Come ha rimarcato il cardinal Ruini, "alcune solidarietà sarebbero state più significative se fossero state più tempestive".
Tra le solidarietà tardive se ne segnalano alcune doppiamente ipocrite, perché contengono generiche invocazioni del pluralismo, prive del coraggio di puntare l'indice contro chi nega la libertà di parola.
Non parliamo degli inqualificabili silenzi perdurati anche dopo il triste episodio (Bertinotti, Diliberto).

Bisogna aggiungere che l'aggressività illiberale, ancor più che dai politici, è venuta dai media "laici", tutti compresi della loro battaglia anticlericale. Tra i quali annoveriamo anche quelli che fanno disinformazione, parlando di un Papa "criticato da studenti e docenti", o di un "nuovo conflitto tra fede e laicità". Eh no! Si è trattato di una sparuta minoranza di studenti e docenti (lo 0,001% circa degli studenti e l'1,5% dei docenti...), con protezioni importanti sì, ma assolutamente non rappresentativi - nella loro vena intollerante - della generalità degli studenti e dei professori di quella università, né della cultura laica e liberale. Come dimostra la standing ovation che ha accolto - nell'Aula Magna della Sapienza - la lettura del discorso del Papa effettuata dal prorettore.

Il commento più icastico a queste intemperanze viene da un uomo di sinistra, Giuseppe Caldarola: "Il no [al Papa all'Università] è un'immensa sciocchezza. (...) Non so se vi siete accorti che una parte della sinistra sta facendo una cazzata immensa che sarà addebitata negli anni a venire all’intera sinistra”.

Chi ha fatto la ca...ta, o creato le condizioni perché ciò avvenisse, dovrà porvi rimedio. Le deplorazioni e le dichiarazioni di "dispiacere" non bastano.


(1) I firmatarî della lettera: Marcello Cini, Gabriella Augusti Tocco, Luciano M. Barone, Carlo Bernardini, Maria Grazia Betti, Enrico Bonatti, Maurizio Bonori, Federico Bordi, Bruno Borgia, Vanda Bouche’, Marco Cacciani, Francesco Calogero, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Mario Capizzi, Antonio Capone, Sergio Caprara, Marzio Cassandro, Claudio Castellani, Flippo Cesi, Guido Ciapetti, Giovanni Ciccotti, Guido Corbo’, Carlo Cosmelli, Antonio Degasperis. Francesco De Luca, Francesco De Martini, Giovanni Destro-Bisol, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Massimo Falcioni, Bernardo Favini, Valeria Ferrari, Fernando Ferroni, Andrea Frova, Marco Grilli, Maria Grazia Ianniello, Egidio Longo, Stefano Lupi, Maurizio Lusignoli, Luciano Maiani, Carlo Mariani, Enzo Marinari, Paola Maselli, Enrico Massaro, Paolo Mataloni, Mario Mattioli, Giovanni Organtini, Paola Paggi, Giorgio Parisi, Gianni Penso, Silvano Petrarca, Giancarlo Poiana, Federico Ricci Tersenghi, Giovanni Rosa, Enzo Scandurra, Massimo Testa, Brunello Tirozzi, Rita Vargiu, Miguel A. Virasoro, Angelo Vulpiani, Lucia Zanello.



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