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Notizie - Attualità e Costume
Gli alleati della pedofilia che fanno i moralisti Stampa E-mail
Quando gli attacchi ai sacerdoti pedofili vengono da chi legittima la perversione...
      Scritto da Giovanni Martino
17/05/10
Il pedofilo: un 'orco' che si può presentare con sembianze ingannevoli
Il pedofilo: un 'orco' che si può presentare con sembianze ingannevoli
I casi di pedofilia nella Chiesa costituiscono un grave “scandalo” (anche in senso evangelico).

Nel formulare un giudizio morale (sociale, culturale, “politico”) vanno certamente denunciate le deformazioni, esagerazioni, strumentalizzazioni che hanno preso forma in un vero e proprio attacco alla Chiesa. Elementi che, in ogni caso, non possono sminuire il problema.

Una corretta valutazione della vicenda dei preti pedofili, però, si può fondare solo su criterî esattamente opposti a quelli utilizzati dai denigratori della Chiesa cattolica.

Quanti cavalcano lo scandalo per denigrare la Chiesa, infatti, cercano di far passare l’idea che ogni sacerdote cattolico celibe sia un potenziale pedofilo; o che le coperture offerte da alcuni membri della gerarchica ecclesiastica attestino l’indulgenza della Chiesa tutta verso un crimine tanto odioso (e, quindi, la sua inadeguatezza come autorità morale).

In realtà, lo scandalo pedofilia assume particolare rilievo, nella Chiesa cattolica, proprio perché si è sviluppato nell’istituzione che ha avuto un ruolo decisivo per la messa al bando culturale (e in larga parte sociale) della pedofilia. I – seppur pochi – preti pedofili hanno tradito, oltre che la fiducia dei fanciulli affidati alle loro cure, anche la propria vocazione e missione.

Se oggi siamo tutti – o quasi - “scandalizzati” a sentir parlare di pedofilia, se la consideriamo un “tabù”, infatti, lo dobbiamo a duemila anni di cristianità.

L’abuso sessuale verso i minori, e in particolare verso i bambini, è certamente un crimine odioso e “innaturale”. Ma il suo essere contro natura non ha significato, storicamente, una spontanea e compatta indignazione delle società.
Nell’animo umano, purtroppo, c’è posto per il male, anche nella forma più estrema della perversione. E molte perversioni, nella storia, hanno potuto contare su benevolenza, indulgenza, omertà sociale: razzismo, guerre di sterminio, violenze sulle donne, soppressione di anziani e invalidi, torture…

La pedofilia era tollerata – in diversa misura - nell’antichità pagana, in Cina, nei paesi arabi.

Nell’Occidente cristiano, invece, fu messa al bando senza eccezioni.
La “cristianità” non ha segnato la scomparsa del male e della violenza. In duemila anni il seme evangelico è germogliato ed è cresciuto con fatica in mezzo alla zizzania dell’egoismo e della prevaricazione.
Ma se c’è un fenomeno nei confronti del quale è maturata unanime ripugnanza questo è proprio la pedofilia. I rarissimi casi di cui si ha storicamente notizia suscitarono sdegno ed orrore (e la pena capitale).

Quando il pensiero secolarista e anticristiano ha iniziato a ridestarsi, sono riemerse le pratiche pedofile; ma è riemersa anche – soprattutto - la loro esaltazione.


Dall’illuminismo a Freud al ’68…

Uno dei padri dell’illuminismo, Jean Jacques Rousseau, scrisse nelle sue Confessioni di avere comprato a Venezia una bambina di 10 anni, per dilettarsi sessualmente come terapia antidepressiva.

Poi è venuto Freud, che ha offerto argomenti a chi cercava alibi alla propria perversione. In verità le teorie freudiane non hanno mai dato apertamente legittimità alla pedofilia. Però alcune di queste teorie (la visione del bambino come “perverso polimorfo”; il primato assegnato alle pulsioni sessuali nello sviluppo della personalità, e alla “repressione” di tali pulsioni quale causa di nevrosi), teorie peraltro discusse e in parte abbandonate dalla stessa comunità psicanalitica, si sono prestate a volgarizzazioni approssimative e, magari, strumentali.

Tra quanti contribuirono a strumentalizzare Freud vi fu un suo allievo, Wilhelm Reich, psichiatra comunista (di nazionalità austriaca, ma attivo prima in Germania e poi negli Stati Uniti) che invocava la “liberazione sessuale” dall’oppressione moralistica della società borghese e capitalistica.

Reich fu tra quanti prepararono la cultura del Sessantotto (iniziata, negli USA, nei primi anni Sessanta), che sulla liberazione sessuale costruì una vera “rivoluzione culturale” destinata a lasciare il segno nelle società moderne.

Era inevitabile che il clima di pansessualismo offrisse copertura anche alle perversioni pedofile. Ma alcuni “intellettuali” sessantottini non si peritarono a farne l’elogio.

Sintetizza Vittorio Messori sul Corriere della Sera dello scorso 19 aprile: “Il leader dei Verdi all’europarlamento, Daniel Cohn-Bendit, il già carismatico capo della contestazione, si è vantato di avere non solo raccomandato ma praticato il sesso con i minori quando era insegnante (successivamente, Cohn-Bendit ha definito quei racconti una ‘storia romanzata’; anche a voler credere a questa ritrattazione, resta l’apologia – non rinnegata – della pedofilia. Ndr). Mario Mieli, ideologo e iniziatore del movimento omosessuale in Italia, in un’opera di culto stampata dall’allora austera Einaudi, considerava ‘opera redentiva’ per entrambi il sesso tra un adulto e un giovanissimo. Sartre, la de Beauvoir, Foucault, Jack Lang, il futuro ministro francese, firmarono con altri intellettuali un famoso manifesto dove –in nome della ‘liberazione sessuale’ – esigevano la depenalizzazione dei rapporti con minori, bambini compresi”.

L’ideologa femminista Shulamith Firestone, nel suo La dialettica dei sessi (1970), invoca la “liberazione sessuale di donne e bambini”. A tal fine, sostiene, “dobbiamo includere anche l’oppressione dei bambini in ogni programma della rivoluzione femminista (…) Il nostro passo deve essere l’eliminazione della stessa condizione di femminilità ed infanzia” (la negazione della realtà dell’individuo è alla base delle moderne teorie del gender). La strada suggerita è quella dei rapporti intimi tra adulti e minori, anche genitori e figli …

Lo storico e teorico del ’68 Gerd Koenen racconta che “negli asili infantili più radicali le attività sessuali divennero parte integrante dei giochi”.

Chi si opponeva, secondo questi intellettuali, alla “liberazione sessuale” dei fanciulli?
La “società capitalistica”, un’istituzione “borghese” come la famiglia e… la Chiesa cattolica!


… sino ai giorni nostri

Gli eccessi verbali del Sessantotto sembrano attenuati ai giorni nostri.

La causa, probabilmente, è che la “liberazione sessuale” si è nei fatti realizzata…

La pedofilia non ha (ancora?) ottenuto riconoscimento morale, ma ha una certa diffusione sotterranea.

Si pensi allo spregevole fenomeno della pedopornografia su internet (chiedere a don Fortunato Di Noto, animatore dell’associazione Meter che combatte da anni questa Idra dalle molte, troppe teste): le vittime dei filmati sono bambini veri, spesso protagonisti delle migliaia di casi di scomparsa (rapimento) che si verificano ogni anno.
Si pensi all’altrettanto spregevole fenomeno del turismo sessuale pedofilo nei Paesi del Sud-Est asiatico.
Si pensi anche al fenomeno delle baby-cubiste.

La pedofilia sembra godere di diffusione (ed omertà) anche in ambienti di prestigio: della politica, della finanza, dello spettacolo.
Intrecci che raramente vengono alla luce, visto che gli uomini di potere possono essere in grado di ostacolare le indagini. Senza voler scadere nel complottismo, ci limitiamo a ricordare le tormentate indagini in Belgio sul “mostro di Marcinelle”, Marc Dutroux, ricostruite sul Corriere della Sera del 23 agosto 2001 da una giornalista coraggiosa come Maria Grazia Cutuli, morta pochi mesi dopo in Afghanistan (il processo a Dutroux si è poi svolto nel 2004: condannato lui con i suoi complici; non sono emerse le responsabilità di chi ha usufruito degli ipotizzati commerci di bambini, né di chi ha ostacolato l'inchiesta).

A volte l’omertà diventa solidarietà espressa, come la mobilitazione internazionale a favore dello stupratore efebofilo (fece violenza ad una tredicenne) Roman Polanski.

Non mancano i casi di aperta difesa della pedofilia (o dell’efebofilia, che vede coinvolti gli adolescenti).

Lo scrittore Aldo Busi, molto pubblicizzato, ritiene leciti rapporti omosessuali – anche con adulti – a partire dai tredici anni.

Nel 1998 lo Psychological Bulletin, organo della American Psychological Association, ha scritto che gli abusi sessuali nell’infanzia “non causano danni profondi e permanenti così gravi”, e raccomanda che il termine pedofilia “caricato con una connotazione negativa”, sia sostituito dal termine “intimità inter-generazionale”.

Il 27 ottobre 1998 i radicali italiani – che hanno fatto della rivoluzione sessuale e antropologica la loro missione politica - hanno organizzato un convegno, nelle aule del Senato, la cui presentazione così recitava: "[...] essere pedofili [...] non può essere considerato un reato; la pedofilia [...] diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone". Lasciando intendere che la pedofilia può essere lecita purché il bambino sia consenziente.

L'attuale ministro della Giustizia tedesco, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, tra i più accesi critici della Chiesa in tema di pedofilia, faceva parte del direttivo della Humanistische Union quando questa organizzazione si batteva per liberalizzare tutti gli atti sessuali "consensuali", inclusi quelli con minorenni.

I severi censori dei preti pedofili, anche quando non hanno fatto pubblico elogio della pedofilia, sono gli stessi che magnificano la “rivoluzione sessuale” che è alla base di una minore severità nei costumi.
Sono gli stessi che non dicono una parola contro i fenomeni descritti. Se interpellati, li “deprecano”, ma sono subito pronti a opporsi a ogni “intervento limitativo della libertà”.
Attaccano la Chiesa per motivi ideologici, senza reale interesse per i bambini vittime degli abusi, visto che si tace sui tanti “orchi” che sono tornati ad infestare le nostre società.

Concludendo.

La lotta alla pedofilia e la difesa dell'infanzia, perché siano efficaci, non possono basarsi solo su norme giuridiche, ma anche su salde norme etiche e su una forte riprovazione culturale della perversione.

Non dimentichiamo che il pedofilo, probabilmente, è un "orco" anche perché gravemente ammalato, un uomo che richiede pietà cristiana (oltre che di essere messo in condizioni di non nuocere). 
Chi dà copertura culturale al fenomeno, o fa moralismo spregevole, forse merita la stessa pietà; ma anche una condanna inequivocabile, decisa, senza sconti. 



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