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Religione e società - Notizie e Commenti
Cos'è rimasto agli atei Stampa E-mail
Le granitiche certezze di chi vorrebbe rigettare ogni dogma
      Scritto da Gabriele Vecchione
05/10/09
Carlo Ademollo, La breccia di Porta Pia
Carlo Ademollo, La breccia di Porta Pia
Il 19 settembre, vigilia dell’anniversario della breccia di Porta Pia, s’è svolto a Roma il primo raduno degli atei e degli agnostici di Roma, d’Italia; ed anche del mondo. Pomposamente organizzato dalla solita “Uaar” (Unione atei agnostici razionalisti) la quale – com’è noto – spara ogni sorta di proiettile dialettico sul cattolicesimo, mentre se ne guarda bene dal solo puntare i musulmani, e addirittura supporta ebrei, valdesi e calvinisti, che in fatto di morale e liturgia non conoscono nessun tipo di lassismo gradito ai professori dell’ateismo gastronomico: cioè, all’amatriciana.

L’appello a partecipare si apre, goliardicamente, così: “Atei e agnostici non credono nei miracoli”. Noi lo sapevamo che molti di costoro si professano apostoli del dubbio pur non nutrendone alcuno, che hanno il grugno duro, ma a tali proposizioni apodittiche preferiamo la vulcanica pacatezza (razionale) di Gilbert Keith Chesterton:“Chi crede nei miracoli li accetta (a torto o a ragione) perché sono evidenti per lui; chi non ci crede li nega (a torto o a ragione) perché ha una dottrina contro i miracoli. [...] Se devono bastare le testimonianze umane, è impressionante la cataratta di testimonianze umane in favore del soprannaturale. Se la respingete, una delle due: o respingete la storia del contadino sugli spiriti perché si tratta di un contadino, o perché si tratta di una storia di spiriti. Vale a dire: o voi negate il primo principio della democrazia o affermate il primo principio del materialismo - la impossibilità astratta del miracolo. Padronissimi di farlo; ma allora siete voi i dogmatici. Siamo noi, cristiani, che accettiamo la evidenza reale; siete voi razionalisti che la rifiutate in conseguenza della vostra credenza” (Ortodossia, Morcelliana, pag. 206).

Ora, il problema è questo: “La cosa più incredibile dei miracoli è che accadono” (Chesterton). Si diano da fare e leggano Il miracolo (Rizzoli) di Vittorio Messori, o le relazioni medico-scientifiche dei guariti da (sarebbe meglio dire: per) Padre Pio (non solo taumaturgo per il bigotto popolino cattolico, ma “Accademia delle scienze” vivente per 50 anni), o la biografia di Alexis Carrel, o qualcos’altro. Purché leggano e non restino fermi agli stantii slogan volterriani: ancorché Voltaire non era ateo!

Sono dei protestatari, questi signori. E ne hanno ben donde: “In Italia si può venire censurati per aver detto, o scritto, che Dio non esiste”. E’ noto, di fatti, come Odifreddi, vir doctissimus, per pubblicare i libri, debba andare negli Stati Uniti, come Alexander Solgenitsin; come Paolo Flores D’Arcais, per scrivere in libertà i suoi editoriali su Micromega, si debba dare fuoco in piazza San Pietro, come Jan Palach a piazza Venceslao; come Eugenio Scalfari, per i predicozzi domenicali su Repubblica, debba affrontare il carcere, come Antonio Gramsci: sicché la sua opera magna dovrebbe intitolarsi Quaderni dal carcere; invece, in sfregio alla mancanza di libertà degli atei sancita dall’art. vattelappesca del codice penale, l’ha sommessamente chiamata L’uomo che non credeva in Dio (perché credeva in Io?). Per di più, non pubblicata da casa editrice clandestina, bensì da Einaudi (che – giova ricordarlo – è di Berlusconi).

Continuiamo a leggere il proclama: “I non credenti sono tanto più numerosi quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione”. Più si è colti, meno si crede, vorrebbero dirci. Tommaso, Dante, Newton, Pascal, Manzoni e tanti altri falsificano questa tesi aberrante, che ricalca l’ancor più famigerato: “L’uomo è ciò che mangia” di Feuerbach. Se tale presunzione di superiorità degli “atei agnostici razionalisti” non ci ripugnasse, sarebbe da rispondere con Gesù (il quale – per quello che ci è dato sapere – non li avrebbe trattati bene, alla stregua dei sadducei): “Guai a voi ricchi!” (Lc 6, 24) e: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Lc 10, 21).

Dopo aver ascoltato le prediche di Odifreddi, di Pocar, della Hack, il raduno si è congedato ricordando il prossimo impegno: lo sbattezzo. Alla nequizia lessicale di tale termine si aggiunge, se possibile, la nequizia essenziale: non si tratta di eliminare dall’anima il sacramento del battesimo e di uscire conseguentemente dalla Chiesa cattolica (il che è impossibile), ma semplicemente e meramente di farsi cancellare dal registro parrocchiale dove, infanti, avvenne il lavacro dal peccato originale. Parafrasando Pascal, pensiamo che un giorno, magari nel Giorno, essi possano implorare pietà per quel battesimo che volevano nullificare a quel Dio di cui affermavano l’inesistenza: “Anche voi – come càpita a tutti: la morte è la sola cosa sicura della vita – varcherete quelle porte misteriose e senza ritorno e vi troverete faccia a faccia col Mistero. Anzi, faccia a faccia proprio con quel Dio che, a sentirvi, nulla aveva a che fare con la vostra esistenza quotidiana. E invece, eccovi là, a fare i conti per tutta quanta l’eternità. Prendete tanto sul serio le piccole cose dell’effimera vita terrena – questa breve parentesi fra due insondabili enigmi – e non vi preoccupate di ciò che vi riguarderà per tutti i secoli dei secoli? Non ci credete? Vedrete! Basta dar tempo al tempo: questo, anche per voi, terminerà e vi troverete nella dimensione dove non c’è né principio né fine”.

Alle organizzazioni atee, oltreché piangere sul nulla in cui credono di credere (facendo una professio fidei meno ragionevole di quella richiesta ai cristiani), non è rimasto che questo: scimmiottare i raduni cattolici (esponenzialmente più popolati, e molto più frequentemente), parodiare i momenti e i luoghi della fede (Lourdes, Fatima, Medjugorje, San Giovanni Rotondo, la Terra Santa, Santiago de Compostela et coetera, parodiati con Porta Pia…), dileggiarne i riti con campagne ridicole. La saggezza evangelica mette in guardia dai “ciechi e guide di ciechi”, perché “quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!” (Mt 15, 14).



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