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Religione e società - Notizie e Commenti
Contro Odifreddi Stampa E-mail
Matematico e tuttologo vagamente anticristiano...
      Scritto da Gabriele Vecchione
16/06/08

A Paolo Giuntella. So che avresti apprezzato il mio modesto lavoro, spero di essermi dimostrato “libero e forte dei miei vent’anni”.

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 Piergiorgio Odifreddi
Piergiorgio Odifreddi è un matematico assurto agli onori della cronaca più per le polemiche anticristiane che per i suoi meriti scientifici; polemiche condensate nel libello Perché non possiamo dirci cristiani (e meno che mai cattolici). Scrive Odifreddi l’Onnisciente: “il Cristianesimo è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo”, oltreché “parte integrante del potere capitalista, razzista, sessista”, e dunque “come tale andrebbe combattuto e abbandonato”; “in fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo”; e Odifreddi, s’intende, è un genio, mentre Dante, Pascal, Leibniz e Maxwell erano dei cretini. Dato che non si può dire che questi quattro fossero cretini, la sua tesi parascientifica dei cristiani = cretini viene invalidata, stando al criterio della falsificabilità.

Tuttavia, insiste Odifreddi, “chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni”, perché “la religione è una ipnosi infantile”. Però – e di fronte ad una tale affermazione anche Copernico appare l’ultimo dei rivoluzionari – “la vera religione è la matematica, e il resto è superstizione” (bisognerebbe spiegarlo a matematici davvero geniali, e al tempo stesso fervidi credenti, come Cartesio, Pascal, Leibniz, Newton, Riemann...).

Il nostro matematico “impertinente” (come si autodefinisce) è un benemerito: risveglia dal “sonno dogmatico” le masse con i suoi libri divulgativi. Grazie a lui, “Mosè, Cristo e il papa sono nudi”, come recita la quarta di copertina della sua penultima fatica (si fa per dire). Molti cristiani si dovranno ormai convincere di essere proprio cretini: “l’accostamento tra Cristianesimo e cretinismo, apparentemente irriguardoso, è in realtà corroborato dall’interpretazione autentica di Cristo stesso, che nel discorso della Montagna iniziò l’elenco delle beatitudini con «Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei Cieli»”; e “tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo: perché, come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na), ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini”.  Amen.

Ovviamente, per sillogismo, se i cristiani sono cretini, gli islamici sono perlomeno stupidi, o almeno cretini quanto i cristiani. E speriamo anche che, giacché Odifreddi dice di avere a cuore il grande “Spirito Umano” (si vede che quella è roba da logici-matematici forti e liberi, e non da cretini!), presto, per ridestare quella fetta d’umanità assopita nella grande stupidaggine islamica, scriva Perché non possiamo dirci islamici. Come i radicali che si battono per “liberare” la donna in Italia, ma mai si occupano delle condizioni disumane delle donne arabe, temiamo che il Nostro non lo farà: di questi tempi è più conforme galleggiare sullo spirito del tempo e più danaroso prendersela con i Papi e con la Chiesa. Questo matematico ha anzi decretato la morte della Chiesa stessa, che poté sì resistere alle persecuzioni romane, alle invasioni barbariche, all’eresia luterana, alle vessazioni islamiche, ai totalitarismi rossi e neri, ma non alla scure dialettica del Piergiorgio: “oggi la scienza è talmente potente che si vogliono spiegazioni per qualsiasi cosa… mentre la Chiesa ha ormai perso quel contenuto di verità che pretendeva di avere”. Amen.

Nel suo Perché non possiamo dirci cristiani - “un libro già vecchio e moribondo” secondo Massimo Introvigne - Odifreddi vuole confutare la Bibbia con 240 pagine di luoghi comuni, discettando con naturalezza di lingua ebraica, greca, latina (il Nostro non ha il diploma di liceo classico, ma di un istituto tecnico), di filosofia, filologia, teologia, storia, archeologia, esegesi biblica, religioni orientali, induismo e buddhismo: ovviamente senza avere mai, né a scuola né all’università, affrontato questi enormi campi del sapere.

Paolo Martino (docente di linguistica generale alla LUMSA che ha scritto un confutatorio Codice Odifreddi dal quale “il professore di tuttologia” esce malconcio e claudicante) con un certo gusto ha scritto: “è chiaro che l’Autore è un essere superiore, uno Scienziato che sa tutto… non arretra davanti a nessun settore scientifico – disciplinare, che rifonda ab ovo”. Francesco Agnoli ha rincarato la dose: “Straordinario personaggio autodidatta. Forse, se lo avesse letto, Socrate non avrebbe mai filosofeggiato sulla consapevolezza propria del saggio, il «sapere di non sapere». Odifreddi, infatti, sa!”.

Ma Socrate non aveva torto: anche Odifreddi non sa. Difatti ha scritto: “per i Padri della Chiesa la donna esiste solo per procreare (ad opus generationis ordinata)”. Ignorando San Tommaso d’Aquino, Padre della Chiesa - il quale sosteneva che la donna è pari all’uomo perché creata dalla costola, quindi non dalla testa (sarebbe stata superiore) né dai piedi (sarebbe così risultata inferiore) -, l’eminente Odifreddi si inventa, nella sua traduzione pedestre, un “solo” che in latino non c’è e che altera tutto il significato della frase: in una versione da primo liceo, probabilmente, Odifreddi prenderebbe 4. O anche meno, perché in televisione, nella trasmissione di Santoro e di fronte a mons. Fisichella, ha candidamente ammesso di non conoscere il latino: eppure si diletta a tradurre i Padri!

Non pago di strafalcioni, Odifreddi a pag. 95 del suo best seller dà il meglio di sé sostenendo, attraverso un’etimologia inventata, che i cristiani adorano nientedimeno che Giove. Paolo Martino ha così commentato: “siccome il latino deus, il greco theós e il sanscrito dyaus derivano da un’unica radice che significa «cielo luminoso», e siccome i cristiani pregano il dio che sta nei cieli, questa è la prova provata che essi adorano Giove. L’etimologia non scherza!”. Caspita, che demistificatore questo matematico! In realtà – spiega ancora Martino – “uno studente di linguistica del I anno che sostenesse la parentela etimologica del latino deus e del greco theós sarebbe bocciato con ignominia”, ma Odifreddi “è al di sopra del bene e del male”. Egli, che di linguistica non sa nulla, senza pudore, ha scritto: “un minimo di linguistica basta a smascherare l’anacronismo della fede in Dio Padre”. Per poi continuare: “la conoscenza del mondo è riducibile alla conoscenza del linguaggio, e quindi il sapere è riducibile alla linguistica”. Martino (che - ripetiamolo – è docente di linguistica) commenta: “ecco una frase albo signanda lapillo… io veramente sapevo che cercare la verità stando dietro alle parole è come inseguire gli uccelli. Lo disse Aristotele nella Metafisica, io non c’entro”. Martino nutre fortissimi sospetti che la fonte di Odifreddi, dati i suoi monstra grammaticali, sia una e una sola: Wikipedia (il prof. Martino ci ha rilasciato un'intervista in cui approfondisce la questione Odifreddi e analizza più in generale il fenomeno culturale di cui Odifreddi è espressione).

Nel suo libro il linguista Odifreddi ha scritto che “Dio non è altro che un povero demiurgo, come quello del Timeo platonico”. E sapete quale prova, quale dotta discettazione, quale factum porta a favore di questa affermazione che rivoluziona in modo mai visto prima il concetto di creazione e di Dio trascendente? Facile: nessuna.
Questo campione degli algoritmi afferma anche che Gesù non è mai esistito (dando per scontata la falsità dei Vangeli solo perché riconosciuti dalla Chiesa ed ignorando tutti i risultati scientifici ed archeologici, riconosciuti pressoché da tutti gli studiosi: chi è l’oscurantista?), che la Resurrezione non è affermata nei Vangeli (sic!), che la divinità di Gesù non è altro che un refuso di mitologie antiche, che la Chiesa ha sic et simpliciter inventato la Trinità, che esistono tre Gesù: quello degli aforismi, quello dei miracoli, quello politico (ma il Nazareno stesso ha sempre con forza rifiutato questa etichettatura), e che - per concludere in bellezza - San Paolo fosse dubbioso sulla Resurrezione. Quale factum porta a favore di queste clamorose affermazioni? Ancora nessuno: si limita a rivelarlo.
Che bisogno ha di portare fatti, prove? Pone il suo celeberrimo ipse dixit. Egli è infallibile, come testimonia il Premio Galileo dei Rotary italiani che può vantarsi di tenere affisso sulle pareti del suo studio (anche qui si fa per dire).

Recentemente il Nostro ha dichiarato: “Io non credo di avere 'pregiudizi' nei confronti dei cattolici, così come non credo di averne nei confronti degli astrologi o degli spiritisti: mi limito a constatare che hanno visioni del mondo, che sono antitetiche con la visione scientifica, e più in generale con la razionalità, e ne deduco che sarebbe bene che esse rimanessero confinate nel campo individuale. Non propongo certo la proibizione delle sedute spiritiche, degli oroscopi o delle messe”. E su Panorama ha financo affermato che l’Islam ed il Buddhismo sono più aperti alla scienza del Cattolicesimo. Menzogna manifesta: come ha scritto onestamente Antonino Zichichi, “l'esistenza stessa della Scienza la dobbiamo alla cultura cristiana”. I cristiani ritengono che Dio abbia creato l’universo coerentemente e tramite leggi razionali che l’uomo può decifrare, come ha sostenuto San Tommaso d’Aquino: “poiché i principî di certe discipline, come la logica, la geometria e l’aritmetica, sono desunti dai soli principî formali delle cose, dai quali dipende la loro essenza, ne segue che Dio non può fare cose contrarie a codesti principî” (I musulmani invece si oppongono all’idea che vi siano leggi razionali in natura, perché ciò nega la libertà assoluta di Allāh, la sua assoluta sovranità e la sua volontà imperscrutabile).

Ma il matematico impertinente continua a donarci autentiche chicche: “perché mai chi dettava (strafalcione pantagruelico: Dio non ha dettato la Bibbia: l’ha, semmai, ispirata, ndA) le Sacre Scritture avrebbe voluto che si scrivessero così tante cose che, come abbiamo cominciato a notare e continueremo a fare, sono sbagliate scientificamente, contraddittorie logicamente, false storicamente, sciocche umanamente, riprovevoli eticamente, brutte letterariamente e raffazzonate stilisticamente, invece di ispirare semplicemente un'opera corretta, consistente, vera, intelligente, giusta, bella e lineare?”. A muovere la più sensata delle obiezioni ci pensa lo stesso Odifreddi: “La Bibbia non l’ho letta tutta, ho letto i primi cinque libri, il cosiddetto Pentateuco. Poi un po’ Giosuè, i Giudici quando nasce lo stato ebraico... dopodiché quella diventa una storia politica che può interessare gli storici o altri, ma non interessa da un punto di vista religioso. Ho saltato e sono andato a leggere i Vangeli, fino all’Apocalisse. Che però ho capito essere più un libro per psicanalisti che per logici, quindi l’ho lasciata ad altri da interpretare”.

Sarebbe meraviglioso vedere Dio, nel giorno del giudizio particolare che aspetta tutti, cretini e geni, proporre un’equazione ad Odifreddi. E dato che noi non siamo cretini, ma poveri in spirito forse sì, speriamo anche che riesca a risolverla.



Giudizio Utente: / 164

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