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Cinema - Recensioni e Profili
"Il Codice da Vinci": molto fumo, poco arrosto Stampa E-mail
Il successo commerciale del film (minore di quello del libro) non è anche un successo di gradimento
      Scritto da Domenico Martino
22/05/06
 codicedavinci_film.jpg
  Tom Hanks e Audrey Tautou

Il Codice da Vinci, USA 2006, di Ron Howard (tratto dal romanzo di Dan Brown - trad. it. Mondadori, Milano 2003)

Si è molto parlato in questi tempi del successo del Codice da Vinci di Dan Brown e in molti hanno cercato di capirne le ragioni.

Proprio pochi giorni or sono mi è capitato di assistere ad una trasmissione televisiva sul tema e tutti gli ospiti si dicevano anch’essi meravigliati, sottolineando il cumulo di sciocchezze contenute nel libro.

Qualcuno diceva che i lettori sarebbero consapevoli che si tratta di un'opera di fantasia, ma ne apprezzerebbero semplicemente lo stile e l'intreccio. Tesi però contraddetta dalle ambizioni storiche di Dan Brown, e dall'incredibile presa che hanno fatto molte delle sue tesi più balzane.

La conclusione cui infine sono giunti, in larga parte, gli ospiti di quella trasmissione è che a decretare questo successo sia stato un pubblico di livello non eccelso (inteso non come livello economico, ma come senso critico e spessore culturale); un pubblico non in grado di valutare seriamente il contenuto del romanzo, ma che può aver apprezzato lo stile di Dan Brown.

Sicuramente quest’analisi è corretta, ed è pertanto molto utile un'esame dei contenuti del libro, come fa l'articolo-recensione di Introvigne.

Però io credo ci siano anche altre ragioni, che cercherò brevemente di spiegare.

Innanzitutto, a parer mio sarebbe più corretto parlare di un libro che ha avuto un grande riscontro di vendite, più che di un successo culturale e di gradimento.

Mi spiego partendo da un semplice dato: anch’io ho il Codice da Vinci. Non l’ho comprato, ma me lo hanno regalato. E come me tanti altri.

Il punto è che, nel momento in cui scegli un regalo, o conosci la persona molto bene o preferisci orientarti su un libro che non appare “schierato”. Le barzellette di Forattini o i libri di Vespa in genere vanno benissimo. Pur ritenendo un libro di Socci o di Geronimo più interessante, preferisci scegliere un libro meno impegnato, più leggero, più incolore. Un libro da banco. Ecco, questo è il Codice da Vinci. Il punto è che alla quasi totalità della gente il Codice da Vinci appare semplicemente un romanzo i cui contenuti sono irrilevanti, anche se magari molti finiscono per prestarvi fede, con una considerazione molto profonda: "qualcosa di vero deve pur esserci...".

Naturalmente non sono mancati quelli che hanno apprezzato la lettura. La spiegazione forse più importante va ricercata nel gusto che provano molti nel sentirsi superiori al prossimo, più "scafati", capaci di cogliere complotti e segreti accessibili solo agli eletti: "a me non la si fa!" (è la mentalità gnostica). E forse si aggiunge il piacere un po' sadico di cercare la "magagna", lo scabroso, in figure come quella di Cristo, magari per colmare qualche piccolo complesso di inferiorità...

Un’altra – più positiva – ragione della popolarità del romanzo risiede nel fascino che l’arte e l’architettura sacre esercitano da secoli su generazioni di uomini. Non a caso il libro prende il nome da quello che è uno dei più grandi artisti di sempre, Leonardo da Vinci, ed è ambientato nelle chiese e cattedrali di tutta Europa.

Infine, non trascurerei un'ulteriore ragione di questo grande successo di vendite: Gesù Cristo. L’invariato interesse per Colui che rappresenta l’anno zero della storia. Per l’alfa e l’omega della vita, anche della nostra. Volenti o nolenti (Dan Brown) la vita ci interroga e Cristo è la risposta o, comunque, il punto della nostra domanda. “Sei tu il re dei Giudei ?” Questa la domanda di Pilato, questa la nostra domanda.

La speranza è che il malcapitato spettatore-lettore possa trovare, tra l’immondizia, la perla. Magari trovando lo stimolo per cercare altrove il modo per rispolverare nozioni sulla fede e la religione troppo spesso trascurate o limitate a luoghi comuni. (E, in effetti, il dibattito nato prima dell'uscita del film sull'inconsistenza dei suoi contenuti, sebbene indirettamente gli abbia fatto pubblicità, ha anche aperto gli occhi a molti e decretato un successo commerciale inferiore alle aspettative suscitate dal successo del libro e dall'enorme battage pubblicitario diretto).

 



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