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Notizie - Attualitą e Costume
Il "Piano Casa" occasione di sviluppo Stampa E-mail
Le opportunitą economiche e di riqualificazione del territorio, gli ostacoli da superare
      Scritto da Paolo Gioffreda*
04/10/10

*architetto


Alla base del cosìddetto “Piano Casa” vi è l’espressa decisione di potenziare l’economia nazionale, mediante provvedimenti diretti a incoraggiare e sostenere il pronto ritorno di un’attività edilizia più fiorente.

Ma vi è anche la volontà di promuovere lo sviluppo qualitativo del patrimonio edilizio, con una riqualificazione nella direzione della qualità architettonica, dei princìpi di antisismica ed efficienza energetica, della sostenibilità ambientale, incoraggiando l’utilizzo delle nuove tecnologie comprese quelle della bio-edilizia.

La definizione “Piano Casa” fa innanzitutto riferimento all’impianto legislativo, cioè a ad un insieme di norme ben congegnate che investono i settori tecnici ed amministrativi statali, regionali e comunali.

La definizione “Piano Casa”, però, individua anche un progetto sociale, invece, legato alla possibilità di ampliare, ricostruire, riqualificare alcune tipologie di edifici, secondo percentuali volumetriche variabili.

Il Piano è stato suddiviso in due ambiti ben circoscritti:

  1. il primo è quello indicato come “Piano nazionale di edilizia abitativa”, che riguarda l’edilizia pubblica residenziale sovvenzionata (housing sociale). Trattasi di un programma di stanziamenti statali e regionali, di cui dovrebbero usufruire le famiglie a basso reddito, gli anziani svantaggiati (sia socialmente, sia economicamente), gli studenti fuori sede, etc. A questo piano nazionale si legano “piani integrati” per il riordino di tessuti edilizi ed industriali disorganici o incompiuti, edifici isolati, parzialmente utilizzati o degradati.
  2. Il secondo ambito è quello del “Piano per l’edilizia libera”, che riguarda l’edilizia privata, e incoraggia ed accoglie (con chiari obblighi e vincoli) riqualificazioni, demolizioni e ricostruzioni, anche con estensioni dei volumi abrogando alcuni strumenti urbanistici differenti da regione a regione e da comune a comune. I proprietari delle unità abitative che presenteranno progetti di riqualificazione (o di demolizione e ricostruzione) nel rispetto degli accorgimenti legislativi volti alla promozione della qualità edilizia, usufruiranno di agevolazioni in bonus volumetrici ed in sostegni tributari.

I dettagli del Piano sono contenuti nel D.Lgs. n. 112 del 25 giugno 2008, convertito poi, con modifiche, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonché nell’Intesa tra Stato, Regioni ed enti locali raggiunta il 31 marzo 2009 e ratificata il 1 aprile dal Consiglio dei Ministri e dalla Conferenza Unificata (pubblicata in G.U. n. 98 del 29 aprile 2009).

Dopo la stipula dell’Intesa, le Regioni hanno avuto 90 giorni per emanare norme contenenti alcuni accorgimenti attuativi delle seguenti misure:

a) ampliamento di non oltre il 20% della volumetria esistente di costruzioni residenziali, uni- o bi-familiari o comunque di una volumetria non superiore a 1000 mc. L’aumento volumetrico è in ogni caso ammissibile fino a un limite massimo di 200 mc. La medesima Intesa vieta, per i vicini di casa, l’acquisto delle cubature per poi realizzarne le estensioni;

b) ampliamento fino al 35% della volumetria esistente di costruzioni residenziali, se queste costruzioni sono interessate da opere straordinarie di demolizione-ricostruzione. Viene inoltre concesso all’autogoverno di ciascuna regione di poter allargare tale disposizione anche ad immobili con una destinazione d’uso non residenziale.

c) procedure più agevolate e solleciti per realizzare gli interventi di cui alle lettere a) e b) mediante una D.I.A (Denuncia di Inizio Attività), sostitutiva del Permesso di Costruire.

Gli interventi di cui ai punti a) e b), secondo l’Intesa, non possono venire realizzati nel caso di edifici abusivi, o di edifici siti in centri storici o aree di assoluta inedificabilità. In conformità a questa disposizione, ogni singola Regione ha dovuto individuare e delimitare le aree di restrizione o divieto per l’applicazione del piano, aree caratterizzate da particolare pregio artistico e/o culturale oppure di notevole valore ambientale e/o paesaggistico.

Ogni Regione, quindi, si è attivata per la più adeguata “autogestione” del Piano secondo la propria realtà e cultura territoriale, dopo aver recepito le indicazioni delle categorie, degli enti locali in essa ricompresi, dei consumatori.
Questo adeguamento delle Regioni non è stato mirato solo alla definizione di vincoli e divieti, ma anche, in positivo, alla progettazione della riqualificazione del territorio.

Infatti, come accennato inizialmente, ai piani per l’edilizia pubblica abitativa sono collegati piani integrati, che consentono di definire i livelli essenziali per il fabbisogno abitativo di ciascun territorio regionale, nonché di progettare idonee riqualificazioni urbane e periferiche di aree degradate.

Questo lavoro di adattamento del Piano Casa a salvaguardia del territorio è servito anche ad attenuare le perplessità iniziali di molti enti locali, timorosi di una “cementificazione”.

Ciò nonostante, alcuni enti locali hanno continuato ad ostacolare, o addirittura hanno sospeso, le parti più rilevanti del Piano: hanno ipotizzato che i risultati non rispetteranno le aspettative complessive, e che quindi anche questa ulteriore possibilità di riforma urbanistica non prenderà quota.

Queste perplessità – che a volte hanno il sapore del pregiudizio politico – non hanno però il potere di affossare definitivamente il Piano. Infatti, si tratta di una direttiva legislativa modificabile dai governi degli enti locali attualmente in carica, ma anche da quelli futuri. Insomma, è un quadro in continuo divenire, che non ammette alcuna scadenza - per così dire - “assoluta”.

Del resto, piani per l’abitazione sono storicamente sempre esistiti (sono insiti nel DNA di ogni ambito sociale e legislativo progredito) e continueranno ad esistere evolvendosi, fra successi ed insuccessi, in aspetti differenti a seconda della cultura del territorio.

Ecco perché oggi, in tutta Italia, al fine di chiarire le norme e le opportunità offerte, sono attive numerose iniziative formative ed informative (seminari, convegni, dibattiti) dedicate al Piano Casa, con il patrocinio degli ordini professionali di competenza e la sponsorizzazione delle aziende leader, aperte a tecnici professionisti, categorie sociali, enti locali, proprietari ed imprese.

In questi incontri gruppi di esperti consigliano le soluzioni tecnologiche più adeguate per utilizzare al meglio il Piano Casa, e si confrontano per studiare più a fondo gli attuali sviluppi legislativi ed esaminare le proposte correttive capaci di raggiungere un’ottimale dinamica legislativa, più aderente alle esperienze e ai suggerimenti raccolti sul territorio, in particolare da progettisti ed amministratori.



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