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Fini, D'Alema, Violante: cosa dicevano sulla "procreazione assistita" prima di... cambiare idea
13/06/06

violante.jpg

Gianfranco Fini ha votato ai referendum tre "sì" e un "no" (al quesito sulla fecondazione eterologa). Leggiamo cosa dichiarò in un'intervista al Corriere della Sera, il 31 maggio 1999):
“Non è un dogma di fede bensì una constatazione scientifica che la vita umana, unica, individuale e irripetibile, esiste a partire dal concepimento: dal momento in cui, con la fecondazione dell’ovulo, si realizza la completa identità cromosomica, non vi è alcuna differenza che non sia di peso e di età fra il nascituro, il nato e l’adulto. Negare l’umanità del concepito non significa essere ‘laici’: vuol dire chiudere gli occhi di fronte alla realtà; peggio: equivale ad aprire la porta al nuovo totalitarismo”.
“Un Parlamento che intenda assumere fino in fondo le sue responsabilità non può più assecondare acriticamente il trionfo della tecnica, né stendere tappeti alla sperimentazione senza limiti, ma deve preoccuparsi di aiutare in concreto l’uomo e la donna che soffrono, fissando precisi paletti normativi per far sì che il progresso scientifico non sia antitetico alla persona”.
“Quando si consente la crioconservazione e la distruzione degli embrioni soprannumerari, non è ammissibile mediare fra chi rifiuta queste pratiche e chi le desidera magari per trovarsi a metà strada con la fissazione di un tetto massimo di embrioni da congelare: è possibile, in nome del compromesso, cedere sulla vita anche di un solo essere umano?”.
Più chiari di così...

Massimo D'Alema dovrebbe aver votato quattro "sì" (aveva manifestato qualche dubbio solo sul quarto quesito). Leggiamo cosa dichiarò in un'intervista a Famiglia cristiana, l'8 novembre 1998
“Non ho esitazioni, quando parlo di cura e promozione della vita, nell’esprimere la mia personale convinzione che sia necessario tutelare l’embrione da irresponsabili manipolazioni. Esiste un limite nella manipolazione dell’embrione: nell’embrione c’è un progetto di vita e anche nella dimensione più elementare di vita c’è un principio di umanità che va tutelato e difeso”.

Anche Luciano Violante ha votato quattro "sì". Leggiamo cosa dichiarò in un'intervista al Corriere della Sera, il 28 febbraio 1997
“L'embrione non è una cosa, è la radice di un essere umano e va considerato coerentemente con questa premessa. Sono contrario alle contrapposizioni ideologiche, ma non tutto quello che si può tecnicamente fare si può eticamente fare. Per la procreazione assistita, bovini ed equini sono più garantiti dell'essere umano”.



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