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Storia
Il dio di Hitler Stampa E-mail
Neopaganesimo e ideologia del nazismo
      Scritto da Franco Cardini
01/08/85

hitler_svastica.jpg da «Storia illustrata», agosto 1985

(…)

Man mano che lo stato nazionalsocialista si consolidava, il carattere (già chiaramente individuato da Hitler) del suo fondamentale anticristianesimo si faceva più chiaro. Si angariavano in ogni modo le iniziative a carattere culturale, assistenziale, ricreativo patrocinate dalle Chiese, e ciò anche in aperto spregio del concordato del 1933. Fu nel ‘37 che il Kirchenkampf (la lotta delle Chiese, che Hitler avrebbe forse preferito evitare) giunse al suo acme, con la chiusura delle facoltà di teologia; l’istruzione religiosa era ostacolata soprattutto nei confronti dei giovani, dove la Hitlerjugend mirava al monopolio organizzativo, e anche nei confronti dei cappellani militari si creavano delle difficoltà.

Papa Pio XI fu indotto da tutto ciò a pubblicare il 4 marzo 1937 l’enciclica Mit brennender Sorge (Con viva ansia), che condusse i rapporti fra Chiesa cattolica e stato nazionalsocialista sull’orlo della rottura insanabile.

Se d’altronde Hitler disprezzava i cristiano-tedeschi considerandoli, a ragione, dei tiepidi e pavidi cristiani e al tempo stesso dei mediocri nazisti, non è molto vero (al contrario di quanto sovente si ripete) che egli nutrisse simpatia per i circoli neopagani che si andavano organizzando in Germania.

Forse, il Führer accordava una qualche considerazione soltanto alla cosiddetta Deutsche Glaubensbewegung (Movimento tedesco per la fede), fondato nel 1933 da una costellazione di vari gruppuscoli di «senza Chiesa», che non si riconoscevano in alcuna religione rivelata ma intendevano fondare una «fede tedesca» che traesse la sua forza dalla storia e dalle tradizioni delle comunità germaniche. Si trattava di una specie di mistica del folklore tedesco, che si proponeva un’intensa vita comunitaria con la rivalutazione delle feste e delle consuetudini germaniche.

Animatore del movimento per la «fede tedesca» era Jacob Wilhelm Hauer ma si sapeva che esso poteva contare sulle simpatie del vecchio «neopagano» maresciallo Ludendorff (morto però nel 1937), nonché di importanti leaders nazionalsocialisti quali Alfred Rosenberg, Rudolf Hess, Walter Darré, Heinrich Himmler.

Il movimento per la «fede tedesca» scelse a suo simbolo una ruota solare dorata su fondo azzurro e si dette una complessa organizzazione paraliturgica ispirata in parte alle cerimonie cattoliche, in parte a suggestioni giacobine (il «calendario agricolo» proposto dal movimento al Führer assomigliava molto a quello della Rivoluzione francese). I tre colori «ariani» (il bianco, l’oro, l’azzurro) furono i colori liturgici dei paramenti di questa «Chiesa tedesca» che conosceva cerimonie lustrali simili al battesimo e consacrazioni paraecclesiastiche come quelle nuziali, celebrate dinanzi a un altare sul quale erano una spada e una copia del Mein Kampf. Ma, nonostante gli sforzi per riallacciare questa specie di panteismo nordico alle tradizioni arcaiche «germaniche», il movimento per la «fede tedesca» non seppe mai elevarsi al di sopra di una misera parodia dei riti cattolici o massonici, perché questi (lo confessassero o meno Hauer e Rosenberg) erano i loro modelli culturali effettivi.

Hitler ebbe (a differenza del troppo sentimentale Rosenberg o di Himmler, che era ammalato di esoterismo e di cerimonialismo) l’intelligenza di non compromettere troppo né se stesso né il movimento nazionalsocialista con questi movimenti pseudoreligiosi che fumosamente dichiaravano di «aderire all’antichissimo pensiero pagano del Tutto» e alla «morale dell’Uomo nordico» ma che in realtà non andavano oltre l’estetica wagneriana e la Deutsche Mythologie del Grimm. E ciò anche se taluni esponenti della «fede tedesca» (come Hauer, che era stato missionario protestante in India e dall’induismo aveva desunto l’idea della «ruota solare» come distintivo del suo movimento) erano senza dubbio personaggi interessanti.

I neopagani del Terzo Reich

Nei casi più notevoli, la «fede tedesca» (anche in ciò seguendo, del resto, il modello wagneriano) non approdava quindi tanto a fantasie nibelungiche quanto a una specie di «spiritualismo ariano» che guardava soprattutto agli esempi induistico-brahmanistici.

Il panteismo cosmico, l’identificazione di Dio con la natura, la morale dell’ascesi eroica e dello stesso messaggio buddhistico primitivo, erano elementi di base di un culto che intendeva proclamare l’estraneità della stirpe germanica dal messaggio «semitico» cristiano: anche se poi, all’interno di questa morale eroica, si tendeva a recuperare lo stesso Cristo, ma un Cristo riletto più attraverso i testi gnostici e le opere dei mistici tedeschi medievali (soprattutto Eckhart) che non attraverso il messaggio evangelico.

Senza dubbio, Hitler non era estraneo a questo tipo di cultura. Nei suoi giovanili anni viennesi era stato toccato dal magistero delle molte piccole sette occultistiche che popolavano il sottobosco culturale della capitale dell’impero asburgico. Si era poi interessato alle teorie cosmogoniche di Hans Hörbiger, e aveva interesse per le teorie astrologiche. Ma il misticismo nordico e antiromano del Mito del XX secolo di Rosenberg lo annoiava; e non perdeva occasione di esprimersi con rude sarcasmo sui «professori» che sognano le glorie archeologiche degli antichi Germani ma che poi servono la causa molto meno utilmente d’un bravo giovanotto delle S.A., un robusto Operaio che sappia menar le mani.

I neopagani del Terzo Reich servivano alle parate folkloristiche e costituivano materia di ricatto e di pressione nei confronti delle Chiese cristiane: il Führer non aveva però intenzione di conceder loro nessuno spazio reale.

La verità, sul carattere «religioso» del nazionalsocialismo, non sta nelle sue connessioni con ambienti o riti neopagani di sorta. Irriducibilmente ateo, nihilista e materialista nella sostanza, il movimento nazionalsocialista era «religioso» sia nell’apparato della liturgia politica di massa sia, soprattutto, nella totalizzante concezione del mondo. In quanto tale, esso era una fede: e non poteva tollerare, se non per motivi contingenti e con tutto il cinismo delle scelte di comodo, la coesistenza con altre fedi. Il nazionalsocialismo ambiva a sostituire qualsiasi fede religiosa in quanto intendeva proporsi quale surrogato della religione. La sua Chiesa politica avrebbe col tempo, nelle intenzioni di Hitler, sostituito qualunque Chiesa. L’appello ancestrale alle tradizioni germaniche, il richiamo agli usi folklorici e alle glorie storiche del popolo tedesco, il ritualismo improntato ora al mondo wagneriano ora alla Chiesa cattolica, erano tutte vie per catturare misticamente l’anima del popolo tedesco e per fornire al materialismo razzista e al fanatismo antisemita la dignità di un apparato che poteva sembrare spirituale

Il «neopaganesimo» nazista viene quindi a rioccupare, alla luce della meditazione storica, il suo autentico ruolo di tessera nel sapiente mosaico dell’organizzazione hitleriana del consenso. È questa, in fondo (e non la debole sostanza culturale e la fragile consistenza sociale che ne furono i connotati di base) la ragione principale dell’interesse che il suo studio può rivestire.



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