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Cinema - Recensioni e Profili
“Elizabeth - The Golden Age” Stampa E-mail
Un film che falsa la storia e ricicla tutti i cliché anglosassoni contro l'«oscurantismo papista»
      Scritto da Franco Cardini
30/10/07

elizabeth_thegoldenage.jpgElizabeth - The Golden Age   
di Shekhar Kapur – Gran Bretagna, Francia, 2007


Un film può esprimere un’opinione, lanciare un “messaggio” (condivisibile o meno): è una legittima espressione della libertà artistica e di pensiero.
Un film può anche contestare un’altrui opinione – ideologia, fede religiosa –, può criticare persone e istituzioni: qui la libertà di espressione resta sempre legittima, ma può capitare di dover segnalare se la critica è misurata e argomentata, oppure astiosa e ai confini dell’intolleranza.
Un film, infine, per contestare può scegliere la strada della calunnia e della falsificazione: questo tipo di “libertà artistica” ci sembra meriti una decisa condanna morale.
Uno dei bersagli preferiti (forse, l’unico ammesso...) di film che contengono contestazioni astiose, o addirittura calunnie, è il cattolicesimo. Si va da film meno recenti (citiamo a caso:
Je vous salue Marie, L’ultima tentazione di Cristo, In nome del Papa Re), ai più recenti: Magdalene, L'ora di religione, La mala educación, Il Codice da Vinci, V per vendetta. A questa lista - segnala lo storico Franco Cardini in una recensione pubblicata sul quotidiano Avvenire – va ora aggiunta la biografia romanzata di Elisabetta I d’Inghilterra.


Si è detto e ridetto: non c'è dubbio che al giorno d'oggi esistono differenti e opposti fondamentalismi, quello musulmano, quello cristiano [cioè dei c.d. "evangelici", NdR di Avvenire], quello ebraico; e che la loro lotta rischia di trascinarci in un vortice molto pericoloso. Non sono però solo questi, i fondamentalisti: ci sono anche quelli degli agnostici, degli anticlericali, degli atei; ma, stranamente, molto spesso essi si alleano con certi cristiani radicali per marciare divisi ma colpire uniti un solo obiettivo.

Teisti, laicisti, atei e fanatici cristiano-apocalittici uniti nella lotta alla faccia delle differenze abissali che li dividono. Il nemico è solo uno: sempre quello, anche se talvolta implicitamente indicato. Il cattolicesimo e, soprattutto, la Santa Sede. Il papismo.

(...) È coerente con questo panorama d'intolleranza il film Elizabeth: the Golden Age del regista Shekhar Kapur, protagonista della recente festa di Roma e adesso sugli schermi. Non entriamo nelle qualità propriamente artistiche del film, che non ci riguardano in questa sede. Ma un film che falsa così profondamente e perversamente la storia non può esser comunque ritenuto 'bello': non, almeno, nella misura in cui si ripromette di fornire in un modo o nell'altro un contributo alla comprensione d'un importante momento storico della nostra Europa e del nostro Occidente.

Perché avrà ben un senso, in ultima analisi, che – mentre Filippo II s'impegnava a correre insieme con il Papa in aiuto alla Repubblica di Venezia minacciata dai turchi che volevano toglierle l'isola di Cipro (e ci sarebbero riusciti, nonostante la vittoria cristiana di Lepanto del 1571) – la 'Regina Vergine' d'Inghilterra facesse di tutto per destabilizzare una Francia dove faticosamente i cattolici e gli ugonotti (calvinisti) si fronteggiavano, appoggiasse le gesta dei corsari che nell'Atlantico facevano la caccia ai convogli spagnoli, cancellasse le residue libertà della Chiesa anglicana – imponendole, con i 'Trentanove Articoli' del 1563, un assetto rigorosamente dipendente dalla corona e una teologia sostanzialmente calvinista, sterminasse i cattolici dalla Scozia all'Irlanda, facesse proditoriamente arrestare e assassinare (nel 1587) la cugina Mary Stuart (Maria Stuarda) dopo un processo illegale (nella tradizione inglese, avallata da un celebre cocktail, Maria Tudor – sorellastra di Elisabetta – è detta 'la Sanguinaria', Bloody Mary...).

Ma stando al film di Kapur, la Regina Vergine era un'abile politica almeno quanto una coraggiosa sovrana capace di vestir l'armatura e al tempo stesso una donna innamorata e appassionata. Il suo avversario, Filippo II di Spagna, è naturalmente il cattolico feroce e fanatico messo in caricatura, che agita il suo rosario come un'arma, che vaga come un pazzo nel tetro Escorial minacciando con furente impotenza l'Eroina che lo sta tenendo in scacco, che sogna di soggiogar tutto il mondo alla fede cattolica e la cui sconfitta, quando la sua 'Envencible Armada' naufraga nel 1588 in una Manica sconvolta dalla tempesta, viene presentata come una luminosa vittoria del Libero Pensiero contro le tenebre dell'Inquisizione, della Libertà contro una tirannia ancora medievale, eccetera eccetera.

Tutta questa è roba da basso anticlericalismo ottocentesco. Ora, sorge spontanea la domanda: perché questa propaganda circola ancor oggi e anzi si rafforza, nel momento stesso in cui si sta cercando invece di rafforzare la cosiddetta 'identità occidentale' di fronte a vere o supposte minacce islamiche?

Non sarà che in fondo il rifiuto di citare le 'radici cristiane' nel Prologo del peraltro fallito progetto di Costituzione europea e questo bizzarro ma un po' repellente rigurgito di propaganda anticattolica partano entrambi dalla consapevolezza che senza il cattolicesimo lo stesso cristianesimo resta privo del suo autentico fulcro, e siano quindi due volti diversi ma convergenti d'uno stesso coerente e pervicace programma laicista e scristianizzatore? Perfino il naufragio dell'Envencible Armada viene presentato come un trionfo del «Libero Pensiero» contro la tirannia medievale.

In realtà, alla sovrana, che fece sopprimere la rivale Maria Stuarda, ben si intonerebbe il nomignolo della sua sorellastra: «Sanguinaria». 


Riferimenti bibliografici

Elisabetta Sala
Elisabetta "la sanguinaria". La creazione di un mito, la persecuzione di un popolo.
ed. Ares, Milano 2010



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