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Il costo umano del comunismo - URSS V Stampa E-mail
1938-1953:consolidamento del regime / Dopo Stalin
      Scritto da Robert Conquest

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La peggiore ondata di sofferenze in Russia ebbe termine con l'esecuzione dello stesso Yezhov. A partire dal 1939 il terrore fu mantenuto entro limiti normali (se di normalità può parlarsi in un fenomeno del genere) senza arrivare agli eccessi dei due anni precedenti. Il Paese e il partito erano a terra. Nel periodo che seguì, interrotto, ma non sostanzialmente alterato dalla guerra, il terrore rimase semplicemente come una specie di istituzione normale dello Stato stalinista, ormai consolidato. Durante questo periodo, un'affluenza nei campi di lavoro forzato di circa un milione di nuovi detenuti all'anno era compensata dalla continua erosione della loro popolazione per effetto dell'inedia e delle esecuzioni. Infatti, dopo la guerra, all'inizio degli "anni cinquanta", i campi sembra che avessero raggiunto il massimo di affollamento, che, come dice Alexander Solzhenitsyn nel Primo Cerchio, veniva spesso esagerato, perché non superò in realtà i 12 o al massimo i 15 milioni di detenuti: cifre più o meno identiche a quelle ricavate in Occidente attraverso varie testimonianze e deduzioni.

L'annessione dei Paesi baltici e di altri territori di confine dell'Europa orientale portò, fra l'altro, all'imposizione del sistema penale socialista alle nuove terre. Gli elenchi dei sospetti per la sola Lituania comprendevano circa il 23 per cento dell'intera popolazione. Complessivamente, qualcosa come un milione di cittadini baltici vennero deportati. Nei territori strappati alla Polonia, in aggiunta ai circa 200 mila prigionieri di guerra, approssimativamente 400 mila civili furono condannati all'internamento in campi di lavoro. Di questi, circa 270.000 morirono nel periodo di due anni e mezzo prima che i sopravvissuti venissero liberati in conseguenza del trattato sovietico-polacco.

Nei primi mesi del 1940, quando l'Unione Sovietica non era ancora entrata in guerra, il Governo di Mosca ordinò il massacro dei prigionieri di guerra polacchi internati nei campi di Kozieisk, Starobiesk e Ostachkov. Erano circa 15.000, dei quali 8.700 ufficiali e 800 laureati. I 5.000 detenuti di Kozieisk furono condotti, nell'aprile del 1940, nella foresta di Katyn, dove vennero fucilati e sepolti in fosse comuni. Furono scoperti dai Tedeschi, quando questi occuparono il territorio in questione. Malgrado il gran clamore della propaganda socialista, che accusò i Tedeschi stessi di aver compiuto la strage, una commissione medica internazionale, che includeva gente neutrale, esponenti della resistenza polacca e prigionieri di guerra alleati, accertò che per una volta tanto il racconto dei Tedeschi era vero. Le prove si possono trovare, in parecchi libri dedicati al massacro; ma qui, ora, è appena necessario osservare che la versione socialista non regge, per un'intera serie di ragioni e ancor oggi non è attendibile per studiosi seri.

È sempre stata una costante abitudine dei Sovietici di deportare le minoranze nazionali sospette dai territori di confine. I coreani della provincia marittima intorno a Vladivostock erano stati deportati negli "anni trenta" nell'Asia Centrale, al pari dei finnici della zona di Leningrado. Nel 1941 e poi nel 1943-1944, il Politburo dispose e organizzò la deportazione di otto gruppi etnici, per un totale di un milione e mezzo di persone, nel Caucaso settentrionale e altrove. Furono inclusi in questa massiccia deportazione: i tartari della Crimea, i calmucchi e i ceceni. Questi gruppi vennero trasferiti in blocco, uomini, donne, bambini, in varie zone dell'Asia socialista, dove vissero in condizioni spaventose, sotto il controllo della polizia. Il tasso di mortalità andava da circa il 25 per cento, per i mesketiani, ad oltre il 46 per cento per i tartari della Crimea. Le valutazioni più caute, danno un totale di oltre mezzo milione di morti. L'accademico Sakharov ha dichiarato che la più alta percentuale di decessi si ebbe fra i bambini e fra i vecchi. Le cosiddette Repubbliche autonome, ecc., che avevano dato da mangiare a questa gente, scomparvero semplicemente dalle carte geografiche e i loro nomi vennero cancellati dalla lista delle entità riconosciute. Tali popolazioni rimasero dimenticate fino agli ultimi "anni cinquanta", quando cinque di esse vennero riabilitate e restituite ai territori originari.
Vi sono ancora tre gruppi nazionali, per un ammontare di circa tre quarti di milione di persone; che, sebbene siano ora discolpati dall'accusa di tradimento in massa, sono ancora puniti e non possono tornare alle proprie terre d'origine: si tratta dei tartari della Crimea, dei tedeschi del Volga e dei mesketiani.
Il ritorno all'antisemitismo nuovo stile nell'Unione Sovietica si ebbe soltanto nel 1943-1944, per quanto sionismo e religione ebraica vi abbiano subito per decenni una persecuzione pesante. Social-comunisti jugoslavi in visita a Mosca in quel periodo, rimasero stupiti nel sentir dire che Generali ed altra gente venivano denunziati per il loro sangue giudaico. Nel 1949, quando una nuova ondata di arresti si abbatté su varie categorie di cittadini sovietici, furono arrestate numerose personalità della vita pubblica e culturale di ceppo ebraico, compresi quasi tutti i membri del Comitato antifascista ebraico. Negli anni seguenti, gli attacchi divennero sempre più violenti. I teatri e i periodici yiddish furono soppressi. L'eminente attore e produttore ebreo S. Mikhoels venne fucilato da un agente della NKVD a Minsk, nel 1949. Nel 1952 ci fu il tuttora oscuro "affare di Crimea", in relazione al quale tutte le personalità della cultura yiddish vennero uccise. Si calcola che circa 600 furono gli uccisi in quel frangente.
La nuova ondata terroristica di Stalin, che incluse un'ampia strage di social-comunisti a Leningrado, culminò nella "congiura dei medici", del 1952-1955, in cui ancora una volta i migliori medici russi vennero arrestati e torturati perché s'inducessero a confessare di aver complottato, spinti soprattutto dal loro nazionalismo ebraico-borghese, per avvelenare i capi sovietici. Stalin personalmente impartì disposizioni agli inquisitori per ottenere le confessioni: "Picchiare, picchiare e ancora picchiare!" (49).

Dopo Stalin

Con la morte di Stalin, avvenuta nel 1955, si ebbe in Russia una notevole attenuazione della politica del terrore. Sembra che nel 1957 la popolazione dei "campi" fosse ridotta a circa un terzo. Alcune delle norme più rigorose, compresa quella degli ostaggi, vennero abrogate, e si procedette ad un'ampia riabilitazione delle vittime di Stalin fra i social-comunisti, i soldati, gli scrittori. Peraltro, la legislazione contro gli oppositori del regime rimase draconiana e le riabilitazioni si rilevarono molto incomplete. Un esempio: nessuno dei giustiziati a seguito dei due primi processi di Mosca è mai stato riabilitato.
Tutti questi cambiamenti si verificarono soprattutto sotto il governo di Nikita Kruscev. Il suo tentativo, non certo di riformare radicalmente il sistema, ma di ripudiare almeno gli orrori del passato, si esaurì con la sua caduta, nel 1964. Gli anni che seguirono hanno visto una progressiva riabilitazione dello stesso Stalin; un aumento del potere della polizia segreta e, ancora una volta, il silenzio sui fatti più scandalosi del passato.
In verità, il peggioramento della situazione è stato graduale. Nulla di somigliante agli eccessi del tempo di Stalin accade oggi. Però, molti dei campi di lavoro sono ancora funzionanti, e si calcola che il numero dei detenuti politici sia superiore al mezzo milione, mentre la peggiore caratteristica dell'intero sistema dei Lager, l'insufficienza del vitto, è rimasta tale e quale. Nondimeno, la quota della mortalità è più bassa, e ciò si deve in parte al fatto che coloro i quali ricevono tali razioni insufficienti non vengono più sfruttati in larga misura, come una volta, per lavori durissimi, quale, ad esempio, il taglio della legna.
Un metodo, non nuovo per la verità, ma diventato ora più frequente, è l'internamento dei principali fautori di una riforma politica in manicomi retti dalla polizia segreta, dove possono essere sottoposti a varie "cure", spesso di natura degradante e penosa e sempre senza alcuna giustificazione medica.
Sennonché, mentre il terrore di Lenin e di Stalin distruggeva intere classi sociali, dal 1960 in poi le azioni della sempre onnipotente polizia segreta sono e devono essere dirette, non più contro gente presa a caso, ma soltanto contro coloro che veramente mostrano qualche risentimento o ripulsa per il sistema in vigore.

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