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Gea World: conflitto d'interessi tra padri illustri e rampolli arrivisti Stampa E-mail
La pił nota societą di procuratori del calcio italiano controlla pił di 200 professionisti
      Scritto da Danilo Salatino
28/02/05
Ultimo Aggiornamento: 09/10/06
alessandro_moggi.jpg
Alessandro Moggi

Nell'inchiesta sullo scandalo della corruzione nel mondo del calcio, condotta da procure di tutta Italia, uno dei filoni più importanti è quello seguito dalla procura di Roma, che indaga sulla Gea e sui suoi soci, accusati di concorrenza illecita con minacce e violenza. Il 31 luglio 2006 la Gea si è sciolta. Riportiamo di seguito l'articolo che avevamo pubblicato nel febbraio 2005...

Qualcuno l’ha definita una lobby di figli di papà, altri semplicemente un enorme conflitto d’interessi nel calcio. Ma che cos’è precisamente questa benedetta Gea World?

Intanto cominciamo col dire che questa società controlla attualmente i diritti di circa 250 tra giocatori ed allenatori del campionato di serie A e B. Già questo dato fa riflettere sull’influenza che questa società può avere su determinati club. Ma la cosa che più fa discutere è che la Gea World è controllata dai figli di importanti dirigenti del nostro calcio: Alessandro Moggi, figlio di Luciano, che non ha bisogno di presentazioni; Andrea Cragnotti, figlio di Sergio, l’ex presidente della Lazio coinvolto nel crack Cirio; Chiara Geronzi, figlia di Cesare, il presidente di Capitalia, la potente banca romana che controlla direttamente o indirettamente gli affari di tutto il campionato italiano di calcio; Francesca Tanzi, figlia di Calisto, anche per lui non c’è bisogno di presentazioni; Riccardo Calleri, figlio di Gian Marco, ex presidente di Lazio e Torino; Giuseppe de Mita, figlio di Ciriaco, ex segretario della DC; Davide Lippi, figlio di Marcello, ex allenatore della Juventus e attuale ct della Nazionale Italiana di calcio. E sembra che ci sia anche un socio occulto, il quale si protegge dietro una fiduciaria della Banca di Roma: la Romafides. Qualcuno ha ipotizzato che dietro la fiduciaria ci sia Luigi Carraro, figlio di Franco, presidente della Ferdercalcio e di MCC, banca controllata da Capitalia.

Gli azionisti della Gea sono tre: le due società Football Management e General Athletic, ciascuna al 45%, e Riccardo Calleri al 10%. A sua volta, la Football Management è controllata al 60% da Alessandro Moggi. Della General Athletic, Andrea Cragnotti, Francesca Tanzi e Chiara Geronzi detengono ciascuno il 20%. Il restante 40% è in mano a Romafides. Tale questione aleggia però ancora nel mistero.

Risulta comunque essere quantomeno anomalo che una società controllata dalle famiglie di importanti dirigenti del nostro calcio, controlli le prestazioni di più di 200 professionisti del nostro campionato. Tanto che nel 2002 è stata aperta un’istruttoria nei confronti della Gea World, che la Commissione Agenti di Calciatori della F.I.G.C. ha chiuso non riscontrando nessuna irregolarità, ma invitando chiunque avesse dubbi su ipotetiche infrazioni regolamentari a rivolgersi al Consiglio Federale. Insomma, la Commissione se ne è lavata le mani.

In molti si erano lamentati di questa situazione, anche fra i politici, ma nessuno si è rivolto al Consiglio Federale. Ad esempio l’ on. Giovanni Didonè nel novembre del 2002 presentò un’interrogazione al ministro dei Beni culturali, Urbani, chiedendo se non ritenesse che questa situazione comportasse un conflitto d’interessi tra Gea World e Federcalcio. «La Gea World, inoltre – aggiunse Didonè – ha innegabili possibilità di influire sull’andamento del campionato visto che controlla oltre duecento giocatori professionisti e una trentina di allenatori». Didonè chiese anche al ministro dell’Economia, Tremonti, di «valutare l’opportunità di attivare particolari controlli sulle società calcistiche ed emanare norme fiscali per i bilanci delle medesime per evitare false plusvalenze e prevenire quei dissesti finanziari, ultimo in ordine di tempo quello della Lazio, che travolgono oltre alle società calcistiche anche le grandi imprese che le posseggono». Quindi l’onorevole fece chiaramente intendere che secondo lui ci fosse un evidente conflitto d’interessi che poteva portare a irregolarità nel campionato italiano. Nel febbraio del 2004, in seguito al blitz della Guardia di finanza contro il mondo del pallone, la Gea è stata inserita nelle società indagate per falso in bilancio ed affari sospetti.



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