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Politica - Notizie e Commenti
Il segreto... che non c’è! Stampa E-mail
La commemorazione della strage di Bologna diventa ogni anno il pretesto per basse manovre politiche.
      Scritto da Giovanni Martino
04/08/05

prodi_romano.jpgStazione di Bologna, 2 agosto 1980: esplode una bomba che causa la morte di 85 persone. Uno degli eventi più tragici degli Anni di piombo. A differenza di altre stragi, in questo caso i lunghi processi svolti hanno portato all’individuazione di due colpevoli, i terroristi “neri” Mambro e Fioravanti (i quali però, pur avendo ammesso la propria responsabilità in altri fatti delittuosi, la negano in questo caso); sembra così confermata la matrice “neofascista” della strage, di cui parla anche la targa affissa da anni dal Comune di Bologna.

Eppure, alla sinistra italiana la chiarezza che è stata fatta sembra non bastare. La commemorazione delle vittime, effettuata ogni anno a Bologna con la partecipazione di tutti i vertici istituzionali, diviene puntualmente teatro di contesa politica. I politici di sinistra che intervengono, tra gli applausi della folla (mobilitata da loro stessi nella ‘rossa’ città felsinea), lanciano oscuri appelli affinché sia fatta “piena chiarezza” sui mandanti della strage. I politici di centro e di destra vengono puntualmente sommersi dai fischi e dagli ululati, per lanciare il messaggio che tra di essi si anniderebbero i mandanti di quella che sarebbe da considerare una "strage di Stato"; o per ribadire che, in ogni caso, il centro-destra detiene una sorta di “eredità morale” negativa, da scontare per l’eternità.

Ma perché si insiste tanto su una teoria smentita dai fatti in tutte le sedi, storiche e giudiziarie? Perché un cavallo di battaglia della sinistra comunista è sempre stato quello di sostenere che non era riuscita a salire al potere solo perché ‘ostacolata’ dalle FODRA (le Forze Oscure Della Reazione in Agguato, come le chiamava Fortebraccio): Cia, Vaticano, servizi segreti, mafia, multinazionali, mass media, ecc. ecc. Ostacoli mai provati, spesso artatamente inventati, omettendo di ricordare gli aiuti occulti e illeciti ricevuti (quelli sì per davvero) dai Paesi dell’Est. E senza interrogarsi sul perché, in nessun Paese del mondo, un partito comunista abbia mai preso il potere con libere elezioni…

Anche nel 2005 la scena si è ripetuta, con i fischi all’intervento di Tremonti e ai messaggi fatti pervenire dai presidenti di Camera e Senato. Quasi tutti – da destra a sinistra - hanno poi condannato quei fischi: ma il sindaco della città Cofferati, che era presente sul palco, forse poteva trovare il coraggio di farsi avanti subito, anziché prodursi in una tiepida dissociazione postuma…

Che cosa ci colpisce in questa vicenda che si trascina da anni?

Innanzitutto, il cattivo gusto e la mancanza di rispetto che dimostrano quanti vogliono strumentalizzare anche i morti per fini politici. In secondo luogo, la povertà culturale di una certa sinistra, che non perde occasione per segnare la continuità con i suoi vecchi metodi, che non riesce a resistere alla tentazione di demonizzare l’avversario, anche utilizzando fatti di venticinque anni prima.

Ma quello che più sorprende è l’assoluta risibilità degli argomenti utilizzati per sostenere la tesi dei mandanti occulti: ciò che avrebbe impedito di individuarli sarebbe l’opposizione del segreto di Stato. Nell'ultima ricorrenza lo hanno dichiarato, sul palco, il sindaco Sergio Cofferati, il presidente della Regione Vasco Errani, Oliviero Diliberto dei Comunisti italiani (che è stato Ministro della Giustizia...), il compagno di partito Marco Rizzo, i verdi Paolo Cento e Alfonso Pecoraro Scanio, il diessino Franco Grillini. Anche Prodi non ha perso l’occasione per ribadire che “il segreto di Stato deve essere limitato e funzionale all'interesse comune”. Il mantra è così convincente che anche esponenti di altro orientamento politico danno per scontato che la realtà sia questa.

Ma si trascura un piccolo dettaglio: il segreto di Stato per la strage di Bologna… non esiste!

Sentiamo cosa dice una persona informata e al di sopra di ogni sospetto come Daria Bonfietti, diessina, presidente dell’Associazione vittime delle strage di Ustica (sentita da Mattia Feltri su La Stampa del 3 agosto 2005): "Quando quelli sul palco hanno riattaccato con questa storia dei segreti di Stato, io e il senatore Guido Calvi (anche lui dei Ds, ndr) ci siamo guardati come a dirci, santo cielo, ci risiamo. (...) Non c’è nessun segreto di Stato, né per Bologna né per Ustica né per altro. E’ una cosa indegna, un alibi, una scusa per parlare di queste cose una volta l’anno, prendere l’applauso e chiuderla lì. Tanto vien comodo, no? Quelli di destra son tutti porci, noi tutti buoni. La verità è che la legge è già stata cambiata e non si può opporre il segreto in caso di strage e atti eversivi. L’unica cosa coperta su Bologna era l’identità di uno dei servizi, ma poi la svelò Andreotti». La conferma ufficiale viene dal ministro per i Rapporti col Parlamento, Giovanardi, che il 3 agosto ha dichiarato di «avere investito questa mattina del problema il Consiglio dei Ministri per una verifica formale che si è conclusa con la certificazione dell'inesistenza di tale segreto, che né Francesco Cossiga, all'epoca presidente del Consiglio, né alcun suo successore si sono mai sognati di apporre».

Senza contare che cinque anni di governo della sinistra (Prodi, D’Alema, Amato) sarebbero stati un tempo più che sufficiente per fornire ai magistrati eventuali elementi mancanti...

Forse esistono verità ancora non emerse, reticenze mai sciolte. Ma di sicuro non hanno senso le strumentalizzazioni politiche. Anche perché certe richieste di verità appaiono assai curiose (almeno per chi non ne abbia individuato i secondi fini), nel momento in cui rifiutano preventivamente ogni rivelazione che possa mettere in discussione la matrice "neofascista": su quello non si discute.

Insomma: i politici e i giornalisti che lanciano accuse senza sapere di che parlano sono quantomeno pressappochisti; quelli che lanciano le stesse accuse sapendo che sono infondate (come Prodi) si prendono cinicamente gioco dei cittadini.



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