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Pace, terrorismo
Le guerre dimenticate Stampa E-mail
Perché alcune guerre sono più "importanti" di altre?
      Scritto da Renato Scattarella
04/02/05

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Il mondo delle informazioni si estende a livello globale con gli strumenti mediatici e le nuove tecnologie, ma alcuni eventi non trovano la giusta risonanza e sono dimenticati semplicemente perché "non fanno notizia".

Ad esempio, ci sono guerre note e guerre meno note, ed altre addirittura sconosciute. Solo alcune guerre sembrano suscitare indignazione nell'opinione pubblica... Ma cosa differenzia una guerra dall’altra? Ci sono forse morti più morti di altri o bombe più bombe di altre?

Ecco un elenco non esaustivo dei conflitti attualmente in corso (oltre a quelli iperpubblicizzati in Iraq e Israele):

Afghanistan, Algeria, Angola, Burundi, Cecenia, Ciad, Colombia, Congo Brazzaville, Costa d'Avorio, Eritrea, Etiopia, Filippine, India (Gujarat, Stati Centrali, Stati Nord Orientali), Indonesia (Aceh, Molucche-Sulawesi, Papua Occidentale), Iran, Irlanda del Nord, Isole Salomone, Libano, Kashmir (India-Pakistan), Kurdistan turco, Liberia, Marocco, Sahara Occidentale, Messico (Chiapas), Myanmar, Nepal, Nigeria, Perù, Rep. Dem. del Congo, Ruanda, Senegal, Somalia, Spagna (Paesi Baschi), Sri Lanka, Sudan, Uganda e Tibet.

I piccoli conflitti dimenticati continuano a mietere vittime, lontani dalle telecamere e nell'indifferenza del "mondo civilizzato". Non c’è solo l’Iraq o il Medio Oriente, dunque, ma c’è tutto un mondo parallelo e inquietante ignorato dai media e quindi pressoché sconosciuto all’opinione pubblica. Ci sono zone della terra dove guerre e genocidi sono all’ordine del giorno, dove i caschi blu non possono nulla e la soluzione sembra non arrivare mai.

Al di là della loro lontananza geografica, questi conflitti presentano varie caratteristiche geopolitiche che permettono di catalogarli in due grandi categorie.

La prima è costituita da conflitti di lunga data che coinvolgono Stati che furono poco o niente affatto colonizzati, come la Birmania, lo Yemen, la Liberia, la Sierra Leone, l'Afghanistan, il Sudan, la Somalia; Stati nei quali la resistenza agli occidentali è stata tanto tenace da rendere a volte la colonizzazione precaria e tardiva e ha cementato un contratto sociale arcaico.

La seconda categoria di conflitti, più recente, è costituita dalle cosiddette “crisi da fine impero”: ieri la fine gli imperi coloniali francese, olandese, portoghese e britannico, oggi la fine dell'impero sovietico che controllava numerose nazioni non solo in Europa orientale, ma in tutto il mondo. Cessato un vecchio equilibrio (sia pure sotto una forma di dominio coloniale), spesso passa per la violenza la ricerca di un nuovo equilibrio.

Nelle risoluzioni dell'ONU o nei comunicati ufficiali delle grandi potenze viene espressa viva preoccupazione per la situazione di qualcuno dei Paesi citati. Tuttavia, ognuno torna poi ad occuparsi dei proprî affari.

Gli attori di queste crisi, i signori della guerra locali, sono ormai autonomi, guidati non più da una strategia politica unificata, ma da microstrategie, e stringono alleanze di circostanza, imprevedibili.

Ciò non toglie che in quegli scenari violenti trovino occasione di speculazione anche protagonisti occidentali: imprese legali e illegali o trafficanti di importanza mondiale, che hanno interessi nella regione (produttori di diamanti, compagnie petrolifere…); i mercenari sempre pronti a sfruttare la situazione.

Le grandi potenze si limitano a volgere altrove lo sguardo e queste crisi, definite a bassa intensità poiché non minacciano la pace mondiale, permangono, e per molte di loro anche internet tace.

Anche l’opinione pubblica “pacifista”, quando non sono protagonisti gli Stati Uniti e Israele, tace. Forse vien meno il comodo schema per cui la violenza è frutto soltanto dello sfruttamento capitalista e della cultura occidentale imperialista. Magari le cose fossero così semplici!

Riferimenti bibliografici

 I nuovi perseguitati Indagine sull’intolleranza anticristiana nel nuovo secolo del martirio
di Antonio Socci, Casale Monferrato (AL) 2002, ed. Piemme

A proposito di guerre dimenticate: nessuno dice, per esempio, che la religione più perseguitata al mondo è, ancor oggi, quella cristiana… Le discriminazioni anticristiane, di vario tipo, sono diffuse in numerosi Paesi al mondo. Le persecuzioni vere e proprie fanno ogni anno 160.000 vittime. Un fenomeno da ignorare?



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