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Politica - Notizie e Commenti
Laura Boldrini, la Presidente che "c'ha una storia" Stampa E-mail
Le performance scialbamente retoriche e "politicamente corrette" della neo-Presidente della Camera
      Scritto da Emilia Riccardi
29/04/13
Laura Boldrini in posa per la copertina di 'D - la Repubblica'
Laura Boldrini in posa per la copertina di "D - la Repubblica"
Mi è già capitato di evocare i sacerdoti del “politicamente corretto”, che mascherano la povertà di contenuti e di significato, oltre ad una manipolazione della realtà, con un’antilingua insopportabilmente retorica.

Oggi abbiamo eletto una di queste sacerdotesse al vertice delle istituzioni: è il (la) Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini.

La sua vertiginosa ascesa politica mi era subito parsa un tributo pagato da una certa sinistra alla società dell’immagine, che invoca un “cambiamento” di facciata.

Il suo curriculum, in effetti, è quello di una funzionaria delle Nazioni Unite, che ha fatto carriera viaggiando, intessendo le relazioni “giuste”, acquistando esperienza nel campo della sensibilizzazione sui diritti dei migranti. Attività senz’altro meritoria, ma che non si accompagna a particolari competenze tecniche; e nemmeno politiche, visto che la Boldrini in passato si è distinta per gli “appelli” all’accoglienza e alla solidarietà da parte delle nazioni più sviluppate, non certo per la capacità di elaborare proposte politiche concrete e di ampio respiro.

Eppure: Vendola la candida capolista di Sinistra e Libertà, sottraendola ovviamente al giudizio delle primarie; Bersani la lancia addirittura come Presidente della Camera, sperando in tal modo di accattivarsi le simpatie del Movimento 5 Stelle (si è visto con quali risultati).

Sto manifestando pregiudizî verso una donna? Oppure, non potendo essere accusata di “maschilismo” – sono donna anch’io… -, sto mancando di “solidarietà femminile”?

Premesso che a mio avviso l’essere donna non deve costituire un’occasione di discriminazione, ma nemmeno un particolare titolo di merito che oscuri le qualità personali, mi sono detta: “vediamola alla prova, magari l’iniziale impressione negativa si tradurrà in una bella sorpresa”.
Macché.

Già il discorso di insediamento aveva il sapore del compitino da liceale.

Contiene un richiamo alla nostra Costituzione che sarebbe, ça va sans dire, “la più bella del mondo”.
La promessa che sarà “la Presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato” (ora siamo più tranquilli).
L’invito a impegnarsi nel processo di integrazione europea, secondo la visione di Altiero Spinelli, il teorico “laico” dell’Europa federalista (peccato che i Padri effettivi dell’Europa furono i grandi statisti cattolici, Schuman, Adenauer, De Gasperi: ignoranza o malizia?)
Per il resto, un catalogo di buoni sentimenti infarcito di retorica, senza la capacità di cogliere alcun nodo politico.

Ma il momento in cui la Boldrini ha davvero superato, in peggio, ogni mia pessimistica previsione sulle sue qualità, è stata l’intervista a Che tempo che fa del 24 marzo.

Innanzitutto, la neo-Presidente ha dimostrato di essere convinta che per dare spessore alle proprie parole non serva esprimere concetti significativi, ma basti assumere un atteggiamento compreso, assorto, affettato, scandendo le parole con tono enfatico, alzando le sopracciglia nei momenti più “profondi”, facendo pause a effetto per chiamare l’applauso. Insomma, la caricatura di un oratore.

Ma il culmine è stato raggiunto quando Fazio le ha ricordato le critiche di Grillo, secondo il quale Grasso e la Boldrini sarebbero due simboli della partitocrazia, in quanto imposti dai vertici di Pd e Sel ai gruppi parlamentari.
Punta sul vivo, la Boldrini ha abbandonato il tono compunto e ha iniziato a parlare nervosamente in uno slang simil-romanesco (proprio lei, una cosmopolita originaria di Macerata): “Ma… me stupisce che [Grillo] possa dire questo, anche perché, appunto, per quanto mi riguarda, io c’ho una storia che parla per me (!) e poi, comunque, io non so’ mai stata iscritta a nessun partito”. E non aggiunge alcuna risposta nel merito alle considerazioni (non peregrine) di Grillo.
Capito? Nessuno si permetta di criticare: la Presidente “c’ha una storia” che parla per lei! E che storia…

Era bastata questa intervista, purtroppo, a confermarci l’impressione iniziale sulla Boldrini. Ma la Presidente ha deciso, il 25 aprile, di aggiungere qualche ciliegina sulla torta della sua ideologia politicamente corretta.

Nel discorso con cui a Milano ha rievocato la Liberazione dall’occupazione nazista, ha esordito esclamando entusiasta: “Siamo tantissimi!”
A dire il vero non è la prima a lasciarsi andare a questa esclamazione, che esprime una sorta di bisogno adolescenziale di essere rassicurati, se non dalla qualità, almeno dal numero. In passato ricordiamo, ad esempio, Nanni Moretti, in occasione dei “girotondi” del 2002. E ancor più indietro nel tempo… l’inno di Forza Italia!

Il discorso è andato avanti con un preoccupante pasticcio sul contenuto della nostra carta costituzionale. Rievocando i combattenti per la libertà contro il fascismo, la Boldrini li ha paragonati ai “giovani della primavera araba”, alcuni dei quali “vivono in casa nostra, che deve essere anche casa loro. Ce lo dice la Costituzione ! Ce lo dicono i nostri ideali : libertà, uguaglianza, fraternità !” Non farà confusione con gli ideali della Rivoluzione Francese? (Ideali astrattamente preziosi, intendiamoci, ma che non sono declinati in tale forma nella nostra carta costituzionale).

Poco dopo, cercando di attualizzare la Liberazione, suggerisce che con essa “ci siamo liberati dalla celebrazione della virilità, del maschilismo, della riduzione della donna a "madre e sposa". L’antifascismo in salsa femminista!

Infine, la perla: dopo aver inflitto agli astanti la solita vulgata di sinistra sulla storia della Repubblica come democrazia bloccata da trame occulte, la Boldrini aggiunge: “ci tengo a dire proprio oggi, 25 aprile, che mi unisco a quanti chiedono l'abrogazione completa e definitiva del segreto di Stato per i reati di strage e terrorismo”. Ancora!
Già nel 2005, dopo una commemorazione della strage di Bologna, era stato anche qui sottolineato che la solita intemerata sull’abolizione del segreto di Stato era demagogica e fuori luogo, perché il segreto non poteva essere apposto (per il combinato disposto di legge, decreti attuativi, interpretazione della Corte costituzionale) a quell'evento e non era stato apposto.
Proprio per non dare adito a nessun equivoco, la nuova formulazione della legge sul segreto di Stato, la n.124 del 2007, esclude espressamente (art.39 comma XI) che possano essere “oggetto di segreto di Stato notizie, documenti o cose relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell'ordine costituzionale o a fatti costituenti i delitti di cui agli articoli 285, 416-bis, 416-ter e 422 del codice penale” (che sono i reati di strage e associazione mafiosa). La Presidente della Camera chiede l’abolizione di un segreto… già abolito!

Insomma, la Boldrini c’ha una storia. Ma non conosce quella d’Italia. Né le leggi approvate dal Parlamento che presiede.

Giudizio Utente: / 21

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