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Cinema - Recensioni e Profili
"Venuto al mondo" Stampa E-mail
Un film menzognero che profana la memoria di chi ha davvero amato
      Scritto da Salvatore Antonio Sagliano
10/12/12
Venuto al mondo 
di Sergio Castellitto. Con Penelope Cruz, Emile Hirsch, Adnan Haskovic, Pietro Castellitto
Italia 2012


Tutti coloro che l’hanno visto mi dicono che è bello, senza esitare minimamente, ed è questa forse la cosa che più mi spinge a scrivere qualcosa in merito.

Un film può, anzi deve, contenere il bene e il male. Può anche contenere, con onestà, solo il male. Ciò che non può contenere è l’inganno, il far passare messaggi falsi utilizzando dei sentimenti con una parvenza di nobiltà. Una frase di Giorgio Gaber nella sua canzone Il tutto è falso, del 2003, sintetizza al meglio questa mia considerazione: “il falso è misterioso e assai più oscuro se è mescolato insieme a un po' di vero”.

In apparenza sembra che il film rappresenti alcuni drammi della vita, con i protagonisti che ne passano di tutti i colori come fossero vittime di un mondo ingiusto e di una realtà umana ultimamente deludente.

C’è questo uomo insoddisfatto (Diego) e in cerca di tutto: amore, serenità e garanzie per il futuro; e questa donna (Gemma) in cerca delle stesse cose, con i due destini che si incrociano.

Già in una delle prime scene successive al loro incontro, si assiste ad una sua prima mossa verso la "ricerca" di questo amore, serenità, futuro: entra nella stanza in cui si trova Gemma, dichiarandole che avrebbe voluto avere una storia con lei; la quale si mostra invece perplessa e cerca di cacciarlo dalla stanza. Lui riesce con una battuta a sembrare simpatico e quindi a restare ancora qualche altro secondo, finché non decide di spingerla sul letto con la forza, strapparle completamente tutti i vestiti di dosso e - mentre lei continua ad opporsi e ad urlare il suo No - si unisce a lei sessualmente. A questo punto Gemma non oppone più resistenza e si lascia andare. Terminato il rapporto, la prima frase che lui riesce a dire è: “Ora sei mia”. Insomma, il suo presupposto di partenza è che l'amore sia un possesso e la sua "ricerca" comincia a basarsi sul possesso fisico. Come se un rapporto sessuale, tra l’altro non consenziente, potesse garantire questo possesso, o un futuro alla storia che di lì comincia tra i due, pur senza valide ragioni. E' la prima menzogna.

Naturalmente il loro tempo passa prevalentemente a sperimentare nuove forme di contatto fisico, mentre lui appare sempre come un uomo esageratamente vivace e pimpante, come colui che scappa continuamente da qualcosa con continue risate, urla e battute. Quando Gemma gli chiede come faccia ad essere sempre così, Diego le risponde che gli fa schifo la tristezza, che così riesce a tenerla lontana. La seconda menzogna.
Fare finta, distrarsi, non risolve i problemi. La tristezza, per chi lo sa, è il grande desiderio di un bene assente, è quella risorsa preziosa che ci muove per cercare la bellezza, per incontrare qualcuno con cui camminare insieme o qualcosa da seguire; è ciò che può cambiare il nostro sguardo sulle cose per vincerla davvero, e non un male da demonizzare.

Eppure nell’ambito di questa continua evasione dall’impegno con la realtà lui le dice presto anche quel “ti amo” che poi ripeterà tante volte, la cui superficialità non può che far rabbrividire chi anche una sola volta nella vita lo abbia detto in tutto il suo sorriso e la sua lacrima. Terza menzogna.

La quarta, molto annessa, sta nel ridurre il mondo alla persona che si ama: “Tu sei l’unica cosa bella della vita”, che sembra proprio una frase da grandi e romantici amatori, mentre è in realtà una chiusura verso il mondo intero, che viene ridotto – e perciò consumato - in quel solo rapporto. Un amore autentico, al contrario, spalanca verso il tutto.

La peggior piega del film viene presa quando i due, evidentemente per coprire quell’inevitabile vuoto che si stava venendo a creare, decidono di volere a tutti i costi un figlio, anche se lei scopre di non poterne avere.
Si muovono per ricorrere alla procreazione assistita, intenzionati a fecondare l’ovulo di una donna che affitta il proprio utero, ma a causa dei precedenti penali di Diego questo non è possibile.

Tra i due nasce la disperazione e lo sconforto: quel rapporto che prima sembrava essere il rifugio in cui chiudersi per difendersi dai problemi del mondo intero, diventa improvvisamente un deserto di solitudine e miseria.
Lei comincia a sospettare che lui avrebbe preferito fare questo figlio con un’altra, come se appunto già conoscesse in fondo la fragilità di quel rapporto, mentre lui si mostra ancora tenace e la rassicura. Nei loro discorsi emerge che la necessità di avere un figlio deriva dalla convinzione che sia l’unico modo per sentirsi legati per tutta la vita. Anche questo desiderio, per ovvia conseguenza, non è autentico, non è l’attesa di un dono imprevisto e divino, bensì è vissuto come una fissazione, un cordone da usare per legarsi per sempre, per paura di perdere quel rifugio. Ecco la quinta menzogna.

Addirittura Gemma afferma che vorrebbe un figlio perché vuole un bambino che assomigli, nei tratti facciali, al suo amato. Ma questo almeno non sarà possibile, perché pur di realizzare questo (ormai perverso) desiderio, lui propone a lei di fecondare “naturalmente” un’altra donna che, per soldi, si è dichiarata disponibile al servizio. Gemma accetta, incontra questa donna che le chiede anche, in maniera insolente e ghignante, se vuole assistere ai vari atti. Lei riflette pure sulla possibilità di provare questa eventuale nuova ebbrezza, ma alla fine sceglie di no. Se ne va piangendo, mentre lui va a "consumare", e appena scesa da quell’appartamento incontra un uomo che subito, passionalmente, bacerà.
Questa parte del film merita pochi commenti: è la perversione più inimmaginabile. Quanti di voi - sfido - avrebbero davvero questi comportamenti o permetterebbero alle persone che più amano di averli? Credo nessuno, anche se un giorno probabilmente vi chiameranno “bigotti” e “chiusi mentalmente” per questo. Ma so che ancora molti riconoscono che l’intimità è irrimediabilmente sporcata e appassita quando diventa merce interscambiabile, puro istinto privo di ogni altro collegamento, pura volontà prima di ogni ragione. Questa è la sesta menzogna, o meglio il primo orrore del film.

Comunque la storia prosegue rispettando fedelmente (ma non sinceramente) ciò che accadrebbe anche nella realtà: la fissazione si mostra tale e si annienta da sola. Perché, allora, il film continua a non essere sincero? La menzogna di fondo non è nel rappresentare una realtà immaginaria e idilliaca, ma nel fornire una chiave di interpretazione falsa – l’ineluttabilità, l’impossibilità di riscatto morale - dei drammi che i protagonisti vivono.

Nei costanti rapporti sessuali con la venditrice di bambini, data la “nobile” concezione dell’amore che ha Diego, lui comincia a capire che chi ama non è Gemma, bensì colei che sta sfogando i suoi istinti in quel periodo. Giustamente lo comunica a Gemma, che altrettanto giustamente crolla psicologicamente per il fatto inatteso. Qui emerge anche il lato crudele di quest’uomo, che è l’altra faccia dell’anti-amore: quando lei lo incontra e disperatamente gli chiede conforto, quello che non si negherebbe a nessuno, lui non si degna nemmeno di salutarla e la lascia sola al suo destino.

Le vicende vogliono che ci sia anche la guerra (altro strumento di inganno, per la sua attitudine nobilitante), e mentre dei soldati entrano nella casa in cui lui è a letto con la sua nuova donna, decide "coraggiosamente" di nascondersi lasciando che i militari la violentino ripetutamente, mentre lui guarda con gli occhi di chi pensa “menomale che mi sono nascosto bene e non mi hanno visto”. La vigliaccheria è anch’essa l’altra faccia dell’anti-amore.

Il ritratto di questa deriva umana non è una "menzogna", nel senso che è realistico, ma continua a rispecchiare l’incapacità del film di rappresentare una qualsiasi maturazione del cuore.

La scena più patetica, invece, se la riserva la psicologa, quando piange perché dopo un attento ascolto delle loro storie – che in quel momento non si erano ancora separate – afferma che è commossa per la loro “bontà”. Alla faccia!

Gemma infine riesce a possedere e a crescere questo bambino – di cui vengono mostrate solo scene di un rapporto conflittuale con la madre, misto a qualche abbraccio - mentre perde il suo Diego – dopo averlo ritrovato - per ragioni di circostanza. Decide allora di sposarsi con un altro uomo, che ammette di non amare in un dialogo in cui le viene chiesto anche se è felice; a cui risponde che la sua vita è fatta di un amore di tipo diverso, ma che comunque sì, si sente felice. In questo dialogo prende forma non solo l’ennesima e ultima menzogna, quella di considerare felicità la prima sosta dopo una tempesta di errori e baldorie visibili anche sul suo viso, ma anche l’inganno di far trasparire che questa sia la situazione migliore in cui la protagonista, dopo tutte le sue "sfortune", può trovarsi, e di cui evidentemente accontentarsi relativizzando i termini in questione.

E’ la vittoria del relativismo, appunto, quello che impone di seguire solo i propri più primi istinti (perché non esiste nessuna morale vera), per poi - nelle situazioni precarie e disastrose in cui ci si viene inevitabilmente a trovare – moralizzare sul principio che tutto è giusto a suo modo, e che quindi tutto può essere amore e felicità a suo modo, perdendo l’occasione di approfondirne la conoscenza.

L’errore principale del film, come ho scritto in apertura, è quello di far apparire che i protagonisti subiscono da vittime le imperfezioni di un mondo ingiusto e la delusione ultima dell’essere umano e dei suoi rapporti; mentre tutto questo – come si è potuto constatare – è unicamente frutto dei loro errori, insiti nella loro visione delle cose e nel loro comportamento. Non c’è mai l’inizio di un’autentica ricerca, e non c’è mai una maturazione che li faccia rendere conto di quale strada prendere. Tutto è un continuo errore, ma tutto viene presentato come un’impossibilità che lascia ai protagonisti solo le briciole di un pezzo di pane che hanno voluto a tutti i costi, e delle quali unicamente possono accontentarsi.

L’arte è arte se ci insegna qualcosa, se è in grado di farci vibrare e cambiarci, eppure in questo film manca la verità e manca l’amore, che sono incredibilmente le stesse mancanze che permettono la guerra, che permettono ogni ingiustizia che l'uomo causa nel mondo, e che permettono prima di tutto la nostra ignoranza e cecità verso le cose della vita.



Giudizio Utente: / 7

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