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Religione e società - Cattolici e politica
Impegno dei cattolici in politica. La lezione che viene da De Gasperi Stampa E-mail
I "barbari" in mezzo a noi: l'urgente bisogno di una forza politica di chiara ispirazione cristiana
      Scritto da Dario Antiseri
20/07/12

particolare della copertina di un libro di Vera Capperucci, ed. RubbettinoL’autore di questo articolo, prestigioso filosofo cattolico-liberale, è stato tra gli intellettuali che hanno partecipato alle iniziative di “Todi 1” e “Todi 2”, promosse dal “Forum delle persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica del mondo del lavoro”. Antiseri, prima di “Todi 2”, si era espresso con nettezza per la rinascita di un partito di chiara ispirazione cristiana, sorprendendo forse quanti ne conoscono la grande attenzione a conciliare la propria fede religiosa con il rispetto dei valori laico-liberali. Anche se se gli esiti di "Todi 2" sembrano condurre ad una direzione diversa (un'iniziativa politica non dichiaratamente cristiana, aperta a realtà diverse), la riflessione di Antiseri che riproponiamo - pubblicata sul Corriere della Sera - ci sembra meriti attenzione per la sua grande lucidità (le evidenziazioni in grassetto sono nostre).


Che un partito di cattolici non debba nascere è un dogma appeso al nulla. Che non ci siano le condizioni perché esso nasca è una falsità bell'e buona. Le condizioni storiche e sociali in cui gli uomini operano non sono realtà metafisiche legate ai capi dell'eternità. Sono, piuttosto, realtà fattuali da combattere o, eventualmente, da creare. Che cosa fece don Sturzo? E, dopo di lui, De Gasperi non creò un partito di ispirazione cristiana cui si deve la ricostruzione del nostro Paese? Certo, va ribadito che oggi non c'è più quel «grande nemico» che premeva dall'esterno. E, tuttavia, se i barbari non premono più ai confini, ai nostri giorni tribù barbare si agitano in mezzo a noi. Affollati di barbari risultano partiti incapaci di concepire il potere come potere di risolvere i problemi della gente, ma sempre scrupolosamente attenti ai propri privilegi. Sono loro la cattiva politica che genera quella che chiamano l'antipolitica, e pretenderebbero di farci chiudere gli occhi sul fatto che Grillo è il loro figlio primogenito. Barbari nel Palazzo, la cui irresponsabile cecità schiude la caverna in cui ibernano altri barbari assetati di violenza e pronti a cavalcare prevedibili, pur se non auspicabili, proteste, talvolta anche giustificate, di folle di disperati.

E mentre da una parte monta una protesta senza proposta, dall'altra l'intellighenzia cattolica si riunisce a Todi e discute. Discute e non decide; rimanda ad altri incontri; e si contorce in ulteriori dispute. Nel frattempo, Saguntum expugnatur . E c'è chi, in attesa di «nuovi messia», invoca - lato comico della tragedia, direbbe Schopenhauer - l'entrata in campo di quei due o tre Tigellini che, quando il Nerone di turno bruciava Roma, non stavano né sulla Luna né al pub. E ci si balocca con l'idea da «disertori» di «una rete di credenti radicata tra la gente» - i cattolici, insomma, dovrebbero restare nel «prepolitico», lasciando agli altri di fare politica. Ovvero vengono prefigurate «condensazioni» di cattolici nei vari partiti attuali - idea da «servi» accarezzata da non pochi aspiranti mercenari. E il dramma è che, tra l'irresponsabile rifiuto di un impegno diretto e l'ansia di fare i camerieri, non ci si rende conto che non c'è più tempo da perdere. Resta solo la grande speranza che esperti capitani di ben addestrati reggimenti, come Raffaele Bonanni, Sergio Marini, Giorgio Guerrini, Carlo Costalli, Luigi Marino e Carlo Sangalli, ed altri ancora, si affrettino a eleggere il loro generale e che, insieme a lui, riescano finalmente a dare vera ed efficace rappresentanza a un mondo cattolico privo da anni di riferimento politico.

Sono 14.246 i servizi promossi dai cattolici nelle Regioni italiane e operanti nell'ambito sanitario e socio-assistenziale; 740.636 è il numero degli alunni che frequentano le scuole paritarie cattoliche; nel 2009 le 449 mense della Caritas hanno erogato circa sei milioni di pasti con una media di 16.514 pasti al giorno - media che si è sensibilmente innalzata negli anni successivi; 685 sono i servizi che operano in favore degli immigrati; 95 sono le fondazioni anti-usura; 371 i consultori familiari. E poi: i gruppi impegnati nell'assistenza domiciliare, gli oratori per la gioventù, la formazione professionale, le 354 case-famiglia, le organizzazioni per la tutela sindacale e il lavoro minorile, il volontariato negli ospedali e nelle carceri, le 251 comunità per il reinserimento in società dei tossicodipendenti e i 366 centri per disabili, sacerdoti e suore che si prodigano contro i nuovi schiavisti della prostituzione, ed altri sacerdoti, come, per esempio don Luigi Ciotti e don Giacomo Panizza, coraggiosamente schierati contro la criminalità organizzata... Ecco, tutto questo, e non solo questo, costituisce una realtà imponente creata e sostenuta dalla generosità di laici e religiosi cattolici. Né va dimenticato il contributo in campo scolastico dell'editoria cattolica (basti qui menzionare La Scuola di Brescia e la S.E.I. di Torino) e, nell'ambito della ricerca e della formazione, dell'Università cattolica di Milano, così come in quello della informazione preziosissima resta la presenza di 189 periodici settimanali cattolici e delle 250 radio e televisioni cattoliche.

Stando così le cose, come è possibile affermare ancora che in Italia i cattolici sono irrilevanti? In Italia non sono irrilevanti i cattolici, sono e restano irrilevanti i cattolici dispersi e accampati - chissà, forse felicemente - nelle più svariate formazioni politiche. E, allora, il programma di ricostruzione elaborato, in vista di Todi 2, nel Manifesto del Forum delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro - un gigantesco programma di ricostruzione, può venir davvero e ragionevolmente lasciato nelle improvvide mani di un Parlamento di nominati, alla mercé delle sgangherate coalizioni degli attuali partiti o di quelle formazioni che si stanno affacciando all'orizzonte?

Non sono mancati con Giovanni Paolo II e non mancano con Benedetto XVI appelli a che i cattolici si impegnino a dare il loro contributo ad una buona politica. Certo, non è compito delle autorità ecclesiastiche dire come, per quali vie e con quali mezzi, questa buona politica vada realizzata. Tuttavia, seguitare ad insistere da più parti dell'intellighenzia cattolica che un partito non di tutti i cattolici, ma di cattolici «liberali e solidali», nella prospettiva di don Sturzo e di De Gasperi, non debba nascere è una resa ai «fatti peggiori», un tradimento di attese e di speranze, un irresponsabile non expedit proveniente da più parti ma pronunciato sempre da personaggi (sia detto con il rispetto di chi lo merita) per i quali l'attuale situazione dovrebbe cambiare proprio di poco o addirittura non mutare affatto. Si sta troppo bene in greppie ben munite.



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