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Musica - Recensioni e Profili
Lucio Dalla, un grande artista che merita di riposare in pace (anche dalle strumentalizzazioni gay) Stampa E-mail
La fede del cantautore, la sua riservatezza, le futili polemiche sui funerali in Chiesa
      Scritto da Francesco Cassani
19/03/12

Potremmo esordire con una battuta: siamo sicuri che non sarebbe bene ripristinare l’obbligo dell’ora di religione per tutti? Non tanto per “catechizzare” i giovani (non è questo il compito di quella materia), quanto per porre argine alla gigantesca ignoranza che va diffondendosi in Italia sulle cose cattoliche: prese di posizione della Chiesa, liturgie, riti popolari, opere d’arte…

L’ignoranza in materia cattolica è davvero al potere, visto che ne danno patente dimostrazione “intellettuali” di spicco come Lucia Annunziata, giornalista che ha un suo spazio personale sulla tv pubblica e che di quella televisione è stata addirittura presidente.

Che cosa ha detto l’Annunziata? Che Lucio Dalla avrebbe ottenuto i funerali nella cattedrale di Bologna solo grazie all’aver nascosto la sua omosessualità, e che ciò dimostra il pesante clima di “omofobia” imperante in Italia.
L’affermazione dell’Annunziata, ovviamente, ha due pesanti sottintesi: che la Chiesa avrebbe dato prova di ipocrisia, ammettendo alla liturgia funebre una persona che non ne avrebbe avuto titolo se avesse reso pubblici i suoi comportamenti privati; e che Dalla sarebbe stato un pavido e - a sua volta - un ipocrita, nel non aver voluto manifestare le sue tendenze sessuali e nell’aver ceduto ad una sorta di ricatto. Sulla “pavidità” di Dalla vi risparmiamo poi le offese becere di alcuni esponenti della comunità gay, tra i quali si è distinto il ‘solito’ Aldo Busi.

Ora:

1) l’Annunziata dimostra sovrana mancanza di rispetto verso l’uomo – oltre che verso l’artista – Lucio Dalla e verso le sue scelte di vita e di riserbo. Anche perché l’omosessualità di Dalla non è affatto appurata

2) l’Annunziata dimostra (o finge) di non sapere nulla in merito alla profonda fede cristiana di Dalla e a chi ha “titolo” per ricevere le esequie religiose. L’ipocrisia della Chiesa se l’è sognata (o la vuole dimostrare a tutti i costi).

Dunque…


1) La scelta di Dalla mantenere nel riserbo la propria sfera sessuale merita condanna o rispetto? Ma poi: Lucio Dalla era davvero omosessuale?

Alla domanda sull’omosessualità del cantautore bolognese avremmo preferito non dover cercare risposta.

In primo luogo, perché Dalla è stato un grande artista, una delle figure più importanti della musica d’autore degli ultimi decenni. Meriterebbe di essere ricordato per questo e non per soddisfare pettegolezzi boccacceschi, anche se conditi con la salsa ideologico-moralista delle Annunziate di turno.

In secondo luogo, perché Dalla ha scelto il riserbo sulla sua sfera intima.
Viviamo in un’epoca in cui si sviluppa sempre più (a volte in maniera quasi maniacale) l’attenzione alla “privacy”; esiste un quadro normativo in cui i dati personali attinenti la vita sessuale sono considerati “ultrasensibili” e protetti da speciali garanzie; non dovrebbe quindi essere rispettata la scelta personale dell’uomo, prima ancora che dell’artista?
Sorvoliamo poi sulla “delicatezza” – ai limiti dello sciacallaggio - di chi attribuisce etichette ad una persona dopo che questa è morta, e non può quindi replicare.

Infine, la domanda sulle preferenze sessuali di Dalla – o di chiunque altro – meriterebbe di non esser posta perché la sfera sessuale dovrebbe restare qualcosa di privato, di non esibito, al di là di ogni normativa sulla privacy.
Gli “ipocriti” sono quelli che professano sfacciatamente il contrario di quello che praticano, non quelli che hanno il legittimo pudore della loro sfera privata. Piuttosto, pretendere che l’intimità sia eliminata esprime un patologico esibizionismo.

Purtroppo, nelle accuse rivolte a Dalla si sposano due elementi degenerativi della nostra società: la “sessuomania” imperante e la battaglia ideologica del movimento gay.
La cultura gay (che - si badi bene – esprime solo una parte degli omosessuali) pretende di combattere le “discriminazioni” imponendo la propria visione culturale, spesso sconfinando nell’intolleranza: quando vuole imporre un moralismo gay di Stato, quando vuole comprimere la libertà di espressione di chi non la pensa allo stesso modo, tacciandolo di “omofobia” e pretendendo addirittura una repressione penale.
L’intolleranza non risparmia neanche gli omosessuali (veri o presunti) famosi, dai quali si pretende il cosiddetto “coming out”, l’ostentazione orgogliosa delle proprie tendenze e l’adesione incondizionata all’ideologia gay, di cui dovrebbero divenire icone. Quelli che non accettano questo diktat diventano codardi e traditori.

La domanda sulle inclinazioni di Dalla dobbiamo però porcela, nel momento in cui è divenuta di domino pubblico, se vogliamo capire la questione funerali sì / funerali no.
Dunque: “Lucio Dalla era omosessuale?” La risposta potrebbe essere: “Forse sì, non lo sappiamo con certezza, dipende…”
Non è una risposta ambigua, ma l’unica che consente di comprendere appieno ciò di cui parliamo.

Innanzitutto, il diretto interessato non lo ha mai detto né dimostrato. Samuele Bersani, suo amico di lunga data, ha dichiarato: “Non l’ho mai visto mano nella mano con un uomo (…) Mi dispiace che si dicano queste stronzate da parrucchiere”.
Non si hanno notizie di relazioni affettive di Dalla con signore. Basta ciò a dedurre inclinazioni di senso opposto? O non potrebbe anche darsi che il tema “sessualità” fosse vissuto da Dalla in maniera personale, non ossessiva?

Nel 1979 la rivista omosessuale Lambda interrogò Lucio sulle dicerie allora già diffuse (“Non ritieni che una tua eventuale dichiarazione di omosessualità darebbe un grosso contributo?”), ottenendo questa risposta: “No! A parte che non è proprio così. Non mi interessa parlarne perché dovremmo stare per giorni interi, ma poi mi sembra così poco informativo, poco divulgativo, e poi credo proprio che non ve ne sia bisogno nel caso fosse vero. (…) Non appartengo a nessuna sfera sessuale”.

Si sa che da anni esisteva una stretta amicizia del cantante con un giovane, Marco Alemanno. Amicizia che molti hanno indicato come legame sentimentale. Alemanno, però, ai funerali di Dalla era presente con una ragazza che è la sua compagna da anni, come evidenziato da Bruno Sconocchia, il manager di Dalla (vedi il Corriere della Sera del 5 marzo). Rapporto tormentato?
Lo stesso Sconocchia ha aggiunto: “Io ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere Lucio più di trent’anni fa e di aver lavorato accanto a lui per venti anni, eppure non mi sentirei di affermare con sicurezza quello che ha affermato Annunziata”.

Esiste anche la possibilità che il cantante avesse una tendenza omosessuale, ma che questa non fosse da lui concretamente assecondata, o fosse in ogni caso oggetto di una riflessione interiore.
Non lo dice esplicitamente, ma lo fa intuire, il suo confessore, Padre Bernardo Boschi, che parla di “un certo cammino” intrapreso da Dalla.

Insomma: quant’è triste voler ricomprendere una persona in un’etichetta, o peggio ancora cercare di farne una bandiera ideologica.


2) Il cristiano Lucio Dalla, quand’anche omosessuale, poteva ricevere le esequie religiose? Chi ha “titolo” per ricevere un funerale cattolico?

Bisogna premettere che all’ignoranza sul significato delle liturgie cattoliche si sposa sovente una malafede dovuta a malanimo verso la Chiesa. Se infatti a Dalla – per ipotesi – fossero stati negati i funerali, gli stessi moralisti che si sono lamentati delle esequie a San Petronio avrebbero lamentato l’opposto, sostenendo che era stata “chiusa la porta in faccia” ad un grande artista. All’accusa di “ipocrisia” si sarebbe sostituita quella di “insensibilità”; come avvenne nel “caso” Welby.

Ora, molto semplicemente, le esequie cristiane sono una celebrazione liturgica della Chiesa che “mira ad esprimere la comunione efficace con il defunto come pure a farvi partecipare la comunità riunita per le esequie e ad annunciarle la vita eterna” (Catechismo della Chiesa cattolica, 1684).

Quindi, chi ha “diritto” a queste esequie? Qualsiasi battezzato che sia in comunione con la Chiesa.
Essere in “comunione” non significa essere senza peccato.
Tutti i cristiani sono peccatori; Cristo ha fondato la Chiesa proprio per salvare gli uomini dal peccato, nelle esequie la comunità prega per i peccati del defunto. (Solo alcuni non cristiani si sentono profondamente “giusti”: sono quelli che ricorrono all’artificio del relativismo etico, creandosi una morale su misura - un' "etica del risentimento" - e vantandosi di essere “coerenti” con questa morale. E magari salgono anche sulla cattedra dei moralisti).

Lucio Dalla era senz’altro un cristiano in comunione con la sua Chiesa. Anzi, un cattolico fervente.
Andava a messa tutte le domeniche, si accostava ai sacramenti, era seguito da un padre spirituale, coltivava raffinati interessi teologici.
Nel 2007, a Loreto, fu tra i protagonisti de La Notte dell’Agorà, il grande raduno di Benedetto XVI con i giovani delle diocesi italiane.
Nella sua produzione artistica troviamo brani di profonda ed esplicita ispirazione religiosa, come I.N.R.I. o Come il vento.
In un’intervista rilasciata al quotidiano cattolico online Petrus, e ripresa dal Corriere della Sera del 27 dicembre 2007, Dalla affermò di essere contro l’aborto, e di considerare Benedetto XVI “un grande e fine intellettuale. Qualche ‘bello spirito’ vuol farlo passare per nemico della ragione, ma il livello della sua catechesi è così elevato da sfuggire a quelle menti che ricercano, nel mondo attuale, solo l’insulto”.
In un’altra intervista rilasciata a Giampaolo Mattei (e pubblicata nel libro Note su Dio, i cantanti e la fede, ed. Elle Di Ci), Dalla aveva dichiarato senza timidezze: “Sono cristiano, sono cattolico, professo la mia fede sempre, la fede cristiana è il mio unico punto fermo, è l' unica certezza che ho".

Tutto ciò non significa che fosse un cristiano “esemplare” e senza peccato. Forse tra i suoi peccati ce n’erano anche di natura sessuale. Ma non esistono peccati “speciali” che privino del diritto al conforto religioso, se quei peccati non esprimono sfiducia nella misericordia divina.
In materia religiosa Dalla poteva avere anche idee originali, perplessità verso alcuni insegnamenti del Magistero. Ma di queste idee non fece mai una bandiera, piuttosto erano oggetto di un suo sforzo di comprensione e di maturazione.
Insomma, non dimostrò mai una vis polemica che indicasse il suo volersi tirar fuori dalla comunità dei credenti. A differenza di quanto fece Pier Giorgio Welby.

Nessuna “pavidità” di Lucio, dunque, ma solo la storia di un uomo e un artista che ha espresso il suo genio anche nel rifiuto delle etichette, che non si è compiaciuto di sé, ma è sempre stato proteso nella ricerca dell’Assoluto.

Nessuna “ipocrisia” della Chiesa, ma solo l’accoglienza che una madre riserva ai tutti i suoi figli. Un’accoglienza che può essere irrisa solo da chi ha la mente offuscata da pregiudizî e livori antireligiosi.



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