PRIMA PAGINA
faq
Mappa del sito
Temi caldi
Temi caldi
Notizie
Attualitą
Politica
Economia
In Europa
Nel Mondo
Contrappunti
Intorno a noi
Cittą e Quartieri
La Regione
Religione
Notizie e commenti
Cattolici e politica
Documenti ecclesiali
Link utili
Cultura
Libri
Cinema
Musica
Fumetti e Cartoni
Teatro
Arte ed eventi
Storia
Scienze e natura
Rubriche
Focus TV
Sport
Mangiar bene
Salute
Amore e Psiche
Soldi
Diritti
Viaggi e motori
Tecnologia
Buonumore
Login Utente
Username

Password

Ricordami
Dimenticata la password?
Indicizzazione
Convenzioni


Notizie - Attualitą e Costume
Tutto (non) finisce... Stampa E-mail
L'uomo, la donna, l'amore: tra ansia di finitezza e anelito di infinito
      Scritto da Salvatore Antonio Sagliano
23/01/12

"Tutto finisce".

È una sentenza spesso emessa da una persona dopo che qualcosa di importante – appunto – è finita, è volata via, si è distrutta e smaterializzata. O ci è caduta dalle mani, per colpa di una distrazione. Un evento che contrasta la nostra natura, che desidera l'infinito e si addolora di fronte al finito. Ed è un dolore da non trascurare o anestetizzare. È un dolore che ti dice, finalmente, qual è la portata del tuo desiderio e quanta serietà richiede. E quanta non ne hai avuta, di serietà. Quanto sei peccatore. Ma anche quanta energia dentro hai, per affrontare il mondo dell'ingiustizia affermando ciò che è giusto.

La finitezza è il male fondamentale del mondo, eppure – come ogni male – non si ritira dal ricordarti che è un male, e perciò che esiste un bene. È il contrario dell'indifferenza.

Tutto finisce? Sì, ma è roba da persone normali, statiche e monotone nelle loro esperienze. Analisti di quel poco che hanno sotto mano. È la grande maggioranza, per questo sono "i normali". È il Potere che comanda e regola il mondo.

"Tutto finisce" perché quando credi che basti essere libero di fare qualsiasi cosa si vuole, poi, non ci sono conseguenze alternative. Tutto finisce perché quando cominci ad usare un prodotto poi ne devi comprare presto un altro che lo sostituisca. Tutto finisce perché è meglio percorrere le vie più facili, piuttosto che sacrificarsi per qualcosa di più (di più bello, più incerto, fuori dalle abitudini).
Tutto finisce perché se pretendi di più sei un fissato, un bigotto o, nel peggiore dei casi, un criminale (moralisti!). Psicologicamente, sei considerato uno che deve staccarsi da quel cordone che ti tiene legato a questo dolore. Economicamente sei improduttivo. Scientificamente sei una macchina un po' difettata. Socialmente sei diverso ed emarginato, se non ti adegui.

Eppure c'è qualcosa che ti accetta e ti capisce: le mura silenziose di una chiesa, decorate con quelle immagini incomprensibili. Ma anche il mistero di quelle persone che, altrettanto silenziosamente, entrano e ti passano davanti, incrociando per un attimo il tuo sguardo. Le parole a tratti incomprensibili di quel prete. Quelle strane e profonde preghiere. Quei canti così armoniosi. L'ostia! Quel silenzio mi parla più di qualsiasi rumore esterno. Nella casa dell'infinito avevano capito già da tempo che c'è bisogno soprattutto del silenzio, e hanno costruito un luogo con del cemento armato consistente per garantirtelo.

Esci di lì con un'energia nuova, anche se sembra che non hai fatto niente. Forse è solo un'illusione della psiche? Forse è solo il fatto di essere usciti a prendere un po' di aria fresca? Ma no. C'è una consapevolezza in più: esiste chi non ti lascerà mai solo, chi ti accoglierà per il solo fatto che tu ci sia, e a prescindere da tutto il resto. Grazie... perché allora c'è un motivo in più per crederci, nella vita.

Tutto finisce? La mia memoria mi dice di no. C'è un mondo che non finisce mai, che non è mai finito, né mai finirà – nemmeno se perdessi la memoria – perché rimarrà sempre scritto nella storia dell'universo. Ed è una storia d'amore.

Così, per fare un esempio, quando cominci a frequentare una ragazza – una nuova ragazza – e proprio non vuoi fare nulla per comunicarle che esistono modi più belli di stare insieme rispetto a quelli a cui è abituata, succede che dopo la seconda volta in cui – messo da parte ogni stupore e ogni tenerezza – ci si riduce alla solita e lunga passata sulle zone erogene, lei ti dice chiaro e tondo che non sa bene cosa vuole dalla sua vita. E aggiungerà che non è tanto sicura di volere proprio te, e nemmeno di volere qualcuno. Che per ora è meglio la solitudine. E tu? Ti rendi conto che non ti viene nemmeno tanto da strapparti i capelli. Ma certo non viene meno l'amarezza per quel desiderio di felicità che era così alto in quella rivelazione divina che era stata il tuo incontro con lei, e poi stranamente si ritrova appassito e rovinato, immerso nella confusione e nell'indifferenza. "E vabbè, fai come credi. Zoccola". "Stronzo!". E due persone in più, nel mondo, non solo non amarono, ma addirittura si odiarono, di quell'odio sterile e privo di senso che ti lascia solo quell'insoddisfazione, quel vuoto che ti porta ad incolpare delle tue difficoltà sempre gli altri, e a mettere al centro sempre se stessi; quello che porta a dare la colpa di tutto alla politica, capite? Ma questo è un altro discorso.

Quindi due persone in più al mondo dubitarono parecchio della possibilità di amare, e cominciarono a camminare nel tunnel dell'odio. Il tunnel della nevrosi e dell'angoscia. Eppure gli esperti e la mentalità comune parlavano entrambi chiaro: "Bisogna essere liberi! Ognuno deve fare l'amore quando e con chi gli pare e piace! È una cosa così naturale, che male c'è? Fa anche bene ai muscoli e ai denti. Migliora la circolazione e allevia lo stress! L'amore? quello è solo una questione di compatibilità di caratteri: se non funziona, non funziona; se funziona, funziona. La felicità? Vabbè, vuoi troppo dalla vita adesso. Smettila! Si sa che tutto finisce. Non ti fare illusioni."

Guardate: tutto questo è così falso – per fortuna – che una persona arriva a preferire il male più disarmante del mondo – la solitudine – al legame che aveva instaurato. Muore così tanto, ciò che si consuma e appassisce, che persino la solitudine, con l'inganno, appare attraente.

Eppure quella rivelazione divina che era stata quel suo viso innocente, quel sorriso spontaneo e quella voce così dolce, mi dicevano un'altra cosa, mi cambiavano facendomi diventare un'altra persona. Mi indicavano una strada che non si deve ignorare. Perché in quel momento avevo già tutto, e quel tutto si rinnovava in continuazione perché era smisurato, e indipendente da nient'altro che dal fatto che lei ci fosse, e che noi ci fossimo. Bastava solo camminare insieme, su quella strada così bella, con tutti gli eroici sacrifici che avrebbe comportato, per poterci ancora guardare allo stesso modo, ma con tante certezze in più, con tanta bellezza in più. Perché l'amore ama i pregi, e ancora di più i difetti: ama l'unicità. E lo fa con Verginità. Come Dante e Beatrice. Come Romeo e Giulietta. Come Renzo e Lucia. Come Leopardi. Come me e quella ragazza con l'animo e la voce da bambina.

E sai che problema ignorare gli esperti e la mentalità comune? Sai che problema! Quando sei amato, puoi spaccare il mondo. E tutto il male del mondo ti appare come qualcosa di minuscolo e impotente.

Vorrei spaccare il mondo, pensando solo a ciò che mi è accaduto e a quell'infinita grazia che questo avvenimento straordinario conteneva.



Giudizio Utente: / 6

ScarsoOttimo 




Ricerca Avanzata
Aggiungi questo sito ai tuoi preferitiPreferiti
Imposta questa pagina come la tua home pageHomepage
Agorą
Lettere e Forum
Segnalazioni
Associazionismo
Comunicati
Formazione
Dagli Atenei
Orientamento
Lavoro
Concorsi
Orientamento
Impresa oggi
Link utili
Informazione
Associazionismo
Tempo libero
Utilitą varie
Link consigliati
Zenit.org
La nuova Bussola
   Quotidiana
Storia libera
Scienza e fede
Il Timone
Google
Bing
YouTube
meteo
mappe e itinerari
Google Maps e
  Street View
TuttoCittà Street
  View
Link amici
Facciamoci sentire



Questo sito utilizza Mambo, un software libero rilasciato su licenza Gnu/Gpl.
© Miro International Pty Ltd 2000 - 2005