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Focus TV - Notizie e commenti
Suore e gay, un ciclone alla RAI Stampa E-mail
Cancellata una puntata di "Un ciclone in convento" che presentava (ed esaltava) un matrimonio gay
      Scritto da Massimo Introvigne
09/09/11

Pubblichiamo alcuni estratti di un articolo apparso su La Bussola Quotidiana.


Il solito quotidiano la Repubblica, seguito da molta stampa italiana e da una parte della politica di centro-sinistra, ha lanciato una campagna contro la RAI, colpevole di avere omesso di trasmettere - nella programmazione in corso, al mattino, del telefilm Un ciclone in convento - l'episodio Romeo e Romeo, che mostra il matrimonio tra due omosessuali celebrato dal sindaco dell'immaginario paese bavarese di Kaltental nella cappella del locale convento di suore.

Una premessa: seguo da molti anni la serie Un ciclone in convento, arrivata con l'episodio incriminato alla decima stagione, mentre in Germania è già in corso l'undicesima. Prodotta dalla TV di Stato tedesca, nel Paese di origine è un fenomeno di culto che raccoglie per ogni puntata da cinque a dieci milioni di spettatori.

È tra le poche serie televisive - con Don Matteo in Italia e I racconti di Padre Dowling negli Stati Uniti - a mettere in scena preti e suore.
Come li tratta? In genere, con molto rispetto.


La lunghissima serie vive della contrapposizione fra le suore e il sindaco di Kaltental, il tipico politico maneggione che vuole impadronirsi dello storico convento per i suoi affari. Alcolista e donnaiolo, il sindaco ha però un fondo di umanità e di bontà e, quando è a un passo dal compiere azioni davvero cattive, finisce sempre per farsi convincere dalle suore e per fare, più o meno controvoglia, del bene. (…)

La caduta è avvenuta proprio sugli omosessuali. Per non farsi accusare di bigottismo sembra proprio che tutte le serie televisive debbano mettere in scena coppie dello stesso sesso. Già nella settima stagione Kaltental si era dotata della sua obbligatoria poliziotta lesbica, con relativo bacio già a suo tempo censurato dalla RAI. Ora il matrimonio di due uomini è celebrato addirittura nella cappella delle suore.

Gli autori tedeschi hanno ricordato che il matrimonio omosessuale celebrato dal sindaco è legale e consueto in Germania. E hanno obiettato ai critici italiani che la loro serie non è anticattolica, al contrario.
È vero. (…) Ma l'episodio Romeo e Romeo è diverso. Le suore non si limitano a offrire ascolto e misericordia a chiunque, ma aprono la loro cappella per un matrimonio omosessuale, vi partecipano e fanno festa. Non si tratta più di misericordia verso il peccatore ma di tolleranza, anzi di promozione istituzionale di qualche cosa che la Chiesa chiama peccato. E se è vero che i sindaci celebrano regolarmente matrimoni omosessuali in Germania, è anche vero che non lo fanno in conventi cattolici con un contorno di suore festanti. Per quanto il matrimonio sia officiato dal sindaco e non da un prete, si crea qui un'ambiguità che è inaccettabile e perfino offensiva per i cattolici.

Tanto più lo è in Italia, dove per fortuna il matrimonio omosessuale non c'è ancora. E dove Un ciclone in convento ha un pubblico di bambini, certo esposti a una dose ormai quotidiana di omosessuali in TV ma a loro volta non abituati ad associare le coppie gay alle suore e ai conventi.

La RAI ora non dovrebbe avere paura di avere avuto coraggio, trincerandosi dietro a risibili spiegazioni che citano esigenze di programmazione e la necessità di tagliare una puntata - chissà perché proprio quella - per fare spazio ad altri programmi. La televisione di Stato dica francamente che un matrimonio gay in un convento di suore offende i cattolici che pagano il canone. E che, oltre ai diritti delle minoranze, un servizio pubblico deve rispettare i diritti delle maggioranze. Forse rendendo giustizia anche a Un ciclone in convento, che ha avuto puntate di eccellente televisione e anche di seria riflessione sulla vita religiosa. È una serie che non merita di essere degradata a icona del politicamente corretto o a ennesimo randello da usare per le campagne anticlericali di la Repubblica.

(il link all'articolo integrale)

P.S.: Alla RAI, che va applaudita oggi per il coraggio, rimproverammo ieri – ai tempi di una diversa gestione politica... – un atteggiamento opposto nel trattare la materia “diritti degli omosessuali”: la produzione di un film-tv con Lino Banfi,
Il padre delle spose, che non intendeva difendere diritti, ma faceva una vera e propria apologia moralistica della condizione omosessuale, condita da aperto disprezzo verso ogni posizione differente. Un atteggiamento non degno di un “servizio pubblico”, che deve sforzarsi di essere obiettivo e rispettare la sensibilità di tutti, e non condurre campagne ideologiche di parte.



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