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Religione e societą - Notizie e Commenti
Il grande enigma del cristianesimo Stampa E-mail
Una "confinatezza" che ha sconvolto il mondo
      Scritto da Gabriele Vecchione
19/09/11
La confinatezza geografica di Nazareth, la banalità di tutti i suoi giorni, il silenzio di una remota provincia rispetto ai roboanti eventi mondiali – guerre e panem et circenses per il popolo -, una donnetta intenta nel suo daffare quotidiano. Chi l’avrebbe mai immaginato (eccetto il gagliardo e monoteistico popolo israelitico) che il Dio vivente si sarebbe rivelato all’uomo così, paradossale, nascosto, scandalosamente umile, con tali elementi grezzi e smaccatamente quotidiani?
Non l’aveva realizzato con una strategia politica Cesare, che pure si fregiava di attributi divini, non l’aveva concettualizzato la sapienza della filosofia pagana, non l’avevano profetizzato àuguri ed àuspici: tutto il globo sembrava intento altrove.

Come può una confinatezza aver sconvolto il mondo intero fino a dividerne tuttora la storia? Non c’è luogo sulla terra dove il nome di Dio – Gesù – non venga oggi e da secoli pregato, lodato, osteggiato.

Come è possibile che migliaia - e milioni - di ragazzi possano scegliere addirittura il celibato e ragazze di non diventare madri, per voler seguire un uomo – questo Gesù - morto 2000 anni fa, abbandonato, dileggiato, crocifisso? Possibile che un condannato a morte tra i migliaia che hanno mietuto i Romani possa essere criterio di scelta esistenziale?
Nevrosi, alienazioni et similia probabilmente non sarebbero sufficienti a spiegarlo.

Gli eventi non obbediscono a queste leggi storiche.

L’apice dell’uomo generalmente è la sua gloria terrestre, allorquando migliaia di seguaci gli si prostrano e combattono per lui. Costui viene percorso da un brivido d’immortalità, ma, ineluttabilmente, per dirla alla Pascal, con un po’ di terra in testa di lui non resta nulla: storia “mattatoio dell’umanità” (Hegel), affollata di piccoli cesari che si volevano dei.

Così le idee: e si vedano le parabole discendenti, a mo’ di esempio, del marxismo con tutti i suoi derivati e dello scientismo che ipostatizzando la scienza avrebbe, stando alle promesse dei suoi assertori, soppresso il dolore e la morte (ed invece, a nostro disdoro, nuove tecniche sembrano partorire nuove malattie in una strenua battaglia impari).

Gesù, invece, pare aver surclassato queste leggi storiche. Perché anch’egli, sebbene annoverato universalmente tra i grandi uomini, non cade però nell’oblio dei virtuosi, dei saggi, dei condottieri: Napoleone, per quanto sia ricordato, non suscita però l’affetto ed il desiderio di nessuno…

Dostoevskij ha scritto: “Credete che non c'è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo; anzi non soltanto non c'è, ma addirittura, con geloso amore, mi dico che non ci può essere. Non solo, ma arrivo a dire che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità”.

Come spiegare il fenomeno della santità, uomini e donne d’ogni secolo, luogo, etnia che - accreditati da prodigi, miracoli, conversioni, rapporti mistici - hanno vissuto alla maniera di Gesù sino ad essere chiamati, come Francesco, alter Christus?
Di fatto, quest’assimilazione è irripetibile, oltreché ridicola se applicata ad altre circostanze umane: è noto dove alloggino gli altri Napoleone.  

Forse che la resurrezione di Gesù – pienamente immersa nella storia, suffragata non da eoni o da angeli, ma da testimoni niente affatto mitici e tutt’altro che perfetti – abbia bagnato come un oceano di grazia l’intero mondo?
Altre migliaia di uomini sono stati maciullati dai Romani, ma tutti sono caduti nel fatale anonimato della tremenda massa di salme degli avi. Tanti hanno anche trasmesso o dato ex novo insegnamenti straordinari, ma nessuno, come questo Gesù, li ha vissuti tutti e tutti interi, facendosi loro modello per tutta l’umanità.

È così: il Cristianesimo, ovunque perseguitato ed ovunque resistente, oltretutto sfigurato e deformato dai cristiani stessi, avanza a vele spiegate nella storia, pur essendo per essa un paradosso intricato, un rompicapo insondabile. Cova in sé la sua malattia mortale, s’approssima alla fine, ma sempre riemerge dal tumulo. Questo è quanto s’intende quando si dice che i martiri sono il seme di nuovi cristiani.

Il Cristianesimo è l’annuncio, la notizia che questo Gesù è stato e che ha cambiato il mondo. Non un’idea, una morale, un codice deontologico, una politica, un mito, ma un crucifixus sub Pontio Pilato che osa vincere le leggi della storia, che suscita il desiderio di sé negli uomini di tutti i tempi, ha osato affermare d’essere il trionfatore della morte, annoso tormento che con cinismo angaria i cuori di tutti gli uomini: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11,25). Con un’autorità che ha sbalordito gli astanti, e non riferendosi ai nostri memoriali che sussistono il tempo di un paio di generazioni, ha anche detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Fossero stati questo Gesù un folle, i suoi amici – come si dice oggi (e non sempre a torto) - ciarlatani e approfittatori, i suoi nemici veritieri, la barca del Cristianesimo, che imbarca acqua da tutte le parti eppure veleggia fieramente, sarebbe stata portata alla deriva dall’impetuosa corrente dei Lumi, dal forum della Ragione, dalle divisioni delle Armate Rosse (e non solo rosse) – così tanti altri messianismi.
Ed invece il timoniere, per quanto malconcia, maldestra ed esteriormente poco attraente sia la sua imbarcazione, spariglia potentati e afferma la sua signoria morendo. Ora il suo dominio è tra di noi, scoccando dardi amorosi nei cuori.

Il mondo dovrà spiegarsi quanto fece notare nel sinedrio il fariseo Gamaliele, quando Pietro e Giovanni guarirono lo storpio alla porta Bella del tempio di Gerusalemme e la loro predicazione convertì migliaia di persone: “Qualche tempo fa venne Teuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s’erano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch’egli perì e quanti s’erano lasciati persuadere da lui furono dispersi. Per quanto riguarda il caso presente, ecco ciò che vi dico: Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli” (At 5,35–39).

Da quando Gesù è morto e risorto, di fronte alla predicazione della Chiesa, ciclicamente ci si domanda donde quest’attività tragga la sua origine: l’uomo crea Dio e la religione con mezzi “umani, troppo umani” o Dio ha offerto il Figlio per creare l’uomo nuovo?

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