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Libri - Recensioni e Profili
"Harry Potter" - la saga Stampa E-mail
‘Stregone’ diseducativo o ‘cavaliere’ aperto ai valori cristiani?
      Scritto da Domenico Martino
25/07/11

J.K. Rowling
Harry Potter e la pietra filosofale; H. P. e la camera dei segreti;
H. P. e il prigioniero di Azkaban; H. P. e il calice di fuoco;
H. P. e L’ordine della Fenice; H. P. e il principe mezzosangue;
H. P. e i doni della morte 
 
ed. orig. 1997/2007, ed. italiana Salani editore, Milano 1998/2008
(per i riferimneti delle trasposizioni cinematografiche, clicca qui


Con l’uscita sugli schermi cinematografici dell’ultimo film di Harry Potter, il maghetto chiamato a vivere il suo cammino di crescita combattendo il male insieme con i suoi amici, si è conclusa definitivamente (?) una delle saghe letterarie, a carattere fiabesco-magico, più amate dal pubblico di tutto il mondo.

Sette libri pubblicati dal 1997 al 2007, che hanno venduto nel loro insieme circa 500 milioni di copie (ponendosi ai primi posti delle classifiche di sempre) e sono stati tradotti in 64 lingue.
Otto film (l’ultimo libro è stato diviso in due parti) prodotti dal 2001 al 2010, che hanno incassato ad oggi, complessivamente, oltre 6 miliardi di dollari.

Si tratta di un’opera, quindi, che merita un’attenta analisi, sia in ordine al valore formale sia in ordine alla qualità dei contenuti.


Opera letteraria?

Per quanto attiene al valore letterario, va detto che il personaggio creato da Joanne Rowling ha ottenuto il gradimento di critica e pubblico, di grandi e piccini. Questo successo ‘trasversale’ può essere un indizio dello spessore di un’opera che non può essere definita di puro intrattenimento: l’autrice ha voluto certo scrivere innanzitutto romanzi di evasione, senza però rinunciare allo sforzo di costruire una trama solida, di inserire elementi di riflessione; e lo ha fatto con uno stile semplice, ma sicuro.

Se possiamo quindi riconoscere ad Harry Potter dignità di lavoro letterario, forse dobbiamo essere più prudenti nel delinearne la qualità, non eccelsa.

Lo stile è abbastanza elementare, con tentativi di "elevazione" che appaiono artificiosi. Bisogna tenere conto che si tratta di letteratura per ragazzi, ma nel genere c'è chi ha fatto molto meglio.

I contenuti validi, come vedremo, sono presenti. Ma sono inseriti come completamento della narrazione, non costituiscono il tessuto omogeneo di una coerente visione letteraria.

I profili psicologici dei personaggi sono approssimativi.

Riprendiamo un sintetico giudizio di Massimo Introvigne:

Molti hanno accostato la Rowling a Lewis e a Tolkien, di cui in qualche modo riprende la tradizione tipicamente inglese. Ma la profondità con cui la lotta fra il Bene e il Male è rappresentata nel Signore degli Anelli o nelle Cronache di Narnia non ha paragone con gli schemi, assai più semplici (e con adolescenti psicologicamente meno credibili a mano a mano che crescono), dei romanzi della Rowling. Ma la scrittrice è figlia del suo tempo. Nata nel 1965, si è formata in quegli anni di fine Guerra Fredda che nella sua recente monumentale storia dei rapporti fra l’Europa e la religione lo storico cattolico Michael Burleigh chiama “l’epoca delle trombette giocattolo”, in cui la tragedia del Novecento degrada in farsa. Da questo punto di vista, la Rowling non è lontana per mentalità da molti suoi giovani lettori, che vanno a vedere al cinema Il Signore degli Anelli ma posano i libri di Tolkien dopo qualche pagina perché li trovano troppo difficili”.   (da Avvenire del 21 luglio 2007, Quel maghetto è come la fenice)

I contenuti

L’analisi più interessante da compiere è in ogni caso quella sui contenuti, che hanno determinato il successo dell’opera.

Tutto merito della magia, che aiuta a sognare tanto i lettori giovani quanto quelli adulti?
Sia detto per inciso: le atmosfere magiche sono rese magistralmente nelle trasposizioni cinematografiche, grazie ai sofisticati e coinvolgenti effetti speciali.

È vero che viviamo in un’epoca in cui, alla crisi delle ideologie, ha fatto seguito un rinnovato bisogno di spiritualità, che risponde ad esigenze profonde dell’uomo, ma è anche il sollievo in una società ipertecnologica e materialista. Questo bisogno di spiritualità è in parte intercettato dalle religioni tradizionali, ma in parte si intreccia con il magico e l’irrazionale, dando vita a fenomeni come la New Age.

La Rowling, probabilmente, ha saputo cogliere un momento storico, intercettare un’esigenza diffusa, più o meno espressa.

Ma questa spiegazione non basta, perché di prodotti letterarî ambientati in mondi magici non c’è che l’imbarazzo della scelta. Che cosa ha determinato il successo straordinario di Harry Potter?

Un’opera di successo è – di solito - quella mediante la quale l'autore non ha solo espresso un proprio sentimento o un proprio messaggio, ma è riuscito anche a intercettare una sensibilità e un pensiero universali. Tali requisiti, del resto, rientrano anche tra quelli di un “classico”: il tempo ci dirà se Harry Potter potrà (nonostante i sui limiti letterarî) rientrare in tale categoria, rendendo duraturo il suo successo.

La saga consente dunque ai lettori di identificarsi, almeno in parte, con la storia e i personaggi; pone domande – e fornisce risposte – sui grandi temi della vita: la crescita, l’amore, l’amicizia, la fiducia, l’autorità, il potere…

Non è il primo caso in cui la riflessione sui grandi temi della vita è affrontata con efficacia anche in opere per ragazzi: pensiamo ai già citati Signore degli Anelli e Cronache di Narnia, o al grande classico italiano Pinocchio.

Abbiamo accennato ad una certa fragilità letteraria dell'opera. Forse, anche in questo, è specchio del nostro tempo: permane il bisogno di valori forti e universali, ma tali valori tendono ad essere confusi.

Nell'opera, ad ogni modo, vengono condotte riflessioni importanti.

Ma i “valori” suggeriti in Harry Potter sono valori positivi, capaci di sostenere la formazione morale dei giovani? Oppure vengono lanciati messaggi che attraggono semplicemente per la loro capacità di solleticare passioni e desiderî?

E inoltre: il messaggio lanciato può inserirsi in una prospettiva cristiana, o è in conflitto con essa?

Su questi dilemmi si sono accesi negli anni numerosi dibattiti, che hanno reso la saga una delle più controverse, anche per il fatto di essere elettivamente destinata ad una platea di adolescenti.


Harry Potter “stregone”?

Nei primi libri della saga sembrava prevalere esclusivamente l’aspetto magico, e ciò preoccupò numerosi critici ed educatori.

Nel 2003 ebbe molta risonanza il giudizio negativo formulato da una sociologa e critica letteraria tedesca, Gabriele Kuby. La Kuby denunciava in un suo saggio che in Harry Potter lo spazio determinato ad arti magiche ed esoterismo era preponderante, offuscando ogni riferimento a valori morali e religiosi, capaci di favorire maturazione ed assunzione di responsabilità nei giovani. Questa esaltazione dell’esoterismo si inseriva, a suo giudizio, in una tendenza globale a favorirne lo sviluppo (una tendenza che, secondo alcuni, vuole creare una religione antagonista a quelle tradizionali, priva di norme morali; nonché una valvola di sfogo - uno strumento di alienazione, avrebbe detto Marx - per sostenere i ritmi del produttivismo economico).

Secondo la Kuby la magia pervasiva offuscherebbe la personalità e la responsabilità morale delle persone; la dimensione soprannaturale avrebbe essenzialmente una natura demoniaca; il bene e il male non sarebbero chiaramente distinguibili.

Gli argomenti della Kuby riecheggiano considerazioni simili - sulla pericolosa diffusione di una cultura neo-magica - formulate da altri intellettuali, e precedenti l'esplosione del "caso" Potter.
Lo scrittore e saggista canadese Michael O'Brien, ad esempio, nel suo saggio del 1994 intitolato Un paesaggio con draghi: la battaglia per la mente di tuo figlio, denunciava il tentativo di sradicare la moderna letteratura per l'infanzia dall'etica cristiana, per tramutarla in un'ideologia neopagana in cui il bene e il male sono confusi. Il drago del titolo del saggio è emblema di questo passaggio, nel momento in cui si arriva a presentarlo come figura amabile o simpatica, recidendo la sua tradizionale identificazione simbolica con Satana.

Le critiche della Kuby al mondo di Harry Potter ebbero vasta eco anche grazie al conforto di un breve messaggio di apprezzamento rivoltole dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, che aveva ricevuto una copia omaggio del saggio, e che scrisse: “È una buona cosa che lei chiarisca il caso di Harry Potter, perché contiene delle sottili seduzioni che agiscono in profondità e con grande effetto, e che corrompono i giovani cristiani nell'anima, ancor prima che questa sia completamente formata”.

Critiche molto più nette al romanzo arrivarono dai fondamentalisti protestanti americani, che accusarono Harry Potter (o sceneggiati televisivi come Charmed – Streghe) di “corrompere” i giovani, indottrinandoli con un’ideologia magica antitetica al cristianesimo ed esponendoli alla fascinazione di gruppi esoterici e satanisti.

Sono fondate queste critiche?

Non può essere accettata, innanzitutto, quella del fondamentalismo religioso (attivo soprattutto in ambito protestante-evangelico) che vorrebbe rigettare qualsiasi opera letteraria non espressamente ispirata all’annuncio di fede.

Il limite del fondamentalismo – e di ogni integralismo – è che ha una visione negativa del mondo e della storia, ritiene che debbano essere posti sotto tutela della fede. Ebbene, quest’idea non appartiene alla fede cristiana, la quale ha introdotto proprio l’idea di laicità, il dinamismo tra sfera naturale (anche artistica) e religiosa. Se nell’ottica della fede la prospettiva religiosa è ovviamente preminente (la salvezza delle anime essendo il bene assoluto), questa non può soffocare l’autonomia e la razionalità delle realtà naturali, perché – per la legge della bontà della creazione (Gen 1,31; 1 Tim 4,4) - anche queste sono di per sé ordinate alla salvezza.

Rifiutare ogni opera letteraria che non sia religiosamente ispirata, quindi, significa recidere ogni rapporto con la cultura popolare, autoghettizzarsi.

L’apertura alla letteratura popolare, ovviamente, non può essere acritica (per chiunque voglia esercitare la sua autonomia di giudizio) o avulsa da una prospettiva di fede (per il cristiano): “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono" (1 Ts 5,21).

Più sottile e necessaria è l’analisi dell’influenza che le suggestioni magiche esercitano sulla maturazione umana e religiosa delle persone.

In astratto, quest’influenza può essere negativa sulla maturazione umana, perché non rende chiaro che la riuscita nella vita non dipende da fattori esterni – la magia in senso stretto, ma anche il colpo di fortuna, l’incontro azzeccato, l’attesa passiva del proprio “destino” - , bensì della responsabilità morale di ciascuno; come anche dalla capacità di comprendere e accettare le avversità.

Anche l’influenza sulla maturazione religiosa, in particolare cristiana, può essere negativa. Ed è questo il senso della breve considerazione formulata dall’allora cardinal Ratzinger.

Si tenga conto, infatti, che magia e cristianesimo sono incompatibili.
Non esistono, per la fede cristiana, poteri soprannaturali che non siano di origine divina (o diabolica). Non esiste, insomma, nessuna “energia cosmica” cui si possa attingere per compiere prodigi.
E non esiste nessun uomo dotato autonomamente di poteri soprannaturali: chi ha “carismi” particolari li può esercitare solo in nome di Dio.
Senza una sapiente visione d’insieme dei confini tra sacro e profano, senza una riflessione “ragionevole” sul soprannaturale, si diffondono senza freni irrazionalità e vitalismo autodistruttivi.
Cosicché la Chiesa, sempre molto prudente nel confermare casi di intervento soprannaturale, è forse al giorno d’oggi la maggiore garante della razionalità (che è espressione del Lógos)…

I nuovi volumi di Harry Potter usciti nel corso degli anni, però, hanno evidenziato un’evoluzione nel quadro di valori della saga, aiutando ad attenuare il giudizio critico e a mettere in luce gli aspetti positivi della storia.


Harry Potter “cavaliere”?

Nello sviluppo della saga Harry Potter scopre di essere un mago dotato di poteri che non può ‘liberamente’ usare per soddisfare ogni suo desiderio.

Rocco Buttiglione ha osservato:

“Harry scopre di essere inserito in una storia e di avere, in essa, un destino. In questa storia lo inseriscono originariamente i suoi genitori, ma essa gli si fa presente attraverso la comunità degli amici. Si tratta degli amici dei suoi genitori che lo difendono contro Voldemort, si assumono l’onere della sua educazione e progressivamente gli rivelano la storia dei suoi genitori. Si tratta però anche dei suoi compagni di scuola cui si lega con una amicizia per la vita. In questa compagnia ravvivata dalla percezione di un compito cresce una personalità capace di percepire la legge del dovere e del sacrificio. (…)
La struttura fondamentale del libro di Harry Potter è quella di una lotta per il bene e contro il male, per la verità e contro la menzogna. In un certo senso questa struttura si oppone direttamente alla cultura oggi dominante, a quello che Benedetto XVI chiama il relativismo etico. In una delle scene madri della saga, che certo sarà piaciuta al Papa se mai l’ha letta, Voldemort cerca di indurre in tentazione Harry. Non esiste né verità né menzogna, gli dice. Non c’è né il bene né il male. C’è solo il potere. Il potere fa la verità. E Voldemort offre a Harry di condividere il potere, ma Harry gli risponde, semplicemente, no. (…)
Il mondo di Harry Potter è (…), in linea di principio, un mondo in cui esiste un ordine naturale violato ed una lotta per ripristinarlo”.     (da Avvenire del 14 luglio 2011, La teologia di Harry Potter).

Si sviluppa dunque la consapevolezza che esiste un Bene – definito, come vedremo, da valori positivi - e un Male assoluto (anche se resta in ombra l’Origine di questo Bene e questo Male).
Bene e male sono chiaramente distinti, e quindi l'opera si sottrae alle suggestioni New Age (che magari influenzano di più la saga di Guerre stellari)
Piuttosto, accade che si confondano nell'uomo, di cui si contendono il cuore, cosicché non si ha una divisione manichea tra “buoni” e “cattivi”. Chi appare buono (lo stesso Harry, Albus Silente) non è immune alle seduzioni del male; e chi appare cattivo (Draco Malfoy, Severus Piton) può trovare l’occasione del pentimento e del riscatto.

Si affacciano dunque valori positivi. (Anche se, parallelamente, l’atmosfera dei romanzi – e dei film - diventa sempre più cupa, quasi horror: una fascinazione per il male o il tentativo di supplire con effetti d’ambiente ai limiti narrativi?)

Tra i valori positivi emerge innanzitutto il forte senso dell’amicizia.
Amicizia che significa condivisione delle avversità, fedeltà, ma non complicità nelle prevaricazioni (o magari negli atti di "bullismo", verso i quali oggi serpeggia una certa indulgenza da parte di chi li definisce "goliardate" o "ragazzate").
Amicizia che è aperta all’inclusione di altri (Hermione è figlia di “babbani”, Ron proviene da una famiglia di maghi poveri), e non chiusa nella difesa di privilegi di casta.
L’amicizia dei membri di Grifondoro (a differenza di quella dei membri di Serpeverde), insomma, ha un fondamento morale.

Un altro valore positivo è la fiducia. Negli amici e nell’autorità (Albus Silente).

Viene esaltata la collaborazione, l’unione: nessuno può farcela da solo

La magia, poi, non è vista come una dote innata destinata a svilupparsi automaticamente nella sua pienezza, ma come qualcosa che deve essere pazientemente sviluppato, con l’allenamento e il sacrificio, anche dal migliore allievo.

La capacità di sconfiggere il male è data dalla forza della coscienza morale, esercitata con atti di libertà responsabile (non autoreferenziale).
La coscienza morale, infatti, è più forte della magia (la bacchetta magica perfetta cercata da Voldemort nell’ultimo volume), che non ha in sé capacità salvifiche; come non ne ha la “magia” moderna, la tecnologia. Come dice Silente ad Harry: “Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità”. Harry è un predestinato non per le sue doti magiche, ma per le sue virtù.
La coscienza morale è più forte anche del potere – magico o umano -, che senza di essa genera corruzione, violenza e totalitarismo (l’azione del Ministero della Magia caduto sotto il controllo di Voldemort).

L’amore non è semplice passione, attrazione fisica, ma parte da una conoscenza vera – morale, intellettuale – dell’altro. Il cammino di crescita dell’adolescente porta all’amicizia, alla conoscenza della differenza sessuale, alla scelta di legarsi in un patto d’amore che è quello del matrimonio.

Il vero amore può consistere anche in una rinuncia purificatrice, come quella del professor Severus Piton. Innamorato della mamma di Harry, prova un forte risentimento verso il padre di Harry – che gli ha impedito di coronare il suo sogno di amore – e verso lo stesso Harry, frutto di un’unione a lui negata. Eppure si adopererà con ogni mezzo per proteggere Harry, dimostrando la forza di un amore purificato.


Harry Potter “cavaliere cristiano”?

Insomma, emergono una serie di valori umani altamente positivi. Che, a ben vedere, possono avere anche una declinazione cristiana: bene umano = Bene divino; lotta interiore per far prevalere il bene contro il male = lotta contro il peccato; amicizia morale = fraternità; fiducia = atto di Fede; collaborazione = comunione; doti magiche = “talento”/carisma da sviluppare. E ancora: fedeltà, primato della coscienza rettamente formata, amore come dono inserito in un progetto di vita matrimoniale, ecc.

Anche se non sono presenti, in genere, espressi richiami alla religione, sono affermati valori naturali che sono universalmente aperti alla rivelazione cristiana.

Ma non mancano esempî in cui il richiamo alla visione cristiana è ancora più evidente, seppure non esplicitato.

Innanzitutto, l’amore come sacrificio di sé capace di donare la vita: quello dei genitori di Harry all’inizio della saga, quello dello stesso Harry alla fine.

Citiamo ancora Introvigne:

“Harry Potter – che percorre una sua via dolorosa – diventa esplicitamente una figura di redentore, e la sostanza di un lungo discorso che gli fa lo spirito di Silente è una parafrasi – pur senza citazione esplicita – della frase del Vangelo di Giovanni 15,13: ‘Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici’.
Figure redentrici che adombrano la missione di Gesù Cristo non sono nuove nella letteratura per bambini. Il loro capostipite – che muore e risorge – è il leone Aslan ne Il leone, la strega e l’armadio, la prima delle Cronache di Narnia di C.S. Lewis. Se quest’ultimo è dichiaratamente uno scrittore cristiano, le cose si fanno più ambigue quando la figura di salvatore fa irruzione in uno scenario spoglio di riferimenti al cristianesimo, come nel film Superman Returns del 2006 o nel ruolo attribuito al vampiro pentito Spike nel finale, dopo sette stagioni, della serie televisiva Buffy”.    (da Avvenire del 25 luglio 2007, Harry Potter: retromarcia sul cristianesimo).

Tra le figure che ripropongono il tema del sacrificio-redenzione (senza arrivare a parlare di “figure redentrici”) potremmo aggiungere il protagonista del film di Eastwood, Gran Torino, o quello del film dei fratelli Coen, Il Grinta. Mentre tra i romanzi di cui si può dare nel loro insieme una lettura religiosa possiamo ricordare sia le già citate saghe de Il Signore degli Anelli e delle Cronache di Narnia (scritte secondo una visione cattolica celata ma coerente) sia Pinocchio (scritto da un Collodi poco incline ad apologie religiose).

Considerati questi elementi “propedeutici” al cristianesimo, emersi con lo sviluppo della saga, può continuare ad essere motivata la diffidenza di una Gabriele Kuby rispetto alla magia largamente presente in Harry Potter? Può essere inoltre essere considerato un limite l’assenza di espressi riferimenti cristiani?

Il rifiuto aprioristico della magia in una storia di fantasia sarebbe eccessivo, se consideriamo che tutta la letteratura per l’infanzia si fonda sul ricorso ad elementi fantastici. I bambini – e gli adolescenti – hanno bisogno di simboli che rendono più evidente il senso morale, ma sanno ben distinguere realtà e fantasia (sul significato simbolico delle favole, vedi anche la polemica “politicamente corretta” contro le favole tradizionali).

Anzi, “la pedagogia cristiana - da secoli - è sempre stata attenta a non fare entrare troppo facilmente Gesù Cristo e la religione nelle favole, per insegnare ai bambini la differenza fra le favole (che non sono fattualmente "vere") e la storia sacra della salvezza (che invece lo è)”    (Massimo Introvigne, Harry Potter, stregone o cavaliere?, Avvenire del 3 novembre 1999).

Certo, in un contesto sociale in cui l’esoterismo non è più una stravaganza isolata, ma una moda che contagia anche persone che dovrebbero essere “mature”, sarà bene che i ragazzi siano accompagnati nella lettura di Harry Potter, e le simbologie contenute siano rese espresse.
Le preoccupazioni dei critici dell’opera non sono del tutto infondate, tenuto conto che la peculiarità di Harry Potter è di non confinare la realtà magica in un mondo fantastico, ma di inserirla nella nostra contemporaneità. Tali preoccupazioni, però, possono probabilmente essere contenute con un’azione educativa che aiuti i giovani alla lettura critica.


Abbiamo sin qui rilevato valori naturali che sono universalmente aperti alla rivelazione cristiana, come anche richiami evidenti (sia pure non esplicitati) a tale rivelazione.

Ebbene, nel suo ultimo volume la Rowling “scopre le carte”, facendo riferimento esplicito al messaggio cristiano.

Harry torna al villaggio dove sono sepolti i suoi genitori e dove ha vissuto anche il suo defunto maestro Silente. Sulla tomba della sorella di Silente legge un versetto del Vangelo di Luca (12,34): “Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”. Silente, avendo seguito tesori materiali – compresi i “doni della morte” – non può sconfiggere Valdemort. Il prescelto è Harry, che sa dedicare il suo cuore ad un tesoro fatto di spiritualità e generosità.

Sulla tomba dei suoi genitori, poi, Harry può leggere un versetto della prima lettera di San Paolo ai Corinti (15,26): “L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte”. Scoprirà poco dopo che lui stesso dovrà fare quest’esperienza: affrontare la morte, ed annientarla (“chi perderà la propria vita [per Cristo] la salverà”).


Le ambiguità della Rowling

Con l’evolversi della saga, e soprattutto con l’ultimo romanzo, la Rowling – fedele della Chiesa riformata di Scozia – sembrava aver abbandonato ogni remora a far emergere elementi cristiani nei suoi romanzi.

Sennonché questa chiarificazione ha suscitato polemiche di segno opposto a quelle ricordate inizialmente. La stampa laicista l’ha attaccata, accusandola di accodarsi ad un revival cristiano-identitario emerso in Occidente dopo la tragedia dell’11 settembre. (Il tutto per due versetti delle Scritture: quando si dice la tolleranza “laica”…)

La Rowling è stata fortemente colpita da queste critiche, come rileva ancora Introvigne:

“Prima si è fatta applaudire a New York affermando che Silente, come se l’immagina la scrittrice, è un omosessuale (ma per fortuna il lettore non se ne accorge) (anzi, potrebbe essere considerata positivamente la capacità del preside di tenere sotto controllo un istinto, sublimandolo nella vocazione pedagogica, ndr). Poi, dopo avere rimosso dalle sue biografie online il riferimento all’affiliazione religiosa riformata, si è messa a dichiarare agli intervistatori (anche in Italia) di sentirsi «attratta dall’assoluto» ma non cristiana, e convinta che «si possa vivere una vita buona e utile senza credere in Dio», mentre «credere in Dio non garantisce una vita morale». Ripudiato anche Tolkien (troppo cattolico), un tempo riconosciuto come maestro, la Rowling potrà tranquillamente fare Capodanno con i colleghi della lobby degli scrittori liberal cui sono garantite buone recensioni dal New York Times e da Repubblica”.      (da Avvenire del 29 dicembre 2007, Viva Harry Potter, abbasso la Rowling).

Ma questo non cambia – pensiamo - il senso della riflessione si qui condotta.



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