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Notizie - Nel Mondo
Scontri religiosi in Oriente, cattiva informazione in Occidente Stampa E-mail
I media che rilanciano senza verifica notizie calunniose sui cristiani create da estremisti islamici
      Scritto da Francesco Cassani
16/05/11

Sappiamo che il giornalismo perfetto – obiettivo, completo, attento alla verifica delle fonti – forse è un’utopia.

Sappiamo anche, però, che l’impossibilità a raggiungere la perfezione non può diventare - nella professione giornalistica come in tutte le professioni – un alibi per approssimazione e inaffidabilità.

Il lettore (della testata cartacea o telematica), l’ascoltatore (dei notiziarî radiofonici), lo spettatore (di quelli televisivi) dovrebbe poter fare ragionevole affidamento sulle notizie che gli vengono proposte.

E invece i casi di cattivo giornalismo non mancano.
A volte sono così eclatanti da indurre il sospetto che alla superficialità si associ la malizia ideologica; la quale, guarda caso, ha come bersaglio preferito i cristiani…

Avevamo già evidenziato un caso di cattivo giornalismo, allorché una notizia vera – l’attentato ad una deputata democratica statunitense – veniva presentato con suggestioni manipolatorie.

Oggi vogliamo evidenziare un caso diverso: una notizia falsa, per di più di notevole importanza e forza emotiva, rilanciata senza alcuna verifica.

Il contesto è quello degli scontri religiosi in Medio Oriente tra musulmani e cristiani.
Scontri che hanno normalmente una direttrice ben precisa: estremisti islamici che aggrediscono le minoranza cristiane perché perseguono un progetto di “cacciata degli infedeli” dal “suolo islamico”.

A queste aggressioni le comunità cristiane hanno sempre reagito con proteste pacifiche presso le autorità.

Non può essere escluso, ovviamente, che anche tra quei cristiani vi possano essere reazioni esasperate e spropositate.

Ma, ove vi fossero, sarebbe già esempio di giornalismo poco equilibrato quello che desse eccessiva enfasi a reazioni isolate, deformando il contesto descritto (in cui è chiaro che le comunità cristiane sono vittime di un clima di aggressione e necessitano di tutela).

Nelle settimane scorse, però, abbiamo assistito a molto peggio.

È risaputo che gli estremisti islamici, per ottenere il sostegno di integralisti e fanatici, nonché la tolleranza di autorità e opinione pubblica, hanno l’abitudine di inventare notizie calunniose contro i cristiani (“è stato denigrato Maometto”, “sono state strappate pagine del Corano”, “viene impedito ad una donna cristiana di convertirsi all’islam”, ecc.). Dopo aver propalato tali notizie, si scatenano aggressioni violente contro singoli cristiani (per impossessarsi dei loro beni, compiere vendette personali) o intere comunità (chiese incendiate).

Ebbene, una di queste notizie (probabilmente) false ha ricevuto ampio risalto dai media italiani senza alcuna verifica delle fonti.

La “notizia” è quella della presunta uccisione di Salwa Adel, avvenuta il 24 aprile. Un’accurata ricostruzione delle incongruenze legate a tale notizia era stata effettuata da Elisabetta Galeffi, il 28 aprile, sul notiziario telematico La Bussola Quotidiana.

“Salwa sarebbe stata una giovane donna egiziana, nata da una famiglia cristiana copta e sposata da tempo con un ragazzo musulmano. La famiglia della ragazza non avrebbe mai accettato quell’unione e la conversione all’islam della figlia e così, dopo più di cinque anni dalla fuga da casa, i fratelli l’avrebbero rintracciata per ucciderla assieme al maggiore dei suoi figli, di cinque anni”.
Un delitto – se davvero si fosse verificato – davvero barbaro.

La Galeffi, però, rileva numerose incongruenze: “I maggiori quotidiani italiani (…) hanno riportato la notizia, ma dell’accadimento non vi è invece traccia nei maggiori quotidiani statunitensi, britannici e in genere esteri. Neppure sembrano esserne a conoscenza le agenzie stampa mediorientali. In verità, un quotidiano non italiano che ne parla esiste, si tratta di Al Masry Alyoum, un foglio egiziano creato nel 2004 da un magnate locale secondo molte voci filomusulmano, ma per tutti comunque affidabile (…) I giornali italiani che riportano la notizia copiano, pari pari, la traduzione dall’inglese del citato quotidiano egiziano, senza alcuna aggiunta. È per tutti davvero l’unica fonte disponibile? Troppo poco”. (Per la precisione, Al Masry Alyoum è l’unica testata mediorientale ad aver ripreso l’episodio tra quelle che hanno un’edizione in lingua inglese. Il primo quotidiano in lingua araba ad aver dato la notizia sembra essere stato Al Shorouk. Ndr).

La Galeffi spiega anche tutti i dubbî che avrebbero dovuto indurre a soppesare la notizia (un’unica fonte, le incongruenze del racconto, ecc.): gli stessi dubbî che hanno indotto i principali media mondiali a non riprenderla, e che avevano probabilmente insospettito i lettori più accorti.

Per chi ha la pazienza di farle, le verifiche, la verità – o almeno la verosimiglianza dei fatti - viene fuori.
Sempre la Galeffi, in un successivo articolo del 3 maggio, segnala la pubblicazione di un video (nello spazio blog della Cnn) con la tortura di tre uomini, che sarebbero i tre fratelli cristiani indotti a confessare di aver ucciso la sorella convertita all’islam.
Ma, soprattutto, segnala che quella notizia piena di stranezze è scomparsa anche dal sito web di Al Masry Alyoum (è restata solo la notizia delle conseguenti proteste degli estremisti salafiti).

Insomma: non sappiamo se la notizia sia interamente falsa (non è mai esistita nessuna Salwa Adel), se è deformata (è morta per motivi non religiosi), se è strumentalizzata o altro. Di certo, anche laddove vi fosse un fondamento, si tratterebbe di una “non notizia”, cioè di un evento di cui non si conoscono (e non sono stati ricercati) contorni e significato.

Rilanciando una “non notizia”, per di più senza nemmeno l'uso del condizionale o la manifestazione di dubbio alcuno, il giornalismo italiano si è distinto per approssimazione. Ma, forse, anche per faziosità ideologica.

Un episodio di violenza da parte cristiana, infatti, poteva essere utilizzato per sostenere la tesi secondo la quale i torti tra le parti – musulmani e cristiani - sono ugualmente distribuiti, per cui non serve invocare un intervento dell’Occidente a sostegno dei diritti umani di minoranze oppresse (che invece, come detto, esistono).
Inoltre, un evento tanto scioccante – l’omicidio di una sorella e di un nipotino di cinque anni - poteva servire da conferma alle teorie di quanti denunciano la pericolosità di tutte le religioni, fonti di fanatismo (o, almeno, di “integralismo” e “ingerenze”). Per cui sarebbe bene ridimensionarle, anche a casa nostra…

Questa faziosità ideologica magari non è intenzionale, costruita a tavolino, ma rischia di essere un abito mentale che indebolisce il necessario scrupolo giornalistico.

P.S.: Tra le testate che hanno riportato la notizia c’è anche Avvenire. Esclusa la faziosità anticristiana, resta un’inspiegabile approssimazione in una testata che si distingue normalmente per prudenza e cura professionale. E non è la prima volta: anche nell’attentato alla deputata americana, Avvenire era incorso nello scivolone di una titolazione ambigua. Che – in questo succedersi di gaffes - ci sia il timore inconscio di sembrare pregiudizialmente “cattolici”, di essere etichettati come “censori”?



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