PRIMA PAGINA
faq
Mappa del sito
Temi caldi
Temi caldi
Notizie
Attualità
Politica
Economia
In Europa
Nel Mondo
Contrappunti
Intorno a noi
Città e Quartieri
La Regione
Religione
Notizie e commenti
Cattolici e politica
Documenti ecclesiali
Link utili
Cultura
Libri
Cinema
Musica
Fumetti e Cartoni
Teatro
Arte ed eventi
Storia
Scienze e natura
Rubriche
Focus TV
Sport
Mangiar bene
Salute
Amore e Psiche
Soldi
Diritti
Viaggi e motori
Tecnologia
Buonumore
Login Utente
Username

Password

Ricordami
Dimenticata la password?
Indicizzazione
Convenzioni


Rubriche - Sport
Lo sport più popolare al mondo è più di un semplice gioco (o industria) Stampa E-mail
Perché i Mondiali 2018 e 2022 a Russia e Qatar
      Scritto da Matteo Pirritano
10/01/11

Il 2 dicembre scorso, a Zurigo, il presidente della FIFA Blatter ed i 21 membri dell’Esecutivo hanno assegnato i Mondiali 2018 alla Russia e quelli del 2022 al Qatar.

La scelta è stata contestata sin da subito. Le nazioni eliminate hanno tuonato, anche perché i loro “fascicoli” (la presentazione di strutture, ricettività, capacità logistiche) sembravano migliori.

Spagna e Portogallo hanno espresso rammarico per voce di sportivi rappresentanti del loro Paese.
Gli USA attraverso il presidente Obama in persona, che, dopo lo smacco subito con le Olimpiadi 2016 - dove alla sua Chicago è stata preferita Rio -, non ha preso bene quest’altra sconfitta, giudicando l’assegnazione al Qatar “una scelta sbagliata”.
Gli inglesi hanno fatto trapelare la loro evidente amarezza attraverso il principe William. Nella patria del football sono rimasti davvero sorpresi: pensavano che stadi, infrastrutture, la mancata organizzazione dell’evento da oltre cinquant’anni (al momento in cui saranno disputate le edizioni assegnate) e l’entusiasmo dei tifosi sarebbero bastati. E invece: annichiliti, subito fuori prima di Olanda e Belgio. Scandalo a Buckingham Palace…

Dopo il Mondiale sudafricano, criticato per tanti motivi, la FIFA sceglie di nuovo due Paesi che ospiteranno la manifestazione per la prima volta.
Infatti, se nel 2014 gli occhi saranno puntati sul Paese che è forse il simbolo del calcio, il Brasile, nelle edizioni successive si andrà in nuove terre, cercando di trasmettere valori che vadano oltre il semplice gioco (o l’industria dello spettacolo), tentando di abbattere confini politico-sociali.

La scelta è audace, coraggiosa.

In Sudafrica è stata la festa del calcio, delle vuvuzelas assordanti, della storia di un popolo con il suo dramma , con la sua speranza, con la sua umanità. In una terra dove Nelson Mandela sfruttò il linguaggio dello sport contro l’apartheid.

Anche la Russia, nazione con grande tradizione calcistica, nel 2018 affronterà una sfida storica che -per un paese bloccato tra vecchio e nuovo Mondo - è quella finalmente di mostrarsi, di aprirsi, di non rappresentare più una sorta di libro chiuso.

Serviranno 13 stadi nuovi più 3 da ristrutturare. Ma questo non rappresenterà certo un problema per un paese molto potente da un punto di vista economico, con un colosso come la Gazprom alle spalle che coprirà i già preventivati problemi di organizzazione.

Il fatto che la Russia sia una grande potenza economica non può però essere considerato il fattore determinante della scelta. In fondo gli esclusi - Inghilterra, Giappone e Stati Uniti - non sono certo paesi poveri….
(Sorvoliamo sulle accuse di “corruzione” fatte girare da alcuni tabloids inglesi, che forse hanno voluto evocare casi del genere emersi a proposito dell'assegnazione degli Europei del 2012; ma si tratta di accuse che, se non provate, hanno il sapore di uno scarso spirito sportivo nell’accettare la sconfitta).

Non ci mettiamo dunque a contestare il “dio denaro“ per partito preso, perché la storia del calcio ed in particolare dei Mondiali è piena di scomode verità. Non cadiamo nella demagogia spicciola di contestare quella che è la dimensione economica del Mondiale, la quale serve anche a garantirne la riuscita.

Se parliamo di valori dello sport, poi, la Russia merita un’occasione. Ricordiamo i grandi atleti dell’era sovietica (che indubbiamente erano anche un’occasione di vetrina per il regime), ed ora aspettiamo di vedere la nuova generazione di talenti venuta fuori dal processo di formazione di una nuova nazione.

La stessa occasione è stata offerta a Ucraina e Polonia con gli Europei del 2012, che potranno essere già un primo viatico per far aprire l’Europa dell’Est al mondo.

Qualche perplessità sulla scelta – per il 2022 - del Qatar, un Paese con circa due milioni di abitanti, con nessuna tradizione calcistica e poca prospettiva di crearne una.
Ma Ahmad Bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar (sponsor del Barcellona, possibile acquirente del Manchester United), ed altri suoi ‘colleghi’ (come l’emiro di Abu Dhabi proprietario del Manchester City), negli ultimi anni stanno investendo grandi capitali nel calcio, in particolare europeo.

Il Qatar si trova in una posizione strategica, essendo ad un’ora di volo dall’area mediorientale.

A Doha nasceranno 10 stadi su 12 dal nulla: il progetto è di smantellarli nel 2023 e regalare i pezzi utili ai paesi bisognosi.

È vero che le condizioni meteorologiche in estate sono proibitive, ma le risorse del Qatar, il “paradiso” del Medio Oriente, sono capaci superare i problemi di caldo eccessivo, e forse potranno fornire un aiuto potenziale alla crescita del calcio in zone climatiche avverse.
Quindi: stadi chiusi con l’aria condizionata; si giocherà più tardi del solito, tra le 22 e le 23 locali.

L’idea è anche quella di far giocare alcuni incontri in paesi limitrofi.
È un’apertura al mondo arabo, che aveva cercato altre volte di organizzare il Mondiale candidando Marocco ed Egitto, ed era legittimo che pretendesse di impegnarsi per organizzare un simile evento.

Insomma, dodici anni a disposizione per realizzare un sogno, coinvolgendo anche altri Paesi come Egitto, Libano, Bahrein, cercando di evitare che questo evento risulti fine a se stesso, a zero impatto culturale. La Coppa potrebbe essere il primo passo per provare a superare le enormi differenze culturali e far sì che lo sport diventi terreno d’incontro su cui far convergere e mediare istanze diverse.

C’è voglia di cambiamento.

L’importante è che il calcio, pur essendo ormai una grande industria, non perda per strada il suo contenuto essenziale: il piacere, il divertimento puro, la capacità di sorprendere (anche nei risultati: ricordiamo la vittoria di un Europeo da parte della Grecia, o le semifinali mondiali raggiunte dalla Bulgaria nel 1994, dalla Turchia nel 2002, dall’Uruguay nell’ultima edizione disputatasi).

Il calcio ha bisogno di guardare al futuro ampliando il suo ruolo: da più grande forma di intrattenimento del mondo, a veicolo capace di plasmare valori, ispirare l’impegno sociale e creare modelli di business sostenibili.

Perché esso non è metafora della vita, ma è parte di essa.



Giudizio Utente: / 23

ScarsoOttimo 




Ricerca Avanzata
Aggiungi questo sito ai tuoi preferitiPreferiti
Imposta questa pagina come la tua home pageHomepage
Agorà
Lettere e Forum
Segnalazioni
Associazionismo
Comunicati
Formazione
Dagli Atenei
Orientamento
Lavoro
Concorsi
Orientamento
Impresa oggi
Link utili
Informazione
Associazionismo
Tempo libero
Utilità varie
Link consigliati
Zenit.org
La nuova Bussola
   Quotidiana
Storia libera
Scienza e fede
Il Timone
Google
Bing
YouTube
meteo
mappe e itinerari
Google Maps e
  Street View
TuttoCittà Street
  View
Link amici
Facciamoci sentire



Questo sito utilizza Mambo, un software libero rilasciato su licenza Gnu/Gpl.
© Miro International Pty Ltd 2000 - 2005