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Focus TV - Notizie e commenti
W le repliche in tv? Stampa E-mail
Segno di pigrizia dei programmatori oppure occasione per recuperare prodotti di qualitą?
      Scritto da Giovanni Martino
06/09/10
Mina e Giorgio Gaber in una puntata di 'Senza rete'
Mina e Giorgio Gaber in una puntata di Senza rete
L’estate trascorsa è stata, ancora una volta, stagione di repliche televisive.

Il che suscita, puntualmente, accese polemiche di alcuni commentatori: “Basta con le repliche! Serve che le emittenti abbiano più coraggio, più apertura alle novità, più voglia di sperimentare e di investire!”

Queste critiche ci sembrano piuttosto superficiali.

Innanzitutto, è evidente che d’estate la gente esce più di casa e guarda meno la televisione (per fortuna!), per cui è ovvio che, essendo il pubblico meno numeroso, gli investimenti economici debbano essere ridotti.
“Ma con coraggio e intelligenza si possono sperimentare novità anche senza spendere molto!”.
A volte sì, anche se la ricetta non è facile come sembra.

Il problema, però, è un altro: ciò che dovremmo invocare dalla televisione (come da tutti i media) è la qualità, prima ancora che la novità.

La novità è un bene se serve ad evitare la stagnazione, ad attualizzare contenuti che si sono dimostrati validi, o a cercare nuove frontiere senza smarrire la bussola della qualità.

Al contrario il nuovismo, la smania dell’originalità a tutti i costi, il desiderio di sorprendere e di scioccare, hanno fatto degenerare la programmazione televisiva.

Se il mio scopo di emittente televisiva è quello di raggiungere più spettatori (e quindi più profitti) con ogni mezzo, posso essere tentata di seguire la scorciatoia di non coltivare il gradimento, bensì di solleticare la curiosità. E poiché alla curiosità verso un prodotto segue presto l’assuefazione, devo rilanciare su quel tavolo con prodotti sempre più spiazzanti…

Basti guardare al fenomeno dei reality-show, in cui abbiamo assistito all’escalation di effusioni in diretta, parolacce, bestemmie, sesso praticato, transessuali “misteriosi”, risse e… che altro ci aspetta?

Questa deriva produce guasti profondi nel gusto del telespettatore medio, che va disabituandosi a prodotti più “raffinati”, i quali richiedono – per essere apprezzati – più cultura, più disponibilità all’approfondimento e a cogliere le sfumature. Il che innesca un preoccupante circolo vizioso.

Il fenomeno, forse, si inserisce in un costume più ampio: siamo passati da una società che custodiva gelosamente tutto, che non buttava via nulla, alla frenesia consumistica dell’usa e getta anche culturale.

A ben guardare, le “repliche” che più indispettiscono sono proprio quelle dei prodotti più recenti, più omologati con un gusto sempre più grossolano (a proposito di film: quante volte ci hanno riproposto Il matrimonio del mio migliore amico o Prima o poi mi sposo o altri ‘capolavori’ della commedia contemporanea? Gli amanti della commedia romantica americana - che è un genere di grande pregio – hanno mai visto L’appartamento o Dieci in amore ?).

Al contrario, in una logica di attenzione vera alla qualità potrebbero rientrare le repliche di programmi che hanno fatto la storia della televisione italiana, come i grandi sceneggiati (pare che oggi sia necessario chiamarli “fiction”…). Sarebbe anche utile, ad esempio, confezionare programmi che sappiano riproporre, in maniera fresca e selettiva (ma non sincopata: trasmissioni del tipo Da da da sono simpatiche ma inconsistenti), artisti – cantanti, attori, comici, ecc. - che hanno segnato la nostra cultura popolare, fornendo esibizioni senza tempo (e ben superiori a quelle di tanti moderni epigoni).

Qualcuno dirà: “Oggi non ha senso appellarsi ai programmatori delle emittenti tv: la libertà di scelta, con i canali del digitale terrestre e satellitari, con le possibilità di scaricare film da internet, è diventata quasi illimitata. E l’offerta contempla anche repliche di programmi televisivi d’autore”.
Vero. Non stiamo però discutendo della possibilità di accesso ai programmi, fortunatamente molto maggiore che in passato, ma della qualità della tv “generalista”, che continua ad essere seguita dalla fascia più ampia di pubblico e che più influenza la cultura popolare.

Certamente, anche le repliche del programma più gradito debbono essere ‘oculate’: bisognerebbe evitare di riproporre sino alla nausea gli stessi film di Totò, per di più privi di ogni approfondimento che aiuti a leggere e capire il contesto in cui si situa quella comicità (è inevece encomiabile, al riguardo, lo sforzo fatto da La7 con la sua Valigia dei sogni).
Ma quando ci accorgiamo che molti giovanissimi non conoscono (si badi bene: non è che non li apprezzano; proprio non li conoscono!) Totò o Sordi, Mina o Gaber, Panelli o Lupo… W le repliche intelligenti! (Non solo repliche, ovviamente.)



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