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Agorà - Notizie dall'associazionismo
La scuola primaria italiana è un’eccellenza che va migliorata, non indebolita Stampa E-mail
Intervista al Presidente dell’AIMC, l'Associazione Italiana Maestri Cattolici
      Scritto da Rosa Musto* a colloquio con Giuseppe Desideri
08/02/10

*esperto in comunicazione pubblica ed istituzionale in servizio presso il MIUR


Il Presidente nazionale dell’AIMC Giuseppe Desideri, eletto il 5 gennaio 2010, è napoletano. Docente di scuola primaria, è da diversi anni impegnato come esperto in attività formative e nell’associazionismo culturale e sociale. Giornalista pubblicista, è già dal 2002 Direttore della Rivista AIMC “Il maestro”.

Quali sono i cambiamenti che investono oggi la scuola primaria (“elementare”)?

Le norme attuali vincolano la scuola primaria limitando gli spazi di autonomia didattica e organizzativa. E’ vero che alcuni sprechi del passato hanno prodotto danni che vanno colpiti di certo in modo mirato, con un efficace sistema di valutazione costi/benefici. Ciò dovrebbe avvenire, però, senza intaccare la qualità; anzi, bisognerebbe colpire proprio per migliorare la qualità della scuola. I paletti rigidi fissati oggi, al contrario, danneggiano la scuola primaria che, a parere dell’OCSE, rappresenta una dei sistemi scolastici migliori esistenti - fra le prime cinque - a livello internazionale. Quando un Paese vuole migliorare, evolversi, deve investire sull’istruzione; difatti, tutti i Paesi Asiatici (come India, Pakistan) oggi, per svilupparsi, stanno investendo molto nella scuola. La scuola non è il luogo di produzione di “un utile economico”, ma di “un utile nella conoscenza”, che impone regole e percorsi diversi per conseguirlo.

Alla luce dei cambiamenti in vigore, può ancora esistere il tempo pieno a scuola?

Il tempo pieno come possibilità da realizzare esiste sempre, ma fa i conti con la realtà, cioè con la disponibilità o meno di risorse. Inoltre è obbligatorio che l’Ente locale garantisca i servizi, senza questo la scuola non può realizzare il tempo pieno. Con la riduzione dei finanziamenti è stata abolita la compresenza di docenti in classe, fattore che incide negativamente sulla didattica e quindi sul successo dei nostri allievi nei diversi percorsi di apprendimento.

Come articolare la frequenza in classe degli alunni stranieri?

La nostra è una scuola che deve vivere i suoi tempi. L’aumento della frequenza degli allievi stranieri è una realtà che non può essere ignorata o trattata con scelte inadeguate e superficiali. La realtà straniera a scuola ci invita ad approfondire il valore dell’accoglienza sia sul piano umano, che culturale. Creare limiti, barriere, senza considerare la specificità dei casi, può determinare l’eventuale incremento delle scuole differenziate per etnia, da considerare un insuccesso sul piano dell’inclusione sociale. Ciò alimenterebbe lo sviluppo di una realtà ghetto, espressione di emarginazione socio-culturale e di consolidamento delle differenze delle minoranze.

Quale futuro ipotizza l’AIMC per la nostra scuola?

L’AIMC, forte dei valori umani e spirituali che sostiene, intende agire non in opposizione, ma secondo un atteggiamento dialogico, ponendo in evidenza le corresponsabilità di ognuno nel governo della scuola. Dalla scuola dipende il futuro del nostro Paese e quindi fare ricerca sarà la nostra missione. La ricerca seria, che offra contributi alla didattica e al successo formativo dei nostri allievi e allieve. I fini della scuola devono senz’altro avvalersi dei contributi di tutti, anche delle famiglie, ma la parte specifica del processo di apprendimento va affidata a coloro che operano con competenza, i docenti, nel pieno riconoscimento della loro reale professionalità.



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