«A volte il potere diventa una gabbia insostenibile da cui si vuole fuggire, ma inconsciamente. In apparenza forti, sempre pronti a decidere, sottoposti a pressioni e a scelte che possono anche non piacere o con le quali si scende a compromessi, pur di aumentare il proprio potere e soddisfare le ambizioni. Nell'inconscio invece si diventa sempre più sofferenti, pronti a tutto pur di uscire dalla gabbia.
Ecco allora che la trasgressione, il rischio, l'annullamento delle inibizioni, diventano quella doppia vita spericolata che se va male ti libera e se va bene ti dà una scarica di adrenalina senza pari. E l'inconscio del potente 'logorato' cerca lo scandalo liberatorio. Un autolesionismo che riporta alle proprie radici, alla felicità della semplicità, a una normalità scordata ma mai tanto desiderata. L’essere scoperti diventa urlo liberatorio».
Il caso del governatore Piero Marrazzo ricorda quanto accaduto ad altre personalità di potere. Raffaele Morelli, psicoterapeuta e direttore di Riza Psicosomatica, apre la porta alle riflessioni: «I veri grandi uomini restano semplici, umili, con amici e famiglia al fianco, in una normalità che li preserva dal potere che dà alla testa. Altri, invece, senza accorgersene, perdono il contatto con i valori più semplici, entrano nella gabbia. Ed è solo cadendo rovinosamente a terra che ritrovano quell’identità che non sanno di aver perso. E che inconsciamente ridesiderano».
Chi non è consapevole della gabbia in cui si trova, «usa» quindi l’inconscio come grimaldello? «In un certo senso è così. La trasgressione a rischio diventa una droga: continue scariche di adrenalina che permettono di sopportare la gabbia. Allora, ecco che è l’inconscio a creare la situazione liberatoria. Le condizioni in cui si rischia sempre più di essere scoperti, di essere ricattabili per qualcosa di scandaloso. L’inconscio apre violentemente la gabbia». (...)
Estratto di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera