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Ricerca medica e "fuga di cervelli" Stampa E-mail
Intervista al dott. Cossu, impegnato nella ricerca di cure per la distrofia muscolare
      Scritto da Carlotta Colarieti a colloquio con Giulio Cossu
21/09/09

il dott. Giulio CossuIn un momento in cui l’Italia è attraversata da una profonda crisi che non riguarda semplicemente gli aspetti puramente economici della nostra società è giusto dedicare visibilità al fenomeno della “fuga dei cervelli”. Ciò che porta molti neo-laureati e ricercatori affermati a lasciare il proprio paese per lavorare all’estero. Questo non è semplicemente un fenomeno di costume, ma la manifestazione dell’instabilità italiana che passa dalle università arrivando sino ai centri di ricerca e che, considerato il numero degli “emigranti”, concorre a creare un clima di sfiducia e di scarsa attrattiva nelle opportunità lavorative che il nostro paese può offrire.

Per approfondire la questione è giusto interpellare chi, per il lavoro che svolge, si trova a stretto contatto con queste realtà, troppo spesso lontane dalle attenzioni mediatiche. In merito all’argomento il dott. Giulio Cossu, direttore della Divisione di Medicina Rigenerativa all’ospedale S. Raffaele di Milano, ci fornirà delucidazioni riguardo sì al fenomeno della fuga dei cervelli, ma anche e soprattutto all’importante ricerca che sta per portare a termine, la possibile cura per la distrofia muscolare di Duchenne.

Dott. Cossu, la sua ricerca si propone l’utilizzo delle cellule staminali nella cura della distrofia muscolare, ma potrebbe spiegarci di che tipo di malattia si tratta, chi colpisce e come si sviluppa?

La distrofia muscolare è la più comune tra le malattie rare, una mutazione a carico del gene della distrofina, e colpisce in media un bambino maschio ogni 24.000. Questa malattia cronica è diagnosticata quando il bambino comincia a camminare: i genitori notano da subito un progressivo peggioramento nell’utilizzo delle gambe e nella camminata stessa. La distrofia muscolare è una malattia logorante; il paziente arriva, nel migliore dei casi, ai trentacinque-quaranta anni di vita, passando dalla sedia a rotelle ad una paralisi quasi completa, e diviene dipendente da un respiratore, attendendo lucidamente la morte per insufficienza cardiaca o respiratoria.

La sua ricerca si propone di sconfiggere questa malattia, siete giunti a conclusioni importanti trovando una possibile cura. Quanto tempo ci vorrà prima che la distrofia non sia più un male cronico?

Nel mio lavoro è pericoloso dare delle scadenze. Per questa ricerca siamo partiti con quarantacinque bambini affetti dalla distrofia di Duchenne che avessero un fratello o una sorella potenziali donatori compatibili: ai test sono risultati idonei in nove. Alcuni tra coloro risultati non idonei hanno comunque accettato di rimanere altri, invece, hanno rinunciato. Le precedenti sperimentazioni di esito positivo, infatti, sono avvenute testando cani e topi, e questo comporta una grande speranza, ma anche molti punti interrogativi sul risultato della sperimentazione sull’uomo.

E’ vero che le cellule staminali, ad oggi, si presentano come la chiave per la cura di molte malattie, oltre la distrofia?

Sì, è vero, esistono vari tipi di staminali tra cui la staminale embrionale, la quale tra le sue proprietà presenta quella di poter andare ad agire su praticamente tutti i tessuti.

Sappiamo che il tema sull’uso della staminale embrionale in ambito medico ha trascinato dietro di sé moltissime polemiche, soprattutto da parte della Chiesa Cattolica. Perché tante proteste?

La Chiesa Cattolica recrimina il fatto che per utilizzare le cellule staminali embrionali umane bisogna servirsi direttamente dall’embrione stesso. Questo è il motivo etico della contesa. In realtà, poco tempo fa, Yamanaka, un ricercatore giapponese, ha scoperto il modo di riportare le cellule adulte allo stato di cellule embrionali. Questo eliminerebbe ogni problema dal punto di vista morale.

Secondo lei, come vivono i colleghi cattolici il conflitto etico “fede-scienza”?

Nella mia carriera mi è capitato di dover lavorare anche su feti, ovviamente risultato di aborti terapeutici. Queste sono esperienze che ovviamente non ci lasciano impassibili, perché manipolare tessuti e cellule umane pone comunque una serie di problemi emotivi ed etici. In Italia, dove risiedono la maggior parte dei miei colleghi cattolici, l’utilizzo delle cellule staminali embrionali umane non è molto diffuso, sia per motivi legati al sentire religioso ed etico di alcuni, sia per i problemi logistici ed economici (questa ricerca non viene finanziata) che invece colpiscono credenti e non.

Recentemente due ricercatori italiani, “emigrati” dopo aver accusato l’Italia e le sue realtà accademiche di nepotismo (La Stampa, 18 Ago 2009), rivelano in USA importanti scoperte sui tumori maligni. Questo ci porta ancora una volta a riflettere sulla cosiddetta fuga dei cervelli dall’Italia. Perché questi scienziati fuggono? Crede anche lei che per i nostri neo-laureati questa sia davvero l’unica strada percorribile?

La globalizzazione ha portato l’eliminazione dei confini nazionali nel campo della ricerca. La ricerca scientifica e le scoperte  sono “progresso globale” e non appartengono  allo Stato che le ha conseguite. Non è neanche strano che molti Italiani decidano di spostarsi all’estero come fanno gli studiosi di tutto il mondo. Il problema reale è che nessuno venga in Italia. La realtà è che qui coloro che gestiscono i finanziamenti e assegnano posti universitari sono più che altro accademici e politici, lontani dal mondo della ricerca, e non ricercatori; i quali, impegnati sul fronte scientifico, si ritrovano a dover lavorare quasi esclusivamente con finanziamenti a breve termine (Comunità Europea; Associazioni e charities) e difficili da conquistare.

Infine: tra dieci anni come vede Giulio Cossu - il medico - la ricerca in Italia, e come  Giulio Cossu - il cittadino - guarda, più generalmente, all’Italia?

Per quanto riguarda la ricerca, siamo arrivati ad un punto di svolta. Negli ultimi anni si è giunti a scoperte che hanno sicuramente modificato la durata e la qualità della vita delle persone malate. Rimangono molti interrogativi: come andranno questi sviluppi a influire sulla società italiana? Come potrà il sistema sanitario nazionale sopportare i costi elevati delle nuove terapie? Come reagirà il mondo accademico?
Per quanto riguarda la seconda domanda, vedo critica la situazione dell’Italia tra dieci anni, soprattutto riflettendo sull’attuale Governo in carica e, purtroppo, anche sull’opposizione.

 

Sul tema dei rapporti tra fede, scienza e diritti della persona umana, v. anche, nel nostro sito (nella sezione "Temi caldi"), gli articoli contenuti nella categoria Bioetica.
Sul tema specifico delle cellule staminali e dell'ingegneria genetica (collegati alla fecondazione artificiale, oltre che alla ricerca medica), v. la categoria
Fecondazione artificiale



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