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"Caritas in veritate", i bersagli nascosti Stampa E-mail
Viaggio nell'enciclica a caccia di allusioni e riferimenti non citati ma ben intuibili
      Scritto da Gerolamo Fazzini
15/07/09

Prendetelo come un gioco. Serio, però. Dopo una lettura approfondita, Missionline.org si è avventurato in un'operazione rischiosa ma (ci pare) intellettualmente stimolante. E fors'anche utile: rintracciare i riferimenti ideali, i personaggi della cultura o quelli del mondo cattolico, i temi e le polemiche che - osiamo immaginare - Benedetto XVI cita indirettamente lungo il suo argomentare.

Dietro questo che a qualcuno potrà sembrare un divertissement estivo, c'è il tentativo di collocare il messaggio di Papa Ratzinger nel contesto culturale di oggi, provando a individuare nodi culturali e argomenti di dibattito tutt'altro che ignoti alla Chiesa e al Papa. Del resto, la nostra sensazione, come già abbiamo avuto modo di spiegare, è che forse non tutti quelli che hanno applaudito la "Caritas in veritate" l'abbiano realmente letta integralmente. Ecco il risultato della nostra esplorazione.

No alla "decrescita", sì a "nuovi stili di vita"

In apertura di enciclica il Papa si dice aperto sostenitore dello sviluppo, a patto che sia a misura d'uomo. Dietro le righe è possibile individuare una presa di distanza da quanti - Serge Latouche su tutti - predicano la decrescita ("felice" o "sobria" fin che si vuole) come l'unica alternativa possibile. Il pensatore francese lo ha scritto in diversi saggi in cui lancia affronta i nodi della globalizzazione e le possibili risposte. Secondo Latouche - sociologo dell'economia ed epistemologo delle scienze umane, membro dell'INCAD (International Network for Cultural Alternatives to Development, Montreal) - "bisogna imparare a frenare, a rallentare, all'occorrenza a fermarsi, prima che altri lutti, altri cataclismi, altre guerre ci mettano a nudo di fronte alla nostra stupidità".

Ma la "Caritas in veritate" boccia l'idea che si debba "tornare indietro" sulla strada dello sviluppo. Ecco cosa sostiene il pontefice: "Si assiste all'insorgenza di ideologie che negano in toto l'utilità stessa dello sviluppo, ritenuto radicalmente antiumano e portatore solo di degradazione. si finisce per condannare non solo il modo distorto e ingiusto con cui gli uomini talvolta orientano il progresso, ma le stesse scoperte scientifiche, che, se ben usate, costituiscono invece un'opportunità di crescita per tutti. L'idea di un mondo senza sviluppo esprime sfiducia nell'uomo e in Dio. È, quindi, un grave errore disprezzare le capacità umane di controllare le distorsioni dello sviluppo o addirittura ignorare che l'uomo è costitutivamente proteso verso l'"essere di più". Vagheggiare l'utopia di un'umanità tornata all'originario stato di natura [è un modo] per separare il progresso dalla sua valutazione morale e, quindi, dalla nostra responsabilità". (n. 14).

Questo paragrafo, però, va letto in collegamento col n. 51 laddove il Papa dichiara la società odierna "a rivedere seriamente il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all'edonismo e al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano". E aggiunge: "È necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita, "nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti".

La "società in rete"? Da sola non basta

Al punto 19 dell'enciclica si legge un passaggio illuminante: "La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli". Qui il riferimento "nascosto" potrebbe essere La società in rete (Università Bocconi editore, 2002), un'opera citatissima del sociologo spagnolo Manuel Castells. L'interdipendenza tecnologico-mediatica, sembra dire il Papa, è un dato di fatto, ma da sola non dà all'uomo le ragioni per fondare la solidarietà.

Aggiunge Benedetto XVI: "La ragione, da sola, è in grado di cogliere l'uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità. Questa ha origine da una vocazione trascendente di Dio Padre, che ci ha amati per primo, insegnandoci per mezzo del Figlio che cosa sia la carità fraterna". (n. 19)

Libertà, uguaglianza e fraternità era anche il motto dell'illuminismo: ma quali sono stati i frutti reali di una Rivoluzione concepita senza Dio? Una ragione che non ammetta l'ipotesi-Dio, fa capire papa Benedetto XVI - schiude la porta alla violenza, nel momento in cui l'altro non è più riconosciuto come fratello.

Sì ai "farmaci generici", timida apertura per Ogm

Chi ancora pensasse che l'enciclica si muove entro gli angusti spazi di gabbie ideologiche, potrebbe essere smentito con due esempi limitati fin che si vuole ma significativi.

Al punto 22 Papa Ratzinger fa felici quanti, specie nel mondo del volontariato e della cooperazione, sostengono il diritto dei Paesi poveri (India, Brasile...) a realizzare farmaci generici, bypassando le multinazionali. "Ci sono forme eccessive di protezione della conoscenza da parte dei Paesi ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale, specialmente nel campo sanitario".

Pochi paragrafi dopo, al n. 27, l'enciclica apre invece (seppur - molto cautamente - agli Ogm), laddove afferma che "potrebbe risultare utile considerare le nuove frontiere che vengono aperte da un corretto impiego delle tecniche di produzione agricola tradizionali e di quelle innovative, supposto che esse siano state dopo adeguata verifica riconosciute opportune, rispettose dell'ambiente e attente alle popolazioni più svantaggiate". Stavolta non mancherà chi, dalla sponda no-global, mostrerà sorpresa e delusione.

Echi del Nobel Joseph Stiglitz

Uno dei più critici accusatori delle istituzioni finanziarie internazionali è Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia 2001 e già membro del board della Banca mondiale. Ebbene, al paragrafo 25, l'enciclica sembra riecheggiare le forti denunce di Stiglitz (che, fra l'altro, è membro della Pontificia Accademia delle Scienze sociali), quando afferma che "le politiche di bilancio, con i tagli alla spesa sociale, spesso anche promossi dalle Istituzioni finanziarie internazionali, possono lasciare i cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi; tale impotenza è accresciuta dalla mancanza di protezione efficace da parte delle associazioni dei lavoratori". Echi di Stiglitz (e dei suoi due libri La globalizzazione e i suoi oppositori, Einaudi 2005, e La globalizzazione che funziona, Einaudi 2006) sono rintracciabili qua e là nel testo.

"Colonizzazione dell'immaginario": un pericolo

C'è un passaggio dell'enciclica - al n. 26 - che richiama alla memoria Aminata Traorè, ex ministro del Mali, e il suo libro L'immaginario violato, Ponte delle grazie 2002. Leggiamo il Papa: "Il pericolo opposto, che è costituito dall'appiattimento culturale e dall'omologazione dei comportamenti e degli stili di vita. In questo modo viene perduto il significato profondo della cultura delle varie Nazioni, delle tradizioni dei vari popoli, entro le quali la persona si misura con le domande fondamentali dell'esistenza".

Clicca qui per leggere una recente intervista a Aminata Traorè.

No alle ong umanitarie e abortiste

Fece scalpore, nel 2007, la decisione di una delle più grandi ong a difesa dei diritti umani, Amnesty International, di inserire il "diritto all'aborto" come uno dei "nuovi diritti umani" dell'era attuale. Una decisione che porto diversi esponenti di Chiesa a disdire la propria partecipazione alla benemerita associazione: anche la Comunità di Sant'Egidio, per bocca del suo fondatore Andrea Riccardi, prese le distanze da tale scelta.

E il Papa non lesina critiche a scelte di questo genere. Si legge al n. 28: "Alcune Organizzazioni non governative, poi, operano attivamente per la diffusione dell'aborto, promuovendo talvolta nei Paesi poveri l'adozione della pratica della sterilizzazione, anche su donne inconsapevoli."

Clicca qui per un intervento sul caso Amnesty. L'ultimo caso di tale posizione di Amnesty è di questi giorni in Perù. Clicca qui per approfondire la questione.

Aborto in cambio di aiuti internazionali

Sempre in tema di rispetto della vita, Benedetto XVI denuncia la prassi sempre più in voga di concedere aiuti internazionali da parte degli Stati più ricchi in cambio dell'imposizione legislativa dell'aborto nei Paesi in via di sviluppo. Ancora al punto 28: "Vi è inoltre il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati a determinate politiche sanitarie implicanti di fatto l'imposizione di un forte controllo delle nascite".

Di recente è da segnalare il caso del governo svedese che ha deciso di tagliare gli aiuti internazionali verso quei paesi del Sud del mondo che non promuovono politiche abortiste, ad esempio Honduras, Guatemala, Perù. 

Lobbyies eutanasiche nel Sud del mondo

Sempre al punto 28 il Papa denuncia la deriva eutanasica in atto in alcune zone del Sud del mondo grazie ad azioni di lobby da parte di organizzazioni che promuovono la legalizzazione della "dolce morte". Il caso più recente è quello del Messico e della Colombia.

Clicca qui per un'interessante carrellata sulla situazione latinoamericana.

Ecco il riferimento del testo dell'enciclica: "Preoccupanti sono altresì tanto le legislazioni che prevedono l'eutanasia quanto le pressioni di gruppi nazionali e internazionali che ne rivendicano il riconoscimento giuridico".

Libertà religiosa e ateismo di Stato

Nel paragrafo 29, dedicato al tema della libertà religiosa, Benedetto XVI stigmatizza "l'ateismo pratico da parte di molti Paesi" che "contrasta con la necessità dello sviluppo dei popoli, sottraendo loro risorse spirituali e umane".

Ma quali sono gli esempi concreti in cui l'ateismo di Stato resta ancora valido? Seppur con sfumature diverse, possiamo citare i casi di Cina, Vietnam, Corea del Nord, Laos, paesi a guida comunista dove vige ancora l'indottrinamento material-marxista.

Clicca qui per visionare il Rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre 2008 sulla libertà religiosa nel mondo.

Plauso all'economia di comunione

Benedetto XVI non la cita direttamente, ma il riferimento all'esperienza dell'economia di comunione - nata all'interno del movimento dei focolari - è chiaro e suffragato dalle indicazioni di principio esposte nel punto 34. Laddove il Papa scrive: "Perché dono ricevuto da tutti, la carità nella verità è una forza che costituisce la comunità, unifica gli uomini secondo modalità in cui non ci sono barriere né confini. La comunità degli uomini può essere costituita da noi stessi, ma non potrà mai con le sole sue forze essere una comunità pienamente fraterna né essere spinta oltre ogni confine, ossia diventare una comunità veramente universale: l'unità del genere umano, una comunione fraterna oltre ogni divisione, nasce dalla con-vocazione della parola di Dio-Amore. Nell'affrontare questa decisiva questione, dobbiamo precisare, da un lato, che la logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone ad essa in un secondo momento e dall'esterno e, dall'altro, che lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità".

Clicca qui per conoscere qualcosa in più sull'economia di comunione.

Vade retro, Cassandre no-global

Il pontefice non apprezza le visioni "apocalittiche" del movimento no-global, anche nelle sue versioni "impegnate" di teorizzazione della presenza di un Impero anonimo, totalizzante, fagocitante (Noam Chomsky, per fare un nome).

E lo scrive bene al punto 42: "Nonostante alcune sue dimensioni strutturali che non vanno negate ma nemmeno assolutizzate, «la globalizzazione, a priori, non è né buona né cattiva. Sarà ciò che le persone ne faranno».  Non dobbiamo esserne vittime, ma protagonisti, procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e dalla verità. Opporvisi ciecamente sarebbe un atteggiamento sbagliato, preconcetto, che finirebbe per ignorare un processo contrassegnato anche da aspetti positivi, con il rischio di perdere una grande occasione di inserirsi nelle molteplici opportunità di sviluppo da esso offerte. I processi di globalizzazione, adeguatamente concepiti e gestiti, offrono la possibilità di una grande ridistribuzione della ricchezza a livello planetario come in precedenza non era mai avvenuto; se mal gestiti, possono invece far crescere povertà e disuguaglianza, nonché contagiare con una crisi l'intero mondo. Bisogna correggerne le disfunzioni, anche gravi, che introducono nuove divisioni tra i popoli e dentro i popoli e fare in modo che la ridistribuzione della ricchezza non avvenga con una ridistribuzione della povertà o addirittura con una sua accentuazione, come una cattiva gestione della situazione attuale potrebbe farci temere."

Bene Yunus e il microcredito

Il fondatore della Grameen Bank e premio nobel per la pace Mohammud Yunus trova in Benedetto XVI un inedito plauso. Laddove il Papa loda il microcredito come misura economica efficace per causare sviluppo nei Paesi poveri. Sentiamolo al punto 45: "Rispondere alle esigenze morali più profonde della persona ha anche importanti e benefiche ricadute sul piano economico. L'economia infatti ha bisogno dell'etica per il suo corretto funzionamento; non di un'etica qualsiasi, bensì di un'etica amica della persona. Oggi si parla molto di etica in campo economico, finanziario, aziendale. Nascono Centri di studio e percorsi formativi di business ethics; si diffonde nel mondo sviluppato il sistema delle certificazioni etiche, sulla scia del movimento di idee nato intorno alla responsabilità sociale dell'impresa. Le banche propongono conti e fondi di investimento cosiddetti «etici». Si sviluppa una «finanza etica», soprattutto mediante il microcredito e, più in generale, la microfinanza. Questi processi suscitano apprezzamento e meritano un ampio sostegno".

Va peraltro ricordato, qui, che in diversi Paesi del Sud del mondo, esperienze di microcredito sono state condotte con successo da missionari assai prima del decollo di Grameen Bank.

Caste e spiritismo, freni allo sviluppo

Non viene citato, ma il Papa fa un chiaro riferimento all'induismo, con la sua visione di una società su scala religiosa determinata in maniera fatalistica. Tale visione dà origine alla pratica delle caste - il sistema sociale basato sulla classificazione religiosa delle persone - che opprime milioni di "intoccabili" nell'India ipertecnologica di oggi. Un problema, quello degli "intoccabili", che sta molto a cuore alla Chiesa indiana. Sentiamo l'Enciclica al n. 55: "Permangono talora retaggi culturali e religiosi che ingessano la società in caste sociali statiche, in credenze magiche irrispettose della dignità della persona, in atteggiamenti di soggezione a forze occulte. In questi contesti, l'amore e la verità trovano difficoltà ad affermarsi, con danno per l'autentico sviluppo.".

Oltre che all'induismo, l'enciclica potrebbe alludere anche a quei contesti (specie africani), in cui magia e spiritismo esercitano ancora oggi un forte condizionamento sulla persona e a livello sociale. Il Papa dice chiaramente che una "soggezione a forze occulte" mina l'esercizio della libertà, l'amore fatica ad affermarsi e il vero sviluppo viene così bloccato.

La religione fai-da-te frammenta la socialità

Sorprendente un passaggio del paragrafo 55, laddove il Papa sembra prendersela con il New Age: "Il mondo di oggi è attraversato da alcune culture a sfondo religioso, che non impegnano l'uomo alla comunione, ma lo isolano nella ricerca del benessere individuale, limitandosi a gratificarne le attese psicologiche. Anche una certa proliferazione di percorsi religiosi di piccoli gruppi o addirittura di singole persone, e il sincretismo religioso possono essere fattori di dispersione e di disimpegno. Un possibile effetto negativo del processo di globalizzazione è la tendenza a favorire tale sincretismo, alimentando forme di "religione" che estraniano le persone le une dalle altre anziché farle incontrare e le allontanano dalla realtà".

La religione fai-da-te, conclude Ratzinger, non impegnando l'uomo alla comunione di fatto si rivela fattore di disgregazione.

Aiuti allo sviluppo; sì, però...

Cosa dirà l'economista africana, Dambisa Moyo, originaria dello Zambia, formatasi a Oxford, leggendo il passaggio sugli aiuti internazionali allo sviluppo nell'enciclica? La Moyo è autrice di un libro che ha fatto molto discutere, Aid Dead, dedicato a quanto di nocivo nelle società africane causano gli aiuti umanitari.

Sentiamo la Caritas in veritate al n. 58: gli aiuti internazionali allo sviluppo "al di là delle intenzioni dei donatori, possono a volte mantenere un popolo in uno stato di dipendenza e perfino favorire situazioni di dominio locale e di sfruttamento all'interno del Paese aiutato. Gli aiuti economici, per essere veramente tali, non devono perseguire secondi fini. Devono essere erogati coinvolgendo non solo i governi dei Paesi interessati, ma anche gli attori economici locali e i soggetti della società civile portatori di cultura, comprese le Chiese locali".

Clicca qui per leggere un articolo del Washington Post dedicato a Dambisa Moyo.

Benedetto turismo responsabile

L'enciclica mostra di apprezzare apertamente il turismo responsabile. "Il turismo internazionale, non poche volte, - si legge al paragrafo 61 - è vissuto in modo consumistico ed edonistico, come evasione e con modalità organizzative tipiche dei Paesi di provenienza, così da non favorire un vero incontro tra persone e culture. Bisogna, allora, pensare a un turismo diverso, capace di promuovere una vera conoscenza reciproca, senza togliere spazio al riposo e al sano divertimento: un turismo di questo genere va incrementato, grazie anche ad un più stretto collegamento con le esperienze di cooperazione internazionale e di imprenditoria per lo sviluppo".

Sul sito di AITR (Associazione italiana turismo responsabile) una recente ricerca sul tema. Clicca qui per consultarla

Jacques Ellul bocciato

Jacques Ellul è stato un filosofo e storico francese, di confessione protestante, molto versatile nella ricerca e nell'indagine intellettuale. Il suo pensiero si è affermato come una critica risoluta e inesorabile contro la Tecnica, come testimonia il suo libro Il sistema tecnico (Jaca Book).

Eppure Benedetto XVI non è così categorico rispetto alla tecnica e anzi la considera qualcosa di "provvidenziale". Vedi il paragrafo 69: "La tecnica permette di dominare la materia, di ridurre i rischi, di risparmiare fatica, di migliorare le condizioni di vita. Essa risponde alla stessa vocazione del lavoro umano: nella tecnica, vista come opera del proprio genio, l'uomo riconosce se stesso e realizza la propria umanità. La tecnica è l'aspetto oggettivo dell'agire umano, la cui origine e ragion d'essere sta nell'elemento soggettivo: l'uomo che opera. Per questo la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l'uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo, esprime la tensione dell'animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di "coltivare e custodire la terra" (cfr Gn 2,15), che Dio ha affidato all'uomo e va orientata a rafforzare quell'alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere".

Clicca qui per leggere un recente articolo del Corriere della Sera su Jacques Ellul.


Pubblicato su www.missionline.org



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