I "quattro gatti" che abitualmente affollano San Pietro...
Nel Tg3 delle 19 andato in onda domenica 12 luglio, il “vaticanista” Roberto Balducci ha così commentato l’Angelus del Papa: “Domani Papa Ratzinger va in vacanza, dove lo attende il fresco delle montagne, un pianoforte nuovo, un barbecue e un grande ombrellone dove mangiare, leggere e riposare. Ci saranno anche due gatti, uno bianco e nero, e uno grigio e anche un po’ malandato, ma che gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti (forse un po’ di più) che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole”.
Il “caso” è stato sollevato dal vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, il deputato PD Giorgio Merlo (uno dei pochi che ha avuto “il coraggio e la pazienza” di ascoltare il Tg3, dove forse brinderebbero se avessero un seguito di almeno “quattro gatti”...). Merlo ha dichiarato: “è singolare ed inconsueto che una testata importante come il Tg3 scivoli in questa anacronistica, e volgare, deriva anticlericale”.
Sottoscriveremmo la dichiarazione di Merlo, se non fosse che si è un po’ sbilanciato nel definire il Tg3 una “testata importante”.
Piuttosto, stupisce – ma non troppo – una certa solidarietà corporativa dimostrata dagli altri media, che hanno sminuito la notizia, riportando soprattutto l’affermazione sui “quattro gatti” (declassata a “infelice battuta”: ma se il seguito del Papa è così scarso, perché dà tanto fastidio?). Balducci, forse, voleva imitare l’illustre precedente di Giuseppe Stalin, e della sua battuta sulle “divisioni del Papa”; come se la necessità dei cristiani fosse quella di essere "in tanti"...
Piuttosto, è stata sottaciuta dai media l’affermazione più grave, quella per cui ci vuole “coraggio” ad ascoltare il Papa.
È vero che la fede cristiana richiede spesso coraggio e sacrificio. Ma li richiede per affrontare il martirio (la religione più perseguitata al mondo è, ancor oggi, quella cristiana), o – per noi che siamo più fortunati – per sopportare piccoli gesti di arroganza e supponenza.
Il buon Balducci, invece, intendeva dire che ci vuole “coraggio e pazienza” ad ascoltare quelle che sembra considerare scempiaggini: l’offesa al Papa, quindi, si estende agli “imbecilli” che lo ascoltano (e che magari non sono cristiani, ma persone interessate alla profondità del pensiero di un grande intellettuale come Ratzinger; o persone che - semplicemente - ascoltano prima di giudicare...).
Un simile disprezzo verso uomini e idee sarebbe sgradevole anche nel volantino di un “centro sociale autogestito”; è inammissibile in una testata del servizio pubblico.
Bene ha fatto il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, a rimuovere dall’incarico di “vaticanista” il fine umorista Balducci (che continuerà a far danni altrove a spese della RAI). Ma forse Di Bella dovrebbe mettere in discussione se stesso: perché Balducci lo aveva scelto lui, e perché per accorgersi dell’enormità di quel servizio ha dovuto attendere di essere bersaglio di polemiche.