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In Europa
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Zapatero ha cercato al telefono Bush per congratularsi dell’elezione. Attende ancora una risposta...
      Scritto da Renato Scattarella
22/12/04
zapatero_applaude.jpgSulla rubrica telefonica di Bush, alla voce “amici”, non solo Putin, Blair o Berlusconi; si sono aggiunti anche Chirac, Shroeder e perfino il “reazionario” Zapatero, tutti da settimane in fila con la cornetta in mano per congratularsi con il riconfermatissimo capo della Casa Bianca.

Semplice prassi diplomatica? Atti dovuti? Una cosa è certa: quei leaders europei che fino a qualche settimana fa tifavano per lo sfidante democratico e che erano stati fortemente scettici nei confronti della politica americana portata avanti da Bush, oggi stanno, non senza qualche imbarazzo, tentando di ricucire i rapporti come se niente fosse accaduto (Iraq compreso).

Ora, se per il capo dell’Eliseo e per il Cancelliere tedesco la missione sembrerebbe riuscita, diversa è la situazione per Zapatero. Pare infatti che il presidente Bush abbia inserito la segreteria telefonica quando ha sentito di una telefonata in arrivo da Madrid.

Citando una vecchia canzone, potremmo dire: “piange il telefono…” Sì, perché inizialmente la Casa Bianca - attraverso il suo portavoce Mclellan - aveva escluso di avere effettuato un diverso trattamento per il premier spagnolo, precisando che le telefonate del Presidente vengono programmate secondo la disponibilità reciproca degli interlocutori. Però nei giorni seguenti il presidente Bush incontra l’ex premier spagnolo, il popolare Josè Maria Aznar, in visita di cortesia a Washington, mettendo chiaramente in luce il fatto che per l’attuale gestione, quella del socialista Zapatero appunto, tira una brutta aria.

Escluso allora che si tratti di una questione di agenda, possiamo a ben ragione dire che è in corso un vero e proprio “caso” politico.

A Washington il silenzio è una conferma che la ferita (ritiro immediato delle truppe spagnole in Iraq, Zapatero ostentatamente seduto al passaggio della bandiera americana durante una sfilata) non si è ancora rimarginata, e non sappiamo fino a che punto l’amministrazione americana voglia tenere appeso ad un filo il riottoso Zapatero.

Gli americani hanno ridato forza a G. W. Bush, consegnandogli un secondo mandato ed una superiorità schiacciante al Congresso; una fiducia elettorale interclasse, dalle grandi lobbies industriali agli immigrati, passando per le famiglie medie americane, vero motore della vittoria.

In Europa molti non se lo aspettavano, i delusi però non si sono ancora presentati, fino ad ora abbiamo sentito solo le congratulazioni. Che sia un segnale positivo per il futuro?



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