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Cultura - Storia
Un martire dal genocidio armeno: Ignazio Maloyan Stampa E-mail
Un sacrificio che è anche luminosa testimonianza
      Scritto da Gabriele Vecchione
01/06/09

“La Chiesa è una Chiesa perseguitata. In realtà, se la Chiesa non fosse vittima della persecuzione, cesserebbe d’essere la Chiesa di Gesù Cristo, e perderebbe una prova della sua autenticità”.
(Pio X, Sinodo della Chiesa armena cattolica, 1911)


Choukrallah Maloyan (1) nasce a Mardin il 19 aprile 1869. Nel 1896 viene ordinato presbitero cattolico con il nome di Ignazio, in memoria del Martire di Antiochia. Grande uomo di cultura e conferenziere, viene più volte inviato in missione ad Alessandria ed al Cairo dove impara anche il francese, l’inglese e l’ebraico per avvicinarsi al testo originale della Bibbia. Nel 1911 viene creato Arcivescovo di Mardin. Attento alle esigenze di ordine materiale e spirituale, è stimato anche tra i dignitari del sultanato e viene decorato con dei riconoscimenti.

Il 30 aprile 1915 (il 24 – come abbiamo visto - è l’inizio del Metz Yeghern, il "Grande Male": il genocidio armeno), soldati turchi circondano la sua casa cercando armi e, non trovandole, distruggono l’archivio dell’arcivescovado. Il I maggio, capito ormai il vero piano sterminatore dei turchi, riunisce il clero e legge il suo testamento spirituale: “Da dove proviene il desiderio di vedere il nostro sangue di peccatori mescolato al sangue di uomini giusti e puri? Che i disegni dell’Altissimo si attuino in noi, qualunque sia il modo, anche con la deportazione o il martirio”.

Il 13 giugno monsignor Maloyan compare innanzi al tribunale di Chikhane con ventisette persone della sua comunità. Mamdouh Bey, il capo della polizia, chiede la consegna delle armi nascoste. Alla risposta  negativa (in quella sede il Vescovo ricorda di essere un cittadino fedele e stimato anche ad alti livelli), Bey gli propone la conversione all’Islam per avere salva la vita. Maloyan replica di nuovo che non avrebbe rinnegato Gesù e la Chiesa. Bey gli assesta uno schiaffo, mentre un soldato lo percuote violentemente con il calcio della pistola. Altri soldati gli strappano le unghie dei piedi e lo costringono a camminare. La sentenza viene letta dal capo della polizia: “Lo Stato vi ha concesso molti favori… in cambio, voi avete tradito il paese. Per questo siete condannati a morte. Tuttavia, se qualcuno diventa musulmano sarà liberato e tornerà a Mardin. In caso contrario, la sentenza sarà eseguita. Preparatevi ad esprimere la vostra ultima volontà”. Il Vescovo conferma che “noi non siamo mai stati infedeli verso lo Stato, ma se ci chiedete di essere infedeli verso la nostra religione, questo mai, mai e poi mai. Noi moriremo, ma moriremo per Cristo. Dovrete picchiarmi, lacerarmi con coltelli, con spade, con fucili, tagliarmi a pezzettini, perché non rinnegherò mai la mai fede. Questa è la mia risposta definitiva”. Mamdouh Bey propone al presule la conversione all’Islam, ma nuovamente Maloyan rifiuta: “La tua richiesta mi sorprende. Ti ho già detto che io vivo e muoio per la mia vera fede. Mi glorifico nella Croce”. Bey, infuriato, lo porta da solo a Kara-Keupru dove spara in fronte al Vescovo che, crollando a terra, dice: “Signore, abbi pietà di me; nelle tue mani affido il mio spirito”. Il potere turco dirà che si è trattato di una naturale “embolia coronarica”.

Nel primo massacro di Mardin, vengono uccise altre 415 persone. 1600 cristiani della stessa città vengono deportati, costretti a camminare legati l’un l’altro con delle corde ed incatenati. Massacrati selvaggiamente, i loro corpi vengono gettati nei pozzi.

La storia di Ignazio Maloyan, peraltro poi beatificato da Giovanni Paolo II e ufficialmente riconosciuto Martire, è paradigmatica del genocidio armeno: non solo per l’odio del governo turco per la minoranza cristiana, ancorché ufficialmente laico soprattutto con Kemal Ataturk, ma anche per l’efferatezza degli ordini di un impero agonizzante che non si rassegna a morire e per questo disumanizza, relativizza, spersonalizza l’individuo armeno.
Ed anche perché, se è vero che il ‘900 è stato “il secolo dei genocidi” (Bernard Bruneteau) e quello armeno è stato il prototipo di tutti i successivi genocidi, Ignazio Maloyan ed i suoi compagni sono il prototipo di tutte quelle vittime innocenti che, con il loro eroismo e prontezza al martirio in vista di un bene maggiore - la testimonianza di un ideale o di un credo o un sacrificio parenetico - hanno fatto da contraltare a “tutta la violenza di un secolo” (Marcello Flores), recuperando quel senso profondo di umanità che molte ideologie totalitarie o nazionaliste hanno cercato e cercano di svilire e cancellare.

____________________

(1) Le non numerose testimonianze sulla vita di Ignazio Maloyan si trovano eminentemente in:
- Varoujan Aharonian, Ignazio Maloyan, vescovo martire di Mardin, in “Radici Cristiane”, n. 23, aprile 2007;
- Gianpiero Pettiti, al seguente indirizzo internet: http://www.santiebeati.it/dettaglio/90336.
 Il testamento spirituale di Maloyan si può leggere all’url: http://www.sanbartolomeo.org/memory.aspx?ln=it&id=5&m=52



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