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Hai un virus? L’antibiotico non serve (anzi fa male) Stampa E-mail
L’influenza A-H1N1 ("suina") e le infezioni virali. Quelle batteriche sono un’altra cosa
      Scritto da Giovanni Martino
04/05/09
Ultimo Aggiornamento: 02/11/09

Cresce la preoccupazione per la “pandemia” (epidemia che interessa vaste aree geografiche) derivante da un virus - A(H1N1) - il cui contagio viene dal Messico.

Questo contagio era stato inizialmente definito influenza “suina”: non perché si contragga mangiando carne suina, ma perché è nato da un virus presente nei maiali, e nel quale si è prodotta una mutazione che ne ha reso possibile la trasmissione per via aerea da maiale a uomo e – soprattutto – da uomo a uomo.
Pare che non si tratti di un virus mortale, se curato in tempo; ma è comunque estremamente contagioso e fonte di possibili complicazioni.

La domanda che ci poniamo è: siamo pronti ad affrontare la pandemia? Esistono cure?
Sembra di sì.

Trattandosi di un virus nuovo, sono stati elaborati da poco (e sono ancora poco sperimentati) i vaccini appositi, e quindi è una corsa contro il tempo lo sforzo di prevenire il contagio (ricordiamo che i vaccini sono preparati che hanno la capacità di contrastare un’infezione sviluppando una reazione immunitaria dell’organismo, a condizione che siano assunti prima del contagio).
Lo sforzo di prevenzione con il vaccino (che è distinto, e dovrà essere assunto separatamente, da quello contro l'influenza stagionale) coinvolge soprattutto le "categorie a rischio", cioè le persone affette da altre gravi patologie che possono complicarsi con l'attacco del virus influenzale.

Il rimedio per chi è stato già infettato, invece, è nell’assunzione di farmaci antivirali: sembra che ne esista un tipo abbastanza efficace, e che in Italia sia disponibile un quantitativo sufficiente. Non hanno nessuna efficacia, invece, gli antibiotici che molti italiani conservano nell’armadietto dei medicinali.

L’occasione è dunque utile per fornire alcune importanti indicazioni sul corretto uso dei farmaci.

L’infezione è la penetrazione e proliferazione, nell’organismo umano, di un microrganismo estraneo (germe) patogeno, cioè capace di generare una malattia infettiva.

Le infezioni possono dunque essere distinte in base alla natura del microrganismo che le provoca: avremo infezioni batteriche, virali, micotiche, protozoiche, ecc. a seconda che il microrganismo sia un batterio, un virus, un fungo, un protozoo (come il plasmodio della malaria). Le infezioni più comuni sono quelle batteriche e quelle virali. Non si tratta di una distinzione puramente accademica, poiché incide direttamente sull’uso – spesso imprudente – che facciamo dei farmaci.

Le infezioni batteriche sono quelle prodotte dai batterî, microrganismi unicellulari (procarioti), come il vibrione del colera, il tetano, la salmonella, lo streptococco e lo staffilococco (che provocano la tonsillite batterica), lo pneumococco (che provoca la polmonite e la meningite batteriche, l’endocardite), il bacillo di Koch (che provoca la tubercolosi), il bacillo di Hansen (che provoca la lebbra), il coccobacillo (che provoca la peste), ecc.
Queste infezioni sono generalmente molto virulente (possono avere esiti gravi), ma non molto contagiose (non si trasmettono facilmente per via aerea, tranne eccezioni come la tubercolosi).

Gli antibiotici (penicilline, cefalosporine, sulfamidici, ecc.) sono farmaci efficaci contro le infezioni batteriche, largamente utilizzati nei casi in cui non è stato sviluppato – o non è ritenuto opportuno – un vaccino. Gli antibiotici in commercio sono numerosi ed efficaci contro quasi tutti i batterî conosciuti, anche se l’uso eccessivo che se ne è fatto negli ultimi anni ha favorito lo sviluppo di ceppi batterici resistenti alla maggior parte degli antibiotici disponibili.

Il rischio che si sviluppino ceppi resistenti ad ogni antibiotico ha fatto emergere la necessità che sia rilanciata la ricerca di nuovi antibiotici.
Si tratta però di un rischio che non può essere combattuto solo con la ricerca scientifica, ma anche con un uso responsabile di questi farmaci, dunque:
- solo dopo che è stata appurata l'esistenza di un'infezione batterica (gli antibiotici non hanno efficacia preventiva - non sono vaccini, e non servono per le semplici malattie da raffreddamento);
- solo dietro prescrizione medica (spetta al medico valutare tipo e gravità dell'infezione);
- solo con le modalità che il medico stesso prescrive (ad esempio, non interrompendo mai la cura prima del previsto).

Un uso avventato degli antibiotici, oltre a compromettere la resistenza del proprio organismo verso infezioni future, può debilitare gravemente il fisico. Infatti, l’antibiotico aggredisce anche batterî “buoni”, come quelli naturalmente presenti nella nostra flora intestinale.

Gli antibiotici sono poi inutili – e, per i motivi che abbiamo appena descritto, anche dannosi – contro le infezioni virali (a meno che il virus, indebolendo il fisico, non abbia facilitato l'insorgenza di un'infezione batterica, le cosiddette "complicazioni": anche in questo caso, serve il giudizio del medico).

Infezioni virali sono quelle prodotte dai virus, microrganismi parassitarî che non sono veri organismi viventi, e che si riproducono utilizzando le strutture biologiche degli organismi che li ospitano: il virus dell’influenza (distinto in numerosi e sempre nuovi ceppi, cui si è aggiunta il nuovo tipo A-H1N1), quelli delle tonsilliti, polmoniti, meningiti virali (che hanno sintomi simili, ma cause evidentemente ben diverse dalle corrispondenti forme batteriche), delle epatiti, della poliomelite, degli herpes, il virus HIV dell’AIDS, ecc.

Queste infezioni sono generalmente meno virulente di quelle batteriche, ma si trasmettono con più facilità. Il problema principale è che non esistono ancora molti farmaci efficaci per curarle (anche perché è difficile aggredire i virus senza intaccare le cellule che li ospitano), quando non hanno un decorso benigno.
Gli antivirali sono farmaci di recentissima elaborazione, che funzionano in pochi casi e a volte hanno semplicemente un’azione virostatica (bloccano lo sviluppo dell’infezione senza eliminarla completamente). Per gli antivirali, benché di recente introduzione, si pone inoltre lo stesso problema degli antibiotici: lo sviluppo di ceppi di virus resistenti in presenza di un uso improprio o affrettato del farmaco. Anche in questo caso, bisogna ricordare che non hanno efficacia preventiva, che l'indicazione è specifica per le infezioni virali, che vanno assunti solo dietro prescrizione medica e con le modalità definite dal medico.

I maggiori successi contro le infezioni virali sono dovuti ad un altro tipo di farmaco, i vaccini, che però – come visto - devono essere utilizzati prima dell’insorgere della malattia. Una notevole difficoltà, nello sviluppo di vaccini efficaci, è data dalla grande mutevolezza dei virus, che sviluppano in continuazione nuovi ceppi rispetto ai quali i vaccini precedenti si rivelano inefficaci.

Concludendo: inutile e pericoloso fare scorte di medicinali nell’armadietto. E deleteria la decisione assunta dal governo Prodi di “liberalizzare” i farmaci, consentendone la vendita nei supermercati come se fossero beni di consumo qualsiasi.
Prima di assumere ogni medicina, consultiamo il medico.



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