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Notizie - In Europa
La P2 di Vladimir Putin Stampa E-mail
La Russia è governata da un gruppo di potere autoritario
      Scritto da Andrei Illarionov
10/04/09

Vladimir Putin«La Russia di Putin non è più uno Stato libero, né democratico», con queste parole l'ultimo "liberal" del Cremlino, l'economista Andrei Illarionov, braccio destro di Vladimir Putin dal Duemila, campione dei riformisti e alfiere del libero mercato, rassegnò il 27 dicembre del 2005 le proprie dimissioni. Il suo parlar franco, che da tempo non lesinava critiche al corso intrapreso dal presidente russo - prima fra tutte l'incarcerazione dell'oligarca Mikail Khodorkovsky fondatore della compagnia petrolifera Yukos e grande rivale politico di Putin - gli era costato una graduale emarginazione dall'entourage del Cremlino, fino alla definitiva revoca del suo incarico di coordinatore dei rapporti fra la Russia e i Paesi del G8.
Della stessa generazione di Putin, nato a Pietroburgo 48 anni fa, Illarionov era l'ultimo esponente al potere della scuola liberista di Iegor Gaidar, teorico della rivoluzione economica nella Russia di Eltsin. Definito l'
enfant terrible del Cremlino, il macroeconomista - autoesiliandosi negli Stati Uniti - è oggi consulente della Cato Foundation di Washington. Parco di articoli e interviste, ha deciso di scrivere questo saggio sull'attuale stato della Russia di Putin per mettere in guardia il nuovo presidente, Barack Obama (saggio pubblicato in Italia sul quotidiano Liberal).

Sin dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica e la nascita della Repubblica degli Stati Indipendenti, sia l'amministrazione Clinton che le due amministrazioni Bush hanno avviato le rispettive relazioni bilaterali con la Russia nell'ottica di migliorare le relazioni diplomatiche. A prescindere dalle rispettive aspettative, è innegabile che - al di là delle attitudini e capacità - entrambi i presidenti avessero investito molte risorse in questo disegno. Basti pensare alla Commissione Gore-Chernomyrdin di Clinton e al Group of High Level di Bush. Nessuna delle due operazioni ebbe successo. Anzi. Adesso è la volta di Barack Obama, animato dagli stessi desideri ma probabilmente destinato a tornare a casa a mani vuote come i suoi predecessori. D'altronde, non dipende da lui. E questo per un solo motivo, che non mi stancherò mai di ripetere: la Russia non è un Paese democratico.

IL REGIME - L'organizzazione internazionale che si occupa di diritti umani, la Freedom House, assegna un Not Free alla Russia ormai dal 2004. Secondo la classificazione dei regimi politici, quello russo dovrebbe essere considerato autoritarismo duro e puro. Un ruolo centrale nel sistema politico russo è ricoperto dalla Corporation of the Secret Police (Csp), vale a dire la Società della polizia segreta.

LA POLIZIA SEGRETA - Il personale del Servizio di Sicurezza Federale - sia quello in servizio attivo che quello ormai in pensione - forma un'unità speciale (non necessariamente istituzionalizzata) che può essere definita in vari modi: società, ordine o corporazione. La Corporation of the secret police operatives (Csp- O) comprende innanzitutto ufficiali e funzionari in servizio e in pensione dell'Fsb (l'ex- Kgb) e, in misura minore, dell'Fso e della Procura Generale. Ne fanno parte anche funzionari del Gru e dell'Svr. I membri della Corporazione hanno forti legami di fedeltà nei confronti delle loro rispettive organizzazioni, rigidi codici deontologici di condotta e d'onore, principi fondamentali di comportamento, fra cui quelli di mutuo e reciproco sostegno in qualsiasi circostanza e d'omertà. Dato che la Corporazione custodisce e preserva le tradizioni, le gerarchie, i codici e le abitudini della polizia segreta e dei servizi segreti, i suoi membri, più che una rigida disciplina, dimostrano grande fedeltà e obbedienza alla leadership attuale e gli uni nei confronti degli altri. Vi sono mezzi formali ed informali per far rispettare queste norme. Chi viola il codice di condotta è soggetto alle più dure forme di sanzioni, ivi comprese quelle al massimo livello.

LA CSP E LA SOCIETÀ RUSSA - I membri della Csp sono formati e addestrati in modo speciale, fortemente motivati e mentalmente orientati all'uso della forza nei confronti degli altri individui e, da questo punto di vista, differiscono molto dai civili. La differenza sostanziale nel modo in cui viene fatta rispettare la legge nella Russia di oggi rispetto a quello dei Paesi che si basano sullo stato di diritto è che, nel primo caso, esso non implica necessariamente il rispetto della Legge con la "L" maiuscola. Significa semplicemente uso del Potere e della Forza indipendentemente dal Diritto, dalla Legge, e molto spesso contro la Legge. I membri della Corporazione vengono addestrati e motivati secondo un rigido complesso di superiorità nei confronti del resto della popolazione. Talmente alto da farli comportare da padroni nei confronti di chi non fa parte della Csp. La loro appartenenza viene gratificata con competenze accessorie e compensi extra, ivi compresi due degli strumenti più tangibili che conferiscono loro un vero potere nei confronti del resto della popolazione nella Russia attuale: vale a dire il tesserino dell'Fsb e il diritto di portare ed utilizzare armi.

UNO STATO IN MANO AL CSP - Dall'ascesa al potere di Vladimir Putin, i membri della Csp si sono infiltrati in tutte le sfere del potere. Secondo lo studio di Olga Kryshtanovskaya, praticamente il 77% delle 1.016 posizioni apicali di governo è stato assegnato a persone con un trascorso nel settore della sicurezza (il 26% con un'affiliazione dichiarata a diverse forze e corpi di polizia ed il restante 51% con un'affiliazione di tipo occulto). I principali organismi dello Stato russo (amministrazione presidenziale, apparato governativo, agenzie fiscali, ministero degli Affari esteri, ministero della Difesa, Parlamento, sistema giudiziario), nonché i principali gruppi aziendali, la stampa e le più importanti stazioni radiotelevisive sono diventate appannaggio della Polizia segreta. Dato che i membri della Csp hanno assunto incarichi e posizioni fondamentali in seno alle più importanti istituzioni dello Stato, dell'economia e dei mezzi di comunicazione, quasi tutte le risorse più preziose della società (politiche, amministrative, giuridiche, giudiziarie, militari, economiche, finanziarie e del mondo della comunicazione) si sono concentrate nelle mani della Csp e, in molti casi, ne sono state monopolizzate.

I MEDIA - In Russia i mezzi di comunicazione indipendenti non esistono affatto. La stampa e i canali radiotelevisivi subiscono una pesante censura e la propaganda di governo diffonde il culto del potere e della violenza rivolta contro i democratici, i liberali, gli occidentali e l'Occidente stesso, innanzitutto gli Stati Uniti. Il livello di propaganda antiamericana non ha precedenti neppure rispetto a quello dell'era sovietica degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.

IL SISTEMA ELETTORALE - Dal 1999 in Russia non vi sono mai state elezioni parlamentari o presidenziali libere, aperte e competitive. Le ultime due elezioni - quella parlamentare del dicembre 2007 e quella presidenziale del marzo 2008 - sono state portate avanti come operazioni speciali e sono state truccate con almeno 20 milioni di schede ciascuna a favore dei candidati di regime. A nessun partito politico o candidato dell'opposizione è stato consentito di partecipare alle elezioni o registrarsi presso il ministero della Giustizia. La Russia perde anche il confronto con il regime bielorusso che, pur considerato "l'ultima dittatura esistente in Europa", ha consentito ai candidati politici dell'opposizione di partecipare alle elezioni parlamentari che si sono tenute lo scorso settembre.

L'OPPOSIZIONE POLITICA - In Russia i membri dell'opposizione politica sono costantemente sottoposti a violenze, intimidazioni e percosse da parte delle forze di sicurezza del regime. Ogni manifestazione dell'opposizione dal 2006 a oggi è stata duramente repressa dalla polizia anti-sommossa e centinaia di dimostranti sono stati malmenati, arrestati e gettati in prigione. Nell'aprile del 2007 l'ex-campione del mondo di scacchi, Garry Kasparov, è stato arrestato mentre camminava lungo la via Tverskaya nel centro di Mosca e sbattuto in galera per 5 giorni. Lo stesso giorno si è tentato l'arresto dell'ex Primo Ministro Mikhail Kasyanov.

I PRIGIONIERI POLITICI - Secondo le organizzazioni che si occupano di diritti umani, sono circa 80 i prigionieri politici in Russia che stanno scontando pene da 2 a 9 anni in carcere e nei campi di lavoro a causa delle loro opinioni e delle loro attività politiche. Uno dei più famosi prigionieri politici è Mikhail Khodorkovsky, che è stato condannato a 9 anni di reclusione nel campo siberiano di Krasnokamensk sulla base di false accuse in un processo congegnato ad arte contro di lui e la sua società petrolifera, Yukos. La società è stata confiscata ed è passata nelle mani di uno dei più importanti esponenti dell'attuale regime Cekista, che ricopre ora l'incarico di vice-Primo ministro del governo russo. Di recente Khodorkovsky è stato riportato a Mosca per essere sottoposto ad un altro processo farsa con il chiaro intento di lasciarlo per sempre a marcire dietro le sbarre. Tanto per fare un confronto, il regime politico di Lukashenko, nella vicina Bielorussia, che non è certo un campione di democrazia, ha liberato gli ultimi quattro prigionieri politici nell'estate del 2008. Giova ricordare che fino a poco tempo fa l'Unione europea imponeva le cosiddette sanzioni intelligenti nei confronti di Lukashenko e dei membri del suo governo. A quanto mi risulta, anche gli Stati Uniti adottano sanzioni analoghe nei confronti della leadership bielorussa, ma non lo fanno nei confronti di quella russa.

IL TERRORISMO - Il destino di molte persone che hanno avuto a che fare con il regime è stato terribile. Negli ultimi dieci anni, migliaia di persone sono state uccise in Cecenia, Inguscezia, Daghestan, Ossezia del Nord e Kabardino-Balkaria. Nell'autunno del 1999 centinaia di persone sono rimaste uccise in una serie di bombardamenti mirati in tutto il Paese: da Mosca a Buynaks, nel Daghestan. In contrasto con quanto sostenuto dall'Fsb, secondo il quale i bombardamenti erano stati organizzati dai Ceceni, la milizia locale riuscì ad arrestare parecchie persone che avevano cercato di bombardare un edificio nella città di Ryazan. Erano tutti agenti dell'Fsb. In seguito i Servizi segreti dichiararono che si trattava di "esercitazioni anti-terroristiche" con l'obiettivo di piazzare esplosivi nel seminterrato dell'edificio. Dopo che la storia divenne di dominio pubblico, gli agenti dell'Fsb tenuti agli arresti vennero liberati.

UNA LUNGA LISTA DI MORTI - Dal novembre del 1998 candidati presidenziali, politici, giornalisti e avvocati che si sono opposti al regime politico (o con un'indipendenza di pensiero e azione), sono stati assassinati o sono morti in circostanze molto sospette. Fra loro vanno ricordati: la leader del partito "Russia Democratica" e parlamentare Galina Starovoitova; il giornalista e editore Artem Borovik; la giornalista e membro del partito "Yabloko", Larisa Yudina; il governatore della regione del Krasnoyarsk, Generale Alexander Lebed, che era risultato terzo alle elezioni presidenziali del 1999; il leader del Movimento in sostegno dell'Esercito e parlamentare, Generale Lev Rokhlin; il leader del Partito Liberale russo, Sergei Yushenkov; uno degli organizzatori del Partito Liberale russo, Vladimir Golovlev; il giornalista ed uno dei leader del partito "Yabloko", il parlamentare Yuri Shekochikhin; l'etnografo Nikolay Girenko; la giornalista e scrittrice, Anna Politkovskaya; il giornalista ed esperto militare, Ivan Safronov; il vice-Capo della Banca Centrale russa, Andrei Kozlov; il membro del Partito Bolscevico Nazionale, Yuri Chervochkin; il giornalista, editore ed uno dei leader del movimento nazionale inguscio, Magomed Yevloyev; l'avvocato Stanislav Markelov e la giornalista Anastasia Baburova.
(I giornalisti uccisi in circostanze "misteriose", da quando Putin è al potere, sono oltre 100. Anche se Putin ama farsi immortalare in operazioni di salvataggio di giornalisti... ndr)

Dal marzo del 1999 la sequela di assassini politici si è estesa oltre i confini russi.
Nel marzo del 1999,Vyacheslav Chornovol, il leader del Ruch popolare e candidato alle elezioni presidenziali ucraine nell'autunno di quell'anno, morì in un incidente stradale vicino a Kiev, che i servizi di sicurezza ucraini hanno accertato essere un assassino in piena regola organizzato dall'Fsb. Nel febbraio del 2004, Zelimkhan Yandarbiev, l'ex- Presidente ceceno, ed il figlio quindicenne sono rimasti vittime di un attacco dinamitardo a Doha sferrato da due ufficiali con passaporto diplomatico dell'ambasciata russa in Qatar. Yandarbiev è rimasto ucciso. Nel settembre del 2004 Victor Yushenko, il candidato alle future elezioni presidenziali del novembre 2004, fu avvelenato e sopravvisse per miracolo. Nel novembre del 2006 l'ex-ufficiale dell'Fsb, Alexander Litvinenko, fu avvelenato con il polonio nel centro di Londra.

L'assolutismo dei cekisti. Nessun rispetto della legge, ma solo uso della forza.

LE GUERRE - Dal 2004 il regime politico russo si è impegnato in una serie di guerre di vario tipo contro Paesi stranieri. L'elenco delle guerre ingaggiate negli ultimi cinque anni è piuttosto lungo:
• guerra del gas fra Russia e Bielorussia nel 2004;
• prima guerra del gas fra Russia ed Ucraina nel gennaio 2006;
• guerra degli approvvigionamenti energetici fra Russia e Georgia nel gennaio 2006;
• guerra del vino e dell'acqua minerale fra Russia e Georgia nel marzo-aprile 2006;
• guerra delle spie fra Russia e Georgia nel settembre-ottobre 2006;
• guerra cibernetica e dei monumenti fra Russia ed Estonia nell'aprile-maggio 2007;
• guerra convenzionale fra Russia e Georgia nell'aprile-ottobre 2008;
• guerra cibernetica fra Russia ed Azerbaijan nell'agosto 2008;
• seconda guerra del gas fra Russia ed Ucraina nel gennaio 2009;
• guerra della propaganda antiamericana a tutto campo nel 2006-2009.
La guerra fra la Russia e la Georgia, che è iniziata lo scorso anno, era in fase di preparazione da parte delle autorità russe almeno dal febbraio 2003. È una delle più gravi crisi internazionali degli ultimi 30 anni e costituisce uno degli sviluppi più preoccupanti dei nostri giorni. Un conflitto che ha comportato: a) il primo uso massiccio di forze militari da parte della Russia oltre i suoi confini dall'intervento dell'Unione Sovietica contro l'Afghanistan nel 1978; b) il primo intervento contro un Paese indipendente in Europa dall'intervento dell'Unione Sovietica contro la Cecoslovacchia nel 1968; c) il primo intervento contro un Paese indipendente in Europa che ha portato a modifiche unilaterali dei confini universalmente riconosciuti in Europa dalla fine degli anni Trenta e dall'inizio degli anni Quaranta del secolo scorso. Le particolari analogie fra questi eventi e quelli degli anni Trenta del secolo scorso sono alquanto preoccupanti.

L'UNICITÀ DEL REGIME - Una delle più importanti caratteristiche dell'attuale regime politico in Russia è che l'effettivo potere politico nel Paese non appartiene a un unico individuo, né ad una famiglia, alla giunta militare, a un partito o a un gruppo etnico. Il potere appartiene alla Polizia (Csp). Il sistema politico nel quale la polizia segreta svolge un ruolo importante non è poi qualcosa di così speciale. Il VChK-Ogpu-Nkvd-Mgb e poi Kgb nell'Urss comunista, la Gestapo nella Germania nazista, il Savak in Iran al tempo dello Scià, ebbero poteri enormi in quei regimi tirannici. Tuttavia nessuna di queste organizzazioni di polizia segreta possedeva un potere supremo ed esclusivo nei loro rispettivi Paesi. In tutti i precedenti casi storici la polizia segreta e i suoi leader erano subordinati ai loro padroni e referenti politici, sia che si chiamassero Stalin, Hitler, o Pahlevi e indipendentemente dalla mostruosità dei loro regimi. Pertanto il regime politico nella Russia di oggi è piuttosto unico nel suo genere, dato che finora non è esistito Paese nel corso della storia mondiale (per lo meno in quella parte relativamente sviluppata del mondo nel XX e XXI secolo) in cui le organizzazioni di polizia segreta concentrassero nelle loro mani il potere politico, amministrativo, militare, economico, finanziario e dei mezzi di comunicazione. Ciò non significa che tutta la popolazione del Paese o tutto il personale delle agenzie governative faccia parte dei servizi segreti. Molti di loro sono professionisti, gente onesta davvero estranea alle strutture cekiste / mafiose. Tuttavia, non sono loro ad avere il controllo sullo Stato e ad avere il compito di adottare le decisioni fondamentali nel Paese.

Hillary "la collaborazionista". La via diplomatica non paga. Obama deve rispondere.

Anche un breve sguardo alle relazioni fra Stati Uniti e Russia negli ultimi 10 anni rivela un fatto particolarmente sorprendente, vale a dire la permanente ritirata da parte americana su quasi tutte le questioni che toccano le relazioni bilaterali. Dieci anni fa l'amministrazione Clinton espresse pubblicamente, ed in modo vigoroso, la sua preoccupazione per le violazioni dei diritti umani fondamentali in Cecenia. La Russia gli rispose di non interferire nella sua politica interna. E l'Amministrazione Usa decise di seguire quel consiglio.

PREVISIONI - Da allora, nel corso degli anni, le amministrazioni americane hanno espresso preoccupazione, scontento e proteste su varie questioni: sulla sistematica distruzione della libertà dei mezzi di comunicazione; sull'arresto di Khodorkovsky e sulla presa di possesso della Yukos; sul venir meno dello Stato di diritto; sul sistema elettorale; sull'opposizione politica; sulle Ong; sui diritti di proprietà, non solo quelli delle imprese russe, ma anche quelli delle imprese statunitensi (per esempio la Exxon); sugli omicidi politici; sul comportamento aggressivo della Russia nei confronti dei suoi Paesi vicini e infine sulla evidente aggressione dell'esercito russo nei confronti di uno Stato sovrano e di un Paese membro delle Nazioni Unite, vale a dire la Georgia, che ha portato all'effettiva annessione dei due territori dell'Abkazia e dell'Ossezia del Sud, alla creazione delle basi militari russe e al relativo dispiegamento di forze regolari russe. In tutti questi casi il governo russo ha suggerito agli Stati Uniti di tacere, ed in tutti questi casi gli americani hanno seguito, prima o poi, questo consiglio.

Di recente, gli Stati Uniti hanno persino ripreso la cooperazione fra Nato e Russia a meno di sei mesi di distanza dall'aggressione russa della Georgia e dopo la più marcata violazione del diritto e dell'ordine internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e della Risoluzione 3314 del 14 dicembre 1974. La recente proposta di "resettare il programma" delle relazioni fra Stati Uniti e Russia e di «stabilire relazioni stabili ricominciando da zero» è stata accolta con malcelata gioia e soddisfazione da parte dei cekisti russi. Per questi ultimi ciò significa il raggiungimento di molti obiettivi che avevano sognato di realizzare. Questa cosiddetta "dichiarazione di Monaco" (fra Hillary Clinton e il ministro degli Esteri russo Lavrov) viene infatti interpretata da loro come una sorta di accettazione de facto da parte dell'attuale amministrazione americana dell'idea che è stata lanciata dalla leadership russa l'estate scorsa - vale a dire quella di una restaurazione dell'influenza e del potere dei cekisti russi (la polizia segreta) sullo spazio post-sovietico in base al presunto diritto di avere le aree con i cosiddetti interessi privilegiati. Questa idea è già in fase di rapida realizzazione con la creazione di un fondo da 10 miliardi di dollari e i notevoli crediti russi concessi al Kyrgyzstan, alla Bielorussia ed all'Ucraina; con il recente accordo per la creazione di truppe congiunte di reazione rapida di 7 Paesi dell'Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva; con l'imposizione di un controllo finanziario personale sui mezzi di comunicazione nei Paesi dell'ex Unione Sovietica; con i costanti tentativi di modificare il regime politico e l'orientamento filo-occidentale dell'Ucraina e di completare la conquista della Georgia.

La sbandierata politica di "cooperazione"con l'attuale regime politico in Russia ha conseguenze molto chiare. E non può nemmeno definirsi una ritirata. Non rientra neppure in una politica di appeasement a noi tutti ben nota per essere stata decisa in un'altra Conferenza di Monaco, quella del 1938. È una resa. Totale, assoluta e incondizionata al regime degli ufficiali della polizia segreta, dei cekisti e dei banditi mafiosi della Russia di oggi. È una resa rispetto alle speranze ed agli sforzi dei democratici russi e di tutti i popoli degli Stati post-sovietici che avevano sognato di liberarsi di quel sistema che li aveva controllati e torturati per quasi un secolo. Ma è anche qualcosa di più. È la chiara manifestazione a tutte le forze democratiche e liberali in Russia e negli altri Stati post-sovietici che, sulle questioni interne ed esterne della loro lotta contro le forze dell'ex Unione Sovietica, gli Stati Uniti ora li abbandonano e adottano la posizione dei loro avversari e mortali nemici.

Il termine adatto a questo tipo di politica non è stato scelto da me, ma è ripreso dalla precedente citazione, vale a dire collaborazione, che può anche sfociare in collaborazionismo. Pertanto il termine scelto per gli agenti della politica dell'amministrazione americana nell'era futura è "collaborazionisti". Perché potranno operare solo alle condizioni del regime russo. La storia europea del XX secolo ci ha insegnato cosa significhi per una potenza revisionista avere un obiettivo chiaro di ripristino dell'influenza e del controllo sui Paesi vicini, mentre altre potenze sceglievano di non difendere le vittime degli attacchi, cercando invece di collaborare con l'aggressore. Le conseguenze di una politica "collaborazionista" sono note: coloro che battono in ritirata e si arrendono non otterranno la pace, ma la guerra, una guerra dagli esiti negativi e imprevedibili. Potrebbe anche non trattarsi di un'unica guerra. Quando il mondo si troverà di fronte a questo scenario, si ricorderà di aver avuto molti avvertimenti in tal senso. Ignorati. 



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