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Notizie - Nel Mondo
L’inchino ‘segreto’ di Obama al re d’Arabia Stampa E-mail
Sulla gaffe (?) del presidente USA il silenzio dei media di tutto il mondo
      Scritto da Giovanni Martino
20/04/09

Del vertice dei G20 (i venti Paesi più importanti del mondo), tenutosi il 2 e 3 aprile a Londra, è stata ampiamente pubblicizzata, dai media di tutto il mondo, la gaffe del nostro presidente Berlusconi, ripreso dalla regina Elisabetta perché aveva alzato troppo la voce nel tentativo di attirare l’attenzione del Presidente americano.

La gaffe di Berlusconi non aiuta l’immagine degli Italiani, considerati spesso grossolani e invadenti; ma è anche vero che si è trattato di un peccato veniale, uno strappo al galateo privo di qualsiasi significato politico.

Gli stessi media che hanno passato al setaccio il comportamento di Berlusconi, però, hanno totalmente ignorato la gaffe (se veramente è stata tale...), molto più grave, del nuovo profeta del progressismo mondiale, il presidente USA Obama, il quale ha fatto l’inchino al re Abdullah dell’Arabia Saudita.

Ricordiamo per inciso che l’Arabia Saudita è una monarchia assoluta improntata al più rigoroso integralismo islamico (nell’interpretazione che ne offre la corrente religiosa della famiglia reale saudita, il wahhabismo). Mancano le libertà politiche, civili e religiose (è vietato l’ingresso a sacerdoti di altre religioni; ai fedeli non musulmani è vietato esibire simboli religiosi, costruire luoghi di culto, pregare in comunità); la donna è totalmente sottomessa (non può neanche guidare l’automobile!); la pena di morte è largamente applicata.
È vero che il regime arabo ha un atteggiamento ufficiale moderato nella politica internazionale; ma è anche vero che proprio dall’Arabia partono fiumi di denaro per finanziare in tutto il mondo i centri di cultura legati alle moschee wahhabite, che sono quelli più estremisti e condiscendenti verso gli ambienti terroristici.
In ogni caso, c’è un aspetto dello Stato arabo che probabilmente fa passare tutti gli altri in secondo piano: è il più grande esportatore di petrolio al mondo, e possiede un quarto delle riserve del pianeta...

Sull’opportunità di questo inchino, ognuno faccia le sue considerazioni. Ricordando che un simile gesto non può essere definito di semplice cortesia, visto che è assente dal protocollo cerimoniale dei presidenti americani, e che lo stesso Obama non lo ha riservato nemmeno alla Regina d’Inghilterra (la quale poteva meritarlo per il fatto di essere una signora di una certa età, prima ancora che una regnante).
Un portavoce della Casa Bianca, fornendo una giustificazione risibile ("non si è trattato di un inchino, ma del naturale abbassarsi per stringere la mano ad una persona meno alta"), ha indirettamente confermato l'imbarazzo di fronte a tale gesto.

Ma quello che fa più riflettere è proprio il silenzio dei media, ancora prigionieri della “obamamania”.
Gli stessi media che hanno puntato l’indice su Berlusconi; o che avevano stigmatizzato duramente un gesto meno impegnativo (seppure ugualmente anomalo: un’affettuosa stretta di mano) di George W. Bush allo stesso re Abdullah; o che avevano ripreso Clinton per un altro inchino, all’imperatore Akihito del Giappone.

L’omertà è stata rotta dai blog conservatori americani, da YouTube e – infine – da un quotidiano conservatore, il Washington Times. In Italia, a parte un accenno di Corriere della Sera e Il Foglio, l’unico quotidiano che ha dato risalto alla notizia è stato Liberal.

Negli Usa il gesto di Obama potrebbe prestarsi ad alimentare una polemica molto particolare, l’accusa al neopresidente – cresciuto dalla madre in Indonesia, e che per secondo nome ha quello di Hussein – di essere... segretamente musulmano (!).
Ma, al di là degli eccessi propagandistici, per Obama è venuto il momento di essere giudicato per i suoi atti da Presidente (alcuni dei quali hanno già deluso), e non per le speranze riposte in lui.

Sul banco degli imputati, quindi, c’è soprattutto la libera stampa. Quella progressista; ma anche quella moderata e conservatrice, da cui meno ci si sarebbe aspettati questa autocensura.
Anche chi – come noi - ritenesse il gesto di Obama una semplice gaffe non può tacerne solo per paura che venga “strumentalizzato”, o per il timore di contraddire un’opinione pubblica ancora infatuata del neopresidente.



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