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Religione e società - Notizie e Commenti
Eucarestia tra fede e scienza Stampa E-mail
Un mistero che interpella la ragione e ‘si impone’ ai nostri sensi: il celebre miracolo di Lanciano
      Scritto da Gabriele Vecchione
23/03/09
L'ostia trasformata in carne conservata a Lanciano
L'ostia trasformata in carne conservata a Lanciano

"Se tu conoscessi il dono di Dio!" (Gv. 4,10)

In tempi di gnosi, in cui la nostra società tardo moderna vive – e in aperta contraddizione: da un lato professa sic et simpliciter il materialismo di stampo edonista, dall’altro uno spiritualismo gnostico che sembra disprezzare la carne stessa -, ci sono dei segnali di fumo, delle lanterne, delle briciole di pane di grimmiana memoria che riportano a considerare, in tutta la sua forza che percorre i secoli, la saggezza e la bontà evangeliche.

Il Vangelo afferma - e la Chiesa, serva di quella Parola, s’è sempre corazzata in difesa di quest’assunto apparentemente scandaloso - che Dio, su ogni altare, pronunciate le parole della Cena di Gesù da parte del sacerdote alter Christus, si fa pane e vino, si nasconde dietro accidenti umani per rivelarsi ed amare gli uomini ed entrare in intimità con loro. Si serve, cioè, della materia nuda e cruda (cambiandole sostanza) perché la creatura possa entrare in contatto con il Creatore. Senza timore di provocare eresie e scismi, la Chiesa ha sempre sostenuto di ricevere tutta la sua forza da quel sacramento fons et culmen della sua essenza, oltre che suo simbolo, cuore e calendario. «Corpo, sangue, anima e divinità» di quel Gesù morto e risuscitato 2000 anni fa squarciano la dimensione temporale e vi si inseriscono delicatamente.

È chiaro come qui si giochi il punto centrale del Mistero, l’incontro tra la durata e l’eternità, tra il realismo e l’utopia, tra la fede ed il lógos.
Si supera, certo, la ragione, ma non la si contraddice; d’altronde, per dirla con Pascal, “se Dio s’è fatto uomo, può ben farsi pane e vino”.

Dio ci invita a metterci al banchetto con Lui, lasciando ai farisei la possibilità di mormorare: “Costui frequenta i peccatori e mangia con loro” (Lc. 15,2) e a Voltaire di non capire: “Questa è una superstizione mostruosa!”. Liberi di uscire, liberi di andarsene, certo, come Gesù ha lasciato liberi di lasciarlo Pietro e compagni, ma non senza prendere in considerazione quanto ci insegna la Chiesa, con i suoi preti talvolta e troppo spesso infedeli, e quanto ci ha scritto un grande teologo: l’Eucarestia è “il santo segno del mistero della vicinanza assoluta di Dio: il mistero del suo Cristo, il sacramento della sua morte, l’offerta della sua chiesa, la potenza della vita, il vincolo dell’unità e dell’amore, il perdono dell’iniquità quotidiana, la promessa della vita eterna, la vigilia dell’eternità, il nuovo ed eterno patto tra Dio e la creazione, l’evento del dolce incontro del cuore con il Dio del cuore, l’accettazione della morte e della vita” (Karl Rahner). Morte vivificante che si perpetua su ogni altare di ogni chiesa, perché l’evento della Cena, lungi dall’essere passato, semplicemente, ancora è. E’ l’anamnesi della Cena che “penetra nel nostro luogo e nella nostra ora, acquista presenza e potenza redentrice nei nostri giorni” (K. Rahner).

Se Egli è qui, se Dio è l’Emmanuele (Dio-con-noi), l’ansia di beatitudine, la ricerca di un senso del dolore, l’angoscia per i fallimenti assumono tutt’altro colore perché siamo amati. E questa luce, la luce di questo amore, non si spegne mai ed è l’unico faro ad indirizzare il cammino nelle tenebre. François Mauriac, parlando di questo lume, ha potuto dire: “E’ soltanto grazie a quella piccola luce che, quando il momento verrà, non avremo paura di addormentarci”. E’ possibile comprendere quanto ci ha lasciato scritto un grande filosofo contemporaneo, Jacques Maritain: “La Messa è l’atto più importante che possa aver luogo sulla terra”: permette al Nazareno di attuare la sua promessa d’amore: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20).

Se questo fatto, fin qui, può sembrare un discorso troppo astratto, ecco che la Chiesa ci invita a toccare, odorare, gustare, vedere e sentire, secondo quel «materialismo cattolico» di cui parlava Robert Hugh Benson. Gesù di Nazareth non ha fondato un sistema di idee e una scuola filosofica, ma una fede concreta, al punto che egli stesso mette a disposizione dello scettico ed inquieto Tommaso il suo costato lacerato perché l’apostolo veda, tocchi e, facendo appello al suo lógos, filtro e garanzia necessaria per ogni vera fede, finalmente creda.

Possiamo ora ritornare alle grimmiane briciole di pane e seguirle fino alla mèta, fino a dove il velo s’è squarciato e ha lasciato il posto alla realtà.


Lanciano, VIII secolo d.C.:
un prete, monaco basiliano, “dubitò se nell’Hostia consacrata fusse veramente il corpo di Nostro Signore e nel Vino il sangue. Celebrò Messa, e dette le parole della Consacrazione, vide fatta Carne l’hostia e Sangue il vino. Fu mostrata ogni cosa ai circostanti et indi a tutto il popolo. La Carne è ancora intiera et il Sangue diviso in cinque parti disuguali, che tanto pesano tutte unite quanto ciascuna separata” (da una narrazione del 1636). Com’è immaginabile, il monaco, forse avendo la stessa reazione atterrita e stupita dell’apostolo Tommaso, fu di “lacrime asperso”.

Chi si recasse a Lanciano, potrebbe ancora ammirare questa Carne e questo Sangue che sono un signum magnum di sapienza amorosa da parte di un Dio che non disdegna la storia degli uomini, ma che vi entra, vi partecipa, vi passa (sub Pontio Pilato, come si recita nel Credo), la ama.

Per chi possa temere il rischio di un clamoroso falso storico con - per dirla con Pascarella - “lo zampino de li preti”, si hanno due ricognizioni scientifiche pubblicate in Quaderni Sclavo in Diagnostica, 1971, fasc. 3 (Grafiche Meini, Siena) ad opera del prof. Linoli, professore di anatomia, di istologia, di chimica e di microscopia clinica e capo del servizio all'ospedale d'Arezzo.

Nel 1971 sono state raggiunte queste conclusioni: la carne a forma di ostia è carne umana (!) costituita dal tessuto muscolare striato del miocardio; il sangue contenuto nel calice è vero sangue umano. Carne e sangue “miracolosi” appartengono al gruppo sanguigno AB, che è lo stesso dell’Uomo della Sindone; “le proteine contenute nel sangue sono normalmente ripartite, nella percentuale identica a quella dello schema siero-proteico del sangue fresco normale”; nessuna sezione istologica ha rivelato traccia alcuna di infiltrazioni di sali o di sostanze conservatrici usate per mummificare; ciò che resta un fatto inspiegabile alla scienza è come abbiano fatto a non decomporsi o putrefarsi un’ostia di carne e cinque granuli di sangue per tredici secoli, pur lasciati all’azione degli agenti atmosferici: aria, luce, parassiti d’ordine animale e vegetale.

Ma non satis: se qualcuno si prendesse la briga di affermare che dietro il prof. Linoli ci sia stato il suddetto ed esecrabile “zampino de li preti”, ecco che sarebbe costretto a supporre macchinazioni vaticane anche dietro l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il che appare sostanzialmente complesso. L’O.M.S. ha nominato nel 1973 una commissione scientifica per verificare le conclusioni del prof. Linoli: la commissione ha lavorato 15 mesi, facendo 500 esami, giungendo a dar ragione al professore di Arezzo. Fu poi specificato che: il frammento di carne è un tessuto vivente perché risponde rapidamente a tutte le reazioni cliniche proprie degli esseri viventi; la conservazione della carne e del sangue in reliquiari di vetro, ed in assenza di sostanze conservanti, antisettiche, antifermentative e mummificanti, è tout court scientificamente inspiegabile. D’altronde, un grande scienziato come Louis Pasteur soleva dire: “Un poco di scienza allontana da Dio, molta riconduce a Lui”.

Piccole tracce, briciole di pane, flebili fiaccole nella notte che portano, stupiti, ad esclamare: la luce è venuta nel mondo! Indizi di una Sapienza superiore e piena d’amore che hanno portato Teresa di Lisieux ad affermare, con la saggezza dei santi: “Se gli uomini conoscessero il valore dell’Eucarestia, l’accesso alle chiese dovrebbe essere regolato dalla forza pubblica”.



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