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Notizie - Attualitą e Costume
Immigrazione clandestina: fenomeno incontrollabile? Stampa E-mail
Italia, ingresso dell'Europa. I controlli alle frontiere, le procedure di espulsione
      Scritto da Luca Tramentozzi
09/03/09
L'incendio al centro immigrati di Lampedusa
L'incendio al centro immigrati di Lampedusa

Nei giorni scorsi centinaia di immigrati, trattenuti nel Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Lampedusa, si sono uniti alla protesta della popolazione locale, che si è scatenata all'annuncio del progetto di costruzione di un nuovo Centro nell’isola che supporti quello già esistente, e che andrebbe a influire negativamente sul turismo.
A questa protesta si è aggiunto l’incendio doloso di un’ala del Centro, quando si era sparsa la voce che si sarebbe proceduto ad un certo numero di rimpatri forzati.


Solidarietà e limiti dell’accoglienza

Se l’immigrazione sia un problema o una risorsa, è argomento che affrontiamo approfonditamente in altra sede. In un mondo perfetto, dove la ricchezza fosse distribuita in modo equilibrata e dove ci fosse spirito di cooperazione e ricerca del bene comune, l'immigrazione avverrebbe in modo trasparente e sarebbe facile - o non troppo difficile - il controllo dei flussi. Invece, tutto ciò fa parte di un'ideale, di una speranza, lontana dall'essere realtà concreta.

Con una politica europea d'immigrazione (testo del 28 Settembre 2008), tutti i Paesi dell'Unione Europea hanno deciso di affrontare il problema unitariamente. La questione va affrontata tenendo presente la situazione del mercato del lavoro, in modo da offrire un’integrazione più giusta. L'immigrazione è una leva importante per lo sviluppo economico di un Paese; bisogna garantire a queste persone una sistemazione degna di un cittadino europeo, rendendole partecipi della vita del Paese: giusta retribuzione, sistemazione degna. Ogni Paese, quindi, conoscendo le possibilità del proprio mercato del lavoro, dovrebbe indicare quanti immigrati può accogliere.

Questo vale soprattutto nell’attuale fase di crisi economica, in cui anche molti immigrati regolari già presenti in Italia stanno perdendo il lavoro, e chiedono essi stessi di bloccare ulteriori arrivi che scatenerebbero una guerra tra disperati.

Questa sembra la strada intrapresa anche dall'Italia. L'entrata indiscriminata senza regole porta a situazioni di disagio che sfociano nell'illegalità.


Il problema dell’immigrazione clandestina

Senz’altro i flussi migratori devono essere controllati, e allo scopo servono leggi che siano in grado di affrontare il problema nella sua complessità, tutelando le persone e i loro diritti. Prima la legge Turco-Napolitano, e successivamente l'odierna Bossi-Fini (con alcune modifiche apportate nel decreto-sicurezza del maggio 2008), cercano di inquadrare e risolvere la questione dell'immigrazione clandestina. Due leggi, si badi bene, con differenze molto inferiori a quelle che la polemica politica ritrae.

L’immigrazione clandestina è gestita da organizzazioni criminali, che pretendono ingenti compensi (migliaia di euro o di dollari) dagli extracomunitari desiderosi di giungere nel nostro Paese, e raggiungono un fatturato di 4,2 miliardi di euro annui.

Il controllo da parte delle autorità del nostro spazio territoriale comporta la necessità di presidiare le nostre coste. Non è il mare l'unico modo per arrivare sul nostro territorio, ma resta una delle vie privilegiate, data la nostra situazione geografica.
Inoltre, l’immigrazione clandestina via mare è più difficile da controllare: se è possibile un respingimento alla frontiera terrestre, l’intercettazione di barconi di disperati in alto mare si traduce quasi sempre in un’operazione di salvataggio di naufraghi. Che quindi non possono essere semplicemente respinti, ma devono essere portati sul nostro suolo, identificati e rimpatriati dopo una serie di procedure burocratiche.

La sorveglianza degli oltre 7.500 km delle nostre coste è affidata ad un sistema di controllo simile a quello per il traffico aereo. Nasce dall'integrazione di sistemi radar, di apparecchiature satellitari e reti trasmettitori di dati che comunicano in tempo reale, grazie a postazioni mobili o fisse, con la Centrale Operativa del Comando Generale delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera di Roma, trasmettendo la situazione del traffico marino e delle rotte navali. Questi dati vengono ritrasmessi in tempo reale a tutti i Centri di Comando periferici. Il VTS (Vessel Traffic Services) è un sistema unico nel mondo, messo in funzione nel 2005; oltre a controllare l'immigrazione clandestina, va a supporto della lotta al terrorismo. La sua importanza è stata riconosciuta dall'Unione Europea.

Oltre al mare, esistono altri canali dell’immigrazione irregolare.

Quella clandestina via terra, nei tradizionali percorsi dei contrabbandieri.

C'è poi l’immigrazione che diventa clandestina solo in un secondo momento, quella di chi entra nel nostro Paese con un permesso regolare a tempo – magari ottenuto corrompendo funzionari nel Paese di provenienza – e diventa irregolare e clandestino alla scadenza del permesso.


Cooperazione con Stati non comunitari

Esiste dunque il problema di bloccare gli ingressi. Un importante miglioramento potrebbe venire da pattugliamenti d’alto mare vicini ai Paesi di provenienza dei barconi, in modo che siano quei Paesi a farsi carico delle operazioni di recupero. Il problema è che alcuni Paesi mediterranei usano gli emigranti come arma di ricatto per avere benefici dai Paesi europei, per cui servono accordi e rapporti politici improntati a massima chiarezza.

I patti di cooperazione stipulati con alcuni paesi costieri del nord Africa, quali Tunisia e Libia, dovrebbero dare l'opportunità di un maggior controllo dei flussi. Da qui partono gli immigrati, grazie ad un sistema illegale; e quindi qui si può stabilire un filtro ed arrestare il processo di illegalità. Se effettivamente i patti verranno rispettati nella loro interezza, potremmo avere controlli maggiori e preparare un'accoglienza migliore.


I limiti delle procedure di espulsione

Quando gli stranieri sono entrati in maniera irregolare, devono essere attivate le procedure di espulsione. Le nostre sono efficaci? A giudicare dai risultati (anche confrontati con quelli di altri Paesi europei come Spagna e Francia), parrebbe di no.

L'illegalità offre l'opportunità di introdursi senza documenti di riconoscimento. Servirebbero procedure di identificazione basate su dati biometrici (impronte, ecc.) e una banca dati internazionale.
La maggior parte dei clandestini rintracciati, inoltre, invoca lo status di rifugiato politico. Il che attiva una procedura lunga e garantista.

Il problema è: come evitare che gli irregolari per i quali è impossibile l’espulsione immediata si nascondano e tornino clandestini?

La soluzione dovrebbe essere la permanenza obbligata nei Centri di Permanenza Temporanei (CPT), istituiti dalla Turco-Naplitano, e il cui nome è stato lo scorso anno modificato in Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE). I CIE hanno la facoltà di trattenere l'extracomunitario da espellere per un tempo di massimo di 60 giorni (che il Governo vorrebbe estendere a 180), dopodiché questi ha 5 giorni per lasciare il Paese, pena la reclusione.

Il problema è che i CIE sono in grado di accogliere una minima parte degli irregolari individuati: a tutti gli altri (e anche a quelli per cui sono scaduti i 60 giorni) viene consegnato un “foglio di via”: un invito a lasciare il Paese che nessuno, ovviamente, rispetta.

Servono dunque due provvedimenti:

  1. aumentare il numero e la capienza dei CIE (naturalmente da dislocare anche in località diverse da Lampedusa);
  2. aumentare i rimpatri forzati, con accompagnamento alla frontiera o al Paese di origine (anche per questa soluzione è importante la cooperazione bilaterale coi Paesi esteri).

L’Italia diverrebbe così un grande campo di concentramento?
In realtà, il numero di immigrati sale quando si sparge la convinzione che i costi, la fatica e i rischi del viaggio sono compensati dalla debolezza del Paese di arrivo nei respingimenti. Invece, quando le procedure di espulsione diventano più rigide, i flussi di immigrazione irregolare diminuiscono, come dimostra l’esperienza della Spagna (un calo degli arrivi via mare del 25% nel solo 2008).


Anche nelle procedure di espulsione deve prevalere l’umanità

I cittadini di Lampedusa (o della Puglia al tempo degli sbarchi degli Albanesi, o di chissà di quanti altri luoghi) sono l'esempio di un’accoglienza generosa che tutti noi italiani siamo chiamati a dare. Hanno sfamato, dissetato e vestito queste persone, sbarcate nel nostro Paese, dando loro il primo segno della generosità del popolo italiano, ricordandoci che anche noi siamo stati emigranti (anche se eravamo emigranti “regolari”, sottoposti alle rigide regole d’ingresso dei Paesi di arrivo).

Lo Stato non può però delegare ai cittadini la soluzione ai problemi. Deve offrire la necessaria assistenza ai clandestini, perché sia rispettata la loro dignità. E deve lavorare a creare un equilibrio migratorio che non porti a disagi e illegalità.


Fonti:  
- governoinforma.it/pillole/cosa-dice-il-diritto/2008/maggio/legge-immigrazione.aspx
;
- isole.ecn.org/zip/leggeTurco.htm;
- dossier "Una politica d'immigrazione comune per l'Europa"



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