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Notizie - Attualità e Costume
Contro Eluana è stata capovolta la realtà Stampa E-mail
Una riflessione sul caso che ha scosso l'Italia
      Scritto da Gabriele Vecchione
09/02/09

La casa di riposo dove si è spenta Eluana EnglaroMi sia permesso ritornare – anche per un commiato - sulla triste vicenda di Eluana Englaro e di suo padre Beppino, dei radicali italiani e dei magistrati della Cassazione. Mi sembra si siano capovolti totalmente i parametri, se è lecito esprimersi così, esistenziali: una persona scientemente lasciata morire di stenti è stata detta oggetto di un "atto d’amore"; così come ha destato impressione che dei neurologi abbiano sostenuto che una persona viva fosse morta; e clamore che il giuramento d’Ippocrate sia diventato carta straccia per molti medici che hanno somministrato la morte e, sconfinando nel campo dell’etica, classificato la dignità dei pazienti che, invece, è intrinseca al paziente stesso.

Vorrei sottoporre alcuni spunti di riflessione per tentare di far crollare il castello di menzogne abilmente ingegnato:
 
• Eluana Englaro era viva, VI–VA! Respirava da sé, aveva un cuore che batteva da solo, apriva e chiudeva gli occhi, accennava sorrisi, aveva il ciclo mestruale, tossiva, il suo corpo aveva sconfitto da sé una brutta emorragia, era  messa in piedi e camminava, adeguatamente sostenuta, quando  Lecco faceva bel tempo, non aveva piaghe da decubito, non assumeva medicinali (assurdamente, mentendo senza dignità, si è parlato di accanimento terapeutico). Era disabile, sì. Era in coma persistente, sì. Ma chi può dimostrare che non provasse emozioni? Nessuno! E qualche testimonianza di comatosi poi risvegliati ci dice che così le emozioni come i sentimenti si provano e si avvertono. 

• Per questo i sinistri contorni di questa storia hanno assunto i lugubri significati di una condanna a morte: il trasporto notturno con la scorta, il piantone davanti alla stanza del condannato, la ragioneria scientifica ed il calcolo preciso sul quantum una persona può resistere senza cibo né acqua.

Ovviamente, come negli USA, la massima pena era a mo’ di legge; ma il reo era innocente: o meglio, reo di essere malato e disabile: macchia da lavare, buco da rammendare, vergogna da censurare secondo certi parametri estetici e mondani e, perché no, televisivi (mentre l’Italia faceva i conti colle ferite inferte alla sua comunità umana, una decina di grandi fratelli si lastricava sul nulla delle loro vite). Difatti non ci è stato dato di vedere il corpo, il volto di Eluana, al contrario di quanto accadde con Welby, con Terri Schiavo, anche con Giovanni Paolo II. Alcuni benpensanti avrebbero avuto di che sdegnarsi.

Non c’è posto per i disabili in questa società: disturbano chi ha pensato di eliminare la malattia e la morte, per vivere (apparentemente) felice. Quando il dolore non si trasforma in amore, degenera in aggressività verso chi è indifeso. Se un malato rompe questi schemi, è giusto che muoia di stenti. Non c’è posto per la compassione, per la pietà. Però interrompere l’alimentazione non è pietà, amore, ma disprezzo, cinismo, barbarie.

• Il linguaggio che ha descritto e raccontato la situazione clinica ed emotiva dei personaggi coinvolti ha sfiorato il cinismo: “scatta la fase 2”, “la ragione del diritto prevarrà”, “con il diritto siamo a posto” et similia. Si parla di uomini e donne; di vita e di morte. Laddove il linguaggio è occulto, non schietto, lì è la tenebra. Sarebbe stato meglio, allora, parlare con franchezza (che non è brutalità): è stato tolto il cibo ad un’indigente. E nulla più. Né si può dire che togliere il cibo sia “il corso della natura”, perché anche la leonessa offre la mammella al leoncino immaturo.

• La Cassazione, con decisione assai opinabile, ha ammesso la liceità dell’uccisione di Eluana secondo la sua (presunta) volontà. Questa è una presa di posizione che atterrisce, spaventa, mette a repentaglio l’imparzialità della magistratura: ammesso e non concesso (e – in caso di questioni patrimoniali – non viene ammesso) che un’attestazione scritta della propria volontà sia giuridicamente valida, dov’è questa stessa attestazione? Non c’è.

La Cassazione ha ricostruito la suddetta volontà su base indiziaria (indiziaria!), su testimonianze orali discordanti e relative: mentre il padre spergiura che Eluana avesse detto che non avrebbe voluto fare “quella” fine (probabilmente pronunciando questa frase da minorenne e/o in preda ad uno stato emozionale forte, ci rendiamo conto?) posta di fronte al caso di un amico, amiche di Eluana hanno deposto che ella nulla disse su questa evenienza. Pietro Crisafulli ha riportato una confidenza di Beppino Englaro secondo cui, stanco di vedere la figlia in una situazione sì triste, si sarebbe inventato tutto. Con questi elementi frettolosamente non valutati, la Cassazione s’è trincerata in una presa di posizione grottesca; ancor meglio: giustizialista, non garantista, senza prove. Ha fatto un processo ad Eluana, ma tutt’altro che giusto, come prevedrebbe la Costituzione.

La suddetta Cassazione fa riferimento alle convinzioni etiche, filosofiche e religiose di una diciannovenne per dedurre la sua volontà: “Caratterizzata da un forte senso d'indipendenza, intolleranza delle regole e degli schemi, amante della libertà e della vita dinamica, molto ferma nelle sue convinzioni”, Eluana va - suvvia! - eliminata. Lorenzo D’Avack ha opportunamente commentato: “Giovani liberi, tendenzialmente anticonformisti, un poco anarchici, dinamici, attivi, con qualche entusiasmo per lo sport, diventano così per la Corte i soggetti ideali per un presunto dissenso, ora per allora, verso terapie di sostegno vitale”. 

Dunque, si badi a qualunque affermazione, e che non si dica mai: “in certi casi la morte è una liberazione dalle sofferenze”, perché potrebbe diventare il cavillo attraverso cui negare l’assistenza sanitaria obbligatoria (per ora) di base. Essendo obbligatoria, tale assistenza sanitaria non può essere negata neanche a chi scientemente non la volesse; né può essere negata da un medico che ha giurato, con Ippocrate, che non somministrerà la morte.

Ora: sia il lettore a dare un nome alla morte di Eluana: omicidio?

• La sinistra italiana è stata tutta e sarà con i radicali, tutta con chi voluto la morte di Eluana (a partire da Ignazio Marino e Livia Turco, commossa per il beau geste, per “l’atto d’amore” di interrompere il passaggio di cibo ad una disabile). I capovolgimenti della storia: pensare che la sinistra è nata come una rivendicazione di giustizia sociale per dare voce ai piccoli, ai deboli, ai senza voce: chi più senza voce, chi più bisognoso di giustizia che Eluana Englaro?

• Mi dispiace, ma non ho comprensione per Beppino. Sarà un ragionamento politically uncorrect, ma non posso comprendere chi non si lasci il beneficio del dubbio sulla morte di una figlia che batte le ciglia, anzi la insegue con scientificità e perseveranza. Per il resto, sulle scelte di Beppino, è opportuno soprassedere.

• Spiace notarlo, ma emerge, si respira, quasi si tocca l’odio verso la Chiesa. Eluana era accudita da cattolici: intollerabile. Era custodita e amata da suore che, sull’esempio di Gesù di Nazareth ed in suo nome, valorizzavano la sofferenza con l’amore, le davano un senso ed un significato profondo, in silenzio e gratuitamente: inaccettabile. Non sono così propenso a riporre fede nel caso e nella coincidenza e dunque non attribuisco al cieco caso il fatto che, il giorno in cui Eluana è stata portata ad Udine, la liturgia della Chiesa leggeva questo Vangelo: “Gesù… ordinò che le si desse da mangiare” (Mc, 5, 43).

I grandi santi, da Camillo di Lellis a p. Pio da Pietrelcina, hanno visto nel malato Gesù, in quell’oggetto di maledizione che è l’infermo, direttamente il Figlio di Dio che, appeso ad una croce, gridava: “Ho sete”. Ed anche Eluana ha vissuto la sua maledizione, la sua identificazione con Gesù, la sua passione: a sputarle in faccia sono stati i medici che ritenevano fosse morta 17 anni fa, ad inchiodarla una società che si vergogna dei malati, ad ucciderla un’ideologia che sconvolge qualsivoglia ordine morale e creaturale. Come Gesù, uccisa dai vari Caifa, lasciata al giudizio di personaggi farisaici, guardata con sommo disprezzo dai dottori della legge, passata sotto Ponzio Pilato e la sua lavanda delle mani. Come Gesù, ha affidato il suo spirito – quello, no, non può essere ucciso da uomini né da medici – nelle mani del Padre.

Ciao Eluana.



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