articolo di riferimento: Ave, Cesare
Gentile direttore,
leggo con piacere il Suo articolo sul cesarismo invocato e commentato da vari partecipanti all’attuale agone politico.
Con tristezza colgo la confusione di molti commentatori su Cesare e Roma, e talvolta anche l’ignoranza ampiamente distribuita su fatti storici che dovrebbero essere patrimonio condiviso di tutti (almeno tra coloro che con profitto hanno superato l’esame di quinta elementare).
Certamente, in un paese in cui qualcuno richiama le origini celtiche (?) delle nostre genti, che vuole che sia il Rubicone?
Cercando di capire lo sforzo intellettuale e culturale che ha mosso tali riflessioni, Vorrei far osservare che, se il cesarismo è un’evidenza dei tempi correnti, è altrettanto evidente che esso viene ampiamente accettato.
Una quantità industriale di signorsì accetta senza critica questo modello di organizzazione.
In sostanza, Cesare governa non solo per un’indubbia levatura personale, ma anche perché l’ambiente nel quale nuota è benevolmente predisposto al suo governo.
Spesso si parla di un paese in crisi di classe dirigente: è proprio così. Cesare può governare, perché chi lo circonda ha un mediocre livello etico, culturale e tecnico.
Quando Cesare governa una società mediocre, naturalmente tende ad accentrare tutto il potere e a organizzare la sua continuità. Chi - sano di mente - spartirebbe il potere con dei mediocri?
In Italia è sempre stato così? No.
Don Sturzo, De Gasperi, La Pira, Dossetti, Moro, Fanfani, Togliatti, Saragat, Nenni, La Malfa - solo per citarne alcuni - erano uomini liberi, che hanno saputo dire i sì e i no, sbagliando ed avendo ragione, creando un paese libero e forte coniugando insieme senso dello stato e passione popolare.
La classe dirigente di questo paese, oggi, è mediocre, e nella mediocrità emerge il Cesare di turno.
Il problema non è Cesare (ce ne sarà sempre uno) ma la diffusa incapacità di appassionarci alla gestione della cosa pubblica, la diffusa tolleranza verso l’illegalità, la cultura della scorciatoia, l’idea che ottenere i risultati indipendentemente dalla valutazione dei mezzi sia una cosa positiva.
C’è un uomo politico (il Cesare locale) che periodicamente farnetica di fucili pronti ad essere usati e si diverte ad offendere i nostri valori costituenti: bandiera, inno nazionale, costituzione.
C’è ne un altro (anche lui Cesare) che utilizza il potere legislativo di governo per colpire i concorrenti economici delle proprie imprese.
Un ex terrorista è diventato vicepresidente di una delle più alte istituzioni repubblicane.
Tutto questo, erroneamente, non crea scandalo, ma solo qualche sorriso.
Sorridi, sorridi, Cesare avanza.
La questione delle preferenze è fondamentale per qualsiasi persona con un minimo di onestà intellettuale, ma soltanto alcuni partiti si sono schierati decisamente a favore.
I due partiti che attualmente detengono la maggioranza dei consensi ritengono ragionevole negare agli elettori la libertà di espressione tramite le preferenze, perpetuando così il sistema di controllo delle classi dirigenti all’interno di una stretta oligarchia.
Tutto questo viene vissuto come ragionevole, ovviamente distribuendosi reciprocamente patenti di democraticità.
Sorridi, sorridi, Cesare avanza.
Sono i nostri comportamenti che creano Cesare, il problema siamo noi...
Cosa fare e come andrà a finire?
Non lo so, ma la storia ci dice come è finito Cesare.
Grazie
Luigi Milanesi
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