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Cinema - Recensioni e Profili
Un “Pranzo di ferragosto” che rende felici i nonni Stampa E-mail
Un film semplice e divertente, che ha anche valore sociale
      Scritto da Giuseppe Romito
20/10/08

pranzo_di_ferragosto.jpgPranzo di Ferragosto    
di e con Gianni Di Gregorio
Italia 2008


Gianni deve occuparsi dell'anziana madre, una nobildonna decaduta, capricciosa e un pochino opprimente. Madre e figlio vivono soli in un piccolo appartamento di Roma e tirano avanti con difficoltà economiche. Alla vigilia di Ferragosto Alfonso, l'amministratore, si presenta alla loro porta per riscuotere quanto gli è dovuto; ma propone a Gianni l'estinzione delle spese condominiali in cambio di un favore: ospitare la madre per la notte e il successivo pranzo di Ferragosto, in modo che lui possa partire per le terme.

L'accordo raggiunto, però, non prevedeva, l'arrivo di un’altra signora, Maria, la zia di Alfonso, simpatica anziana con qualche problema di memoria: l'amministratore convince Gianni a ospitare anche lei, offrendogli ulteriore denaro.

Ma non è finita. Gianni riceve la visita del suo amico dottore, giunto per fargli un controllo in seguito a un malore, che gli chiede di potergli affidare sua mamma, con relative cure al seguito, per non lasciarla sola durante il turno di notte.

Gianni Di Gregorio realizza questo film basandosi sulla propria esperienza di figlio, e sviluppando un fatto realmente accaduto. Incuriosito da quello che sarebbe potuto accadere se avesse davvero accettato di tenere la madre dell'amministratore per le ferie di un Ferragosto, confeziona una piccola e tenera storia dai tratti comici, in cui l'improvvisato ospizio casalingo diventa il teatro di una serie di gag, offrendo al tempo stesso spunti di riflessione: stare con un anziano può essere divertente, specie in un giorno di festa.
Sviluppare il film nel giorno più rallentato dell'anno e in una capitale deserta conferisce il giusto tono alla narrazione, in quanto contrappone alla frenesia della vita odierna i tempi delle anziane protagoniste; le quali, tuttavia, riempiono la scena con la loro esuberanza.

Di Gregorio è regista e attore: interpreta il ruolo del figlio di mezz'età (col suo stesso nome), celibe e con il vizio del bere, che tiene d'occhio la madre come se fosse una bimba e ne sopporta i capricci. Le signore che lo circondando in attesa del pranzo di Ferragosto sono tutte attrici non professioniste, e la loro spontaneità permette al film di scorrere genuino e realista.

Come si fa a costruire uno spettacolo attorno a soggetti che dimenticano tutto, fanno più capricci dei bambini? Di Gregorio fa di queste debolezze una forza. Ha avuto il coraggio di portare sullo schermo una storia di "vecchiette", considerato che la terza età viene snobbata dal cinema perché poco commerciabile. Un’emarginazione che è il riflesso di quella sociale: il regista romano fa riflettere sulla condizione dell'anziano, troppo spesso parcheggiato in ospizi dai proprî figli.

Il film mette in luce anche altri tratti noti della mentalità italiana, ad esempio l’uso del convincimento corruttivo attraverso il denaro. Uno sguardo che si risolve con un sorriso del pubblico, quando a corrompere Gianni sono le arzille signore, pur di passare ancora tutte insieme la loro giornata di festa.

Pranzo di ferragosto è sì una commedia, ma talmente efficace e realista da poter essere considerata quasi un documentario a carattere sociale, che mette d’accordo critica e spettatori e richiede di essere valorizzata. E' una piccola perla da conservare nella propria videoteca. Aiuta a riflettere che i nonni non devono essere ricordati solo in occasione della loro “festa”, che negli ultimi anni è stata fissata il 2 ottobre.



Giudizio Utente: / 4

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