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Politica - Notizie e Commenti
Vince la "governabilitą". Vinceranno anche buon governo e riforme democratiche? Stampa E-mail
Elezioni 2008: le sfide che attendono Berlusconi e tutte le forze politiche
      Scritto da Giovanni Martino
21/04/08

berlusconi_bossi..jpgE tre. Dopo la parentesi del biennio di Governo Prodi, Berlusconi torna per la terza volta a palazzo Chigi. Con una maggioranza – sembra - solida e compatta. Farà bene?

La sua precedente esperienza di Governo fu discreta, come cercammo di evidenziare in una nostra analisi condotta all’epoca.
Certamente, fu un’esperienza molto più positiva del successivo Governo Prodi. Il quale è stato sì attento al risanamento di bilancio; ma, soprattutto, attento a tassare, a occupare spazî di potere, a elargire sovvenzioni a pioggia, a condurre battaglie laiciste e antifamiliari. Espressione di una sinistra convinta che agitare lo spettro di Berlusconi bastasse a celare i suoi limiti e le sue divisioni. Una sinistra che non era solo quella antagonista (duramente punita dagli elettori), ma anche quella che cerca faticosamente una nuova identità nel Partito Democratico.

Gli Italiani, dunque, hanno espresso un’esigenza di governabilità, privilegiando i grandi schieramenti. E l’hanno indirizzata soprattutto verso lo schieramento ritenuto più credibile per una decisa inversione di tendenza rispetto all’ultimo biennio, consentendo a Berlusconi di riannodare i fili di un discorso interrotto. Eppure...

Eppure il Governo Berlusconi le elezioni del 2006 le aveva perse (seppur di strettissima misura). Perché molte cose erano state fatte, ma molte aspettative erano andate deluse. Se il sistema produttivo italiano è in crisi, se la pubblica amministrazione non funziona, se gli sprechi dilagano, se i salarî hanno perso potere di acquisto, la colpa non è solo degli ultimi due anni di Governo Prodi.

La “colpa” fu solo dell’Udc? Oggi che questo alleato è stato ‘epurato’, le premesse sono migliori?

A ben guardare, se non si agì subito e con energia sulle pensioni di anzianità, inventando la furbata dello “scalone” da lasciare in eredità al Governo successivo, la “colpa” fu della Lega (visto che le pensioni d’anzianità sono in gran parte al Nord). E sempre la Lega (con cui Berlusconi strinse un “patto d’acciaio”, rinnovato in queste elezioni) costrinse l’Alitalia a farsi carico del fardello di Malpensa, portandola al fallimento – complici i sindacati – e dilapidando un’enorme quantità di denaro pubblico.
Se le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali restarono una promessa, ciò fu dovuto al timore di tutti i partiti della Casa della Libertà di scontentare i proprî esponenti locali.
Se la riforma della pubblica amministrazione non si fece, AN, Forza Italia e Udc ne condividono la responsabilità.
Se la riforma della Giustizia si trascinò a fine legislatura (consentendo alla nuova maggioranza di sinistra di bloccarla) è perché Berlusconi preferì concentrarsi sulle leggi ad personam.

Insomma, non sappiamo se i nodi non sciolti sino al 2006 possano esserlo oggi. Senz’altro ce lo auguriamo. Ci auguriamo che chi ci governerà faccia tesoro degli errori passati, per non ripeterli. Ci auguriamo che il programma elettorale ricco di promesse possa essere mantenuto (anche se Berlusconi sembra mettere le mani avanti, dicendo che la situazione è “difficile”).

Ma il nostro augurio è soprattutto un altro: che si apra una nuova stagione politica.

Una stagione in cui non si voti “il meno peggio”, o per paura che vincano “gli altri”, ma si possa votare chi si ritiene davvero all’altezza di rappresentarci. Una stagione in cui i programmi elettorali non siano una gara a chi fa la promessa più grossa, ma una serie di impegni precisi, con tempi, modi e sostenibilità. Una stagione in cui i temi etici non siano espulsi dal dibattito elettorale. Una stagione in cui le forze politiche abbiano un’identità e non siano affidate al leaderismo, in cui l’alternativa non sia tra “meno male che Silvio c’è” e “con Walter si può fare”. Una stagione in cui il cittadino non sia mero spettatore del “teatrino” della politica, ma protagonista, partecipe, dotato degli strumenti per incidere concretamente sulle proposte politiche e sulle scelte. Una stagione in cui i partiti garantiscano democrazia interna e venga reintrodotto il voto di preferenza (o primarie vere, regolate per legge), risparmiandoci un nuovo Parlamento dei “nominati”. Una stagione in cui la “casta” (e tutti gli attori del sistema di potere italiano) sappiano fare un passo indietro, per non trascinarci nel baratro dell’antipolitica. Una stagione in cui il pluralismo dell’informazione diventi esigenza diffusa, e non la battaglia ipocrita di una sinistra che difende le sue casematte di potere in RAI. Una stagione in cui non ci siano feroci contrapposizioni frontali tra i due grandi schieramenti, ma neanche accordi sottobanco per spartirsi potere o fare riforme che tolgano rappresentanza democratica ad altre forze politiche.

Ci attendiamo, insomma, una stagione in cui la governabilità sia alimentata dalla qualità della proposta politica (governare, sì, ma governare per il bene comune) e dal recupero di una democrazia che negli ultimi anni si è involuta.

A questa nuova stagione dovrà contribuire in primo luogo la maggioranza eletta. Non sappiamo se essere ottimisti su tutti i punti che abbiamo elencato. Un elemento positivo, però, dovrebbe essere senz’altro l’alleggerimento della pressione fiscale, perché è una linea di tendenza che potrà togliere biada agli apparati burocratici per restituire libertà ai cittadini (augurandoci che l’abbassamento delle tasse parta da chi è in maggiore sofferenza, famiglie e salariati).

Ad una nuova stagione democratica dovranno contribuire anche le due opposizioni che restano rappresentate in Parlamento: il centro dell’Udc (la sola forza che ha resistito all’urto delle due grandi coalizioni) e il centrosinistra dell'alleanza Pd-IdV. Opposizioni entrambe alle prese con una nuova stagione costituente.
Solo se le forze di opposizione saranno credibili potranno costituire un pungolo efficace per chi governa (oltre a candidarsi eventualmente per un’alternativa).

A questa nuova stagione dovranno contribuire, infine, i cittadini, troppo spesso combattuti tra la rassegnazione e la protesta velleitaria.

Buon lavoro, dunque: a Berlusconi che ci governerà, a tutti i parlamentari che ci rappresenteranno, alle forze politiche e sociali che dovranno costruire la politica dei prossimi anni.
Le nostre aspettative sono alte...



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