Bernard Sichère
Cattolico. Perché non dobbiamo rassegnarci a un mondo senza Dio
ed. Lindau – Torino 2007
In un mondo in cui l’affermazione di un’identità religiosa è vista da molti come un’affermazione di integralismo, in un’Europa che non riconosce le proprie radici storico-religiose, decidere di intitolare un libro “Cattolico” rappresenta senza dubbio una sfida ardita al “politicamente corretto”, una rivendicazione di libertà.
Bernard Sichère è un filosofo che ha vissuto direttamente un passaggio epocale. Pochi decenni or sono Dio era lo scenario della vita sociale, il sottofondo sempre presente (anche per chi non credeva...) nella cultura e nella morale. Oggi, in molti Paesi europei (la Francia in primis), larghi strati della società pensano di poter fare a meno di Dio, che i problemi siano risolvibili solo col progresso scientifico ed economico.
Sichère descrive le debolezze di questa visione contemporanea; evidenzia che non si tratta tanto di una nuova consapevolezza, quanto di una rimozione. Quanti confidano che lo scientismo sappia dare le risposte alle domande dell’uomo, spesso, spostano tali risposte in un futuro illusorio.
L’autore si definisce “cattolico”, ma si mette in ricerca senza fare di questa identità la sua compagna di viaggio. Vuole interrogarsi secondo logiche umane; vuole interrogare le figure dei grandi monoteismi, per capire se – guardati con occhi nuovi – possono dare quelle risposte che il moderno nichilismo non sa dare. E ritiene di trovare ancora in Cristo l’Alfa e l’Omega.
Questo cammino di ricerca “aperto”, senza il filo conduttore della dottrina della Chiesa, rappresenta per certi versi un punto di forza, perché forse consente al lettore “moderno” un’immedesimazione più immediata. Ma probabilmente è anche un punto di debolezza, perché lo sforzo di non usare schemi “ecclesiastici” si traduce infine – a noi pare – nel ricorso a schemi davvero preconfezionati, quelli peraltro di una religiosità debole ed edulcorata.
Un po’ scontata, ad esempio, è la riproposizione del dualismo “Chiesa gerarchica - popolo dei fedeli”, come realtà separate. Semplicistico ritrarre San Francesco come simbolo della chiesa della protesta (dimenticando che il Santo cercò sempre la fedeltà assoluta al papato).
Subito dopo, però, Sichère esalta la figura di Giovanni Paolo II. Ma si può tacere che questi è stato pastore e guida della Chiesa gerarchica?
“Cattolico”, del resto, non è il termine che individua con precisione quei cristiani che si riconoscono nella Chiesa apostolica riunita intorno al successore di Pietro? La crisi di fede non è più forte in quei Paesi in cui le comunità cristiane hanno cercato di “modernizzarsi”?
Anche nell’analisi dei temi etici l’autore si muove sui binari del ragionamento filosofico, che dovrebbe condurre all’esigenza della presenza di Dio. Ma invocare questa Presenza non significa, innanzitutto, capacità di aprirsi alla Rivelazione? A nostro avviso, proprio la novità del messaggio religioso, la ricchezza di contenuti della “dottrina” cattolica (frutto di secolare approfondimento), hanno qualcosa di originale da dire all’uomo di oggi (e di sempre).
La lettura del libro di Sichère può essere utile a smuovere le certezze superficiali di una modernità che non si pone domande. Ma richiede la capacità di fare un passo ulteriore.