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Libri - Recensioni e Profili
"Con le peggiori intenzioni" Stampa E-mail
Il romanzo d'esordio di Piperno: ritratto di famiglia o verbosa autoconfessione?
      Scritto da Domenico Martino
14/09/05
piperno_peggioriintenzioni_copertina.jpg

Con le peggiori intenzioni -  
di Alessandro Piperno, ed. Mondadori, 2005

Prima di partire per le vacanze mia moglie si è recata in libreria, per acquistare un libro da leggere nel tempo libero di cui ciascuno immagina di godere nel periodo estivo.

La scelta è ricaduta sul pubblicizzato “libro dell’estate” Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno, edito da Mondadori e vincitore del premio Campiello Opera prima. Già il premio vinto avrebbe dovuto mettermi sull’avviso: i premi letterarî, come quelli cinematografici, negli ultimi anni sono diventati una specie di guida ai libri e film da evitare… Ciononostante, come un novello Adamo, ho mangiato di quel frutto che la mia signora mi aveva porto.

Il romanzo si suddivide in due parti e narra la storia della famiglia ebraica Sonnino, vista attraverso gli occhi del giovane Daniel. Nella prima parte viene descritta l’epopea dei Sonnino, i loro successi e fallimenti nella Roma degli anni sessanta e settanta. Nella seconda è l’ormai trentenne Daniel che ripercorre la sua adolescenza nella Roma degli anni ’80, con la sua cerchia di amici figli di papà.

Sebbene lo stile susciti perplessità - in alcuni casi per l’eccessiva ricercatezza in altri per l’eccessiva volgarità -, le ironiche descrizioni dei familiari invogliano a proseguire nella lettura. L’interesse iniziale, però, pian piano cede il passo alla noia, che è vinta solo dalla curiosità di cercare di scoprire il senso di una storia che sempre sfugge. E così arrivi sino alla fine, quando scopri che il senso semplicemente non c’è. Nulla. Pensieri in libertà.

E ti rendi conto che tutte le problematiche relative alla famiglia ebraica, il matrimonio tra il padre ebreo e la madre cattolica, la guerra del Kippur e l’attacco alle torri gemelle altro non sono che una cornice, o meglio un pretesto, per dar corpo a questo nulla, per coprire i logorroici, insipienti, pruriginosi pensieri adolescenziali del protagonista (e dell’autore?).

In questi casi si è soliti dire che l’autore è atteso ad altra prova … noi speriamo di no. Diffidate gente, diffidate.



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