La diplomazia internazionale cerca invano di mettere in gabbia l'avvoltoio atomico iraniano ("Uhane Zaobao", Singapore)
Il rapporto redatto dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica afferma che l'Iran non ha rispettato l'ultimatum fissato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso 23 dicembre, affinché interrompesse il suo programma nucleare.
Il presidente iraniano Ahmadinejad proclama ormai apertamente il diritto del suo Paese a possedere l'arma atomica (come già Pakistan e Israele). Si tratta dello stesso Presidente - un ex pasdaran - che ha più volte affermato che "Israele presto sparirà".
Si capisce bene, dunque, la preoccupazione della diplomazia internazionale. Ma gli sforzi fatti sin qui non hanno prodotto risultati, anche per la debolezza delle pressioni fatte. Dopo due anni di trattative-farsa, in cui era evidente il temporeggiare iraniano, solo lo scorso dicembre sono state adottate in sede ONU le prime, timide sanzioni. I Paesi europei non hanno compattezza e fermezza; la Russia vuole recuperare un ruolo internazionale facendo la "mediatrice"; la Cina non vuole rinunciare al petrolio iraniano e agli incassi dalla vendita di armi e tecnologie. Resta solo l'America a preoccuparsi della sicurezza in quell'area (o a sforzarsi di allargare il suo dominio imperialista: fate voi).
L'Iran non sarebbe il primo Paese a possedere l'atomica. Ma sarebbe forse il primo il cui Governo è talmente fanatico da prendere in considerazione l'idea di utilizzarla. Senza contare che di fronte c'è Israele, il quale - sapendo che è in gioco la sua sopravvivenza - forse non esiterebbe a lanciare un attacco per primo.
Noi Italiani siamo abituati a trascurare gli scenari esteri, salvo scendere in piazza a sfilare "per la pace" dopo che la frittata è fatta. Forse faremmo bene a preoccuparci un po' prima. Anche perché non si tratta solo di avere sensibilità rispetto alla questione della pace nel mondo: l'Iran è molto avanti anche nel perfezionamento di missili balistici capaci di giungere (con una testata atomica) fino a noi...
Su questo tema abbiamo condotto anche un sondaggio, i cui risultati hanno visto prevalere le soluzioni della fermezza. Alta - inaspettatamente? - la proporzione di chi propone addirittura l'intervento militare: anche se questa risposta forse può essere interpretata non come l'invocazione di un intervento immediato, ma come l'opinione che tale intervento non possa essere escluso come extrema ratio.
Tra coloro che propongono un approccio più "morbido", prevalgono quanti negano l'esistenza stessa del problema: minimizzano il pericolo di una diffusione della bomba atomica, o sono spinti da considerazioni antioccidentali (del tipo "non ci piace che certa gente abbia armi pericolose, ma se è l'unico modo per contrastare l'imperialismo americano...").
La nostra opinione? Sanzioni realmente severe non sarebbero indice di arroganza e prevaricazione, ma servirebbero ad evitare i guai peggiori che tutti vogliamo evitare.
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