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Notizie - Nel Mondo
I cristiani in Oriente perseguitati Stampa E-mail
La descrizione di una situazione drammatica, l'invito ad uscire dall'indifferenza
      Scritto da Magdi Allam
15/06/07
Ultimo Aggiornamento: 24/02/11

chiesa_abbandonata.jpgSalviamo i cristiani del Medio Oriente. Stiamo assistendo in modo pavidamente e irresponsabilmente inaccettabile alla persecuzione e all'esodo massiccio di centinaia di migliaia di cristiani che sono i veri autoctoni della regione. Alla vigilia della conquista araba e islamica nel settimo secolo, i cristiani costituivano il 95% della popolazione della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo. Oggi, con 12 milioni di fedeli, sono precipitati a meno del 6% e si prevede che nel 2020 si dimezzeranno ancora.

Dalla prima guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare. Una fuga simile alla cacciata degli ebrei sefarditi che, da un milione prima della nascita dello Stato di Israele, si sono assottigliati a 5 mila. Si tratta della prova più eloquente della tragedia umana e dell'imbarbarimento civile in cui è precipitato il mondo arabo-musulmano, in preda al fanatismo ideologico degli estremisti islamici e all'intolleranza religiosa delle dittature al potere.

Il caso più grave è quello che colpisce i cristiani in Iraq. Da circa un milione e mezzo prima dell'inizio della guerra scatenata da Bush il 20 marzo 2003, si sono ridotti a circa 25 mila. Un «accorato appello» per la «preoccupante situazione in Iraq» e per le «critiche condizioni in cui si trovano le comunità cristiane», era stato lanciato dal papa Benedetto XVI nel corso del suo incontro con Bush sabato scorso. Proprio ieri, in una dichiarazione raccolta da Avvenire, il vescovo ausiliare di Bagdad, monsignor Shlemon Warduni, ha alzato il tiro denunciando che anche «i cristiani non stanno facendo nulla mentre qui si muore, si viene rapiti, costretti a convertirsi all'islam o a pagare per ottenere protezione, a cedere le proprie figlie a dei delinquenti per evitare ritorsioni o a fuggire lasciando tutto il lavoro di una vita. Dagli Usa e dall'Europa solo silenzio». Dal canto suo il nunzio apostolico in Iraq e Giordania fino al 2006, monsignor Fernando Filoni da poco nominato sostituto Segretario di Stato del Vaticano, in un'intervista a Tracce si era detto pessimista: «Fin quando durano la guerriglia e gli attentati c'è poco da fare. Solo la pace potrà riportare la speranza».
Lo scorso maggio sul sito http://iraqichristians.ne/petitionir.php era stato lanciato un vibrante appello alla comunità internazionale per porre fine alla «più feroce campagna di assassinî, sequestri, esproprio di beni e case, cacciata e dispersione, liquidazione dei diritti religiosi e civili da parte di gruppi estremisti religiosi per il semplice fatto che non siamo musulmani».

Insieme all'Iraq l'altra grande tragedia dei cristiani orientali è nei territori palestinesi. All'inizio dello scorso secolo i cristiani rappresentavano un quarto della popolazione araba; nel 1948 erano il 20%; con l'avvento al potere dell'Autorità nazionale palestinese di Yasser Arafat nel 1994 si registra la fuga di tre quarti dei cristiani, vittime di persecuzioni e del drastico calo del tenore di vita (nonché del saldarsi - anche se non nelle forme di una vera repressione - una certa ostilità islamico-palestinese ed israeliana: vedi considerazioni in calce all'articolo sulla questione palestinese. Ndr). Ed è così che i cristiani, perfino nelle città sante cristiane, sono diventati minoranza. A Betlemme erano l'85% della popolazione nel 1948, oggi sono solo il 12%. A Gerusalemme dal 53% della popolazione nel 1922, sono precipitati al 2%.

Quanto al Sudan si tratta di un vero e proprio genocidio, con una sanguinosa guerra civile — scatenata dai regimi islamici di Khartum — che ha provocato l'eccidio di circa un milione e mezzo di cristiani e animisti, colpevoli di non sottomettersi alla sharia, la legge coranica. Così come fu genocidio il massacro di 1,5 milioni di cristiani armeni in Turchia, dove oggi non rimangono che circa 100 mila cristiani. Il Libano, che dal 1840 ha registrato quattro guerre intestine a sfondo confessionale, ha visto il numero dei cristiani crollare dal 55% della popolazione dall'indipendenza nel 1932, a circa il 27% odierni. Con il risultato che rispetto al milione e mezzo di cristiani residenti in Libano, ci sono circa 6 milioni di cristiani profughi dispersi nel mondo. La situazione è molto pesante anche in Egitto, dove i copti — che rappresentavano il 15-20 % della popolazione all'inizio dello scorso secolo, oggi sono soltanto circa il 6%. La repressione e le violenze contro i copti sono esplose nel decennio di Sadat quando, alleandosi con i Fratelli Musulmani, lasciò loro mano libera nel promuovere un nefasto processo di islamizzazione forzata della società. In Siria le comunità cristiane che rappresentavano circa un quarto della popolazione all'inizio dello scorso secolo, oggi sono calate a circa il 7%.

Più in generale, in quasi tutti i paesi musulmani, dall' Algeria al Pakistan, dall'Indonesia alla Nigeria, dall'Arabia Saudita alla Somalia, i cristiani sono vittime di vessazioni e discriminazioni. E si tratta di una catastrofe per tutti: certamente per le vittime cristiane, ma anche per i musulmani che si ritrovano a essere sottomessi all'arbitrio di spietati carnefici e di tiranni che si fanno beffe della libertà religiosa. Ebbene non possiamo più continuare ad assistere inermi a queste barbarie. Ecco perché propongo di indire una manifestazione nazionale a difesa dei cristiani perseguitati in Medio Oriente e altrove nel mondo, da svolgersi a Roma e che potrebbe coincidere con il 30 giugno (data poi spostata al 4 luglio, ndr), la festa liturgica dei protomartiri romani. Una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell'insieme della nostra civiltà umana


Pubblicato sul Corriere della Sera.
Le adesioni all'appello, i commenti
: www.salviamoicristiani.com

Mercoledì 4 luglio 2007 si è dunque tenuta la manifestazione di solidarietà per i cristiani perseguitati in Oriente e per la liberazione di Padre Bossi rapito nelle Filippine.
Si è trattato di una manifestazione indetta da un giornalista (e non da un partito o da una grande organizzazione) solo quindici giorni prima, poco pubblicizzata dai media. Eppure il riscontro è stato importante: alcune migliaia di persone (metà piazza piena), e numerosi politici di centro-destra (Berlusconi, Fini, Buttiglione, Formigoni - col gonfalone della Regione Lombardia -, Pera, Bondi, Mantovano, Giovanardi, Castelli), ma anche qualche esponente del centrosinistra (Castagnetti, Lusetti, Bobba, Villetti, Ranieri, Realacci, Khaled Fouad Allam). Presenti, inoltre, Savino Pezzotta, il rabbino di Roma Di Segni, il direttore dell'Anti Defamation League Abraham Foxman, il presidente dell'Alleanza evangelica italiana Mazzeschi, Jesus Carrascosa di Cl, il direttore di
Avvenire Boffo.
Si è trattato di un successo anche perché è la prima iniziativa di questo genere in Italia, che rompe una cappa di pigrizia e indifferenza.
Se volessimo guardare il bicchiere mezzo vuoto, potremmo osservare che mancavano - inspiegabilmente? - molte persone e organizzazioni abituate a proclamare la difesa dei diritti umani; Potremmo rilevare che lo stesso Magdi Allam si è interrogato: "perché mai è un musulmano (
sia pure 'laico', ndr) a promuovere  una manifestazione che ha come parola d'ordine 'Salviamo i cristiani'?" Potremmo sottolineare anche qualche timida (e ipocrita) critica alla manifestazione, la quale avrebbe avuto il torto di non mobilitarsi anche per i fedeli di altre confessioni religiose. A quest'obiezione hanno già replicato - con la loro presenza in piazza - gli esponenti delle altre religioni che si presumono 'discriminate'. Una replica esplicita l'ha offerta lo stesso Magdi Allam (in un'intervista ad Avvenire): "Siamo ben consapevoli che si potrebbe parlare anche dei sunniti perseguitati dagli sciiti, degli sciiti discriminati dai sunniti, delle difficoltà che vivono gli aleviti in Turchia, oppure i drusi, gli ebrei, e altri ancora. Ma spesso in quanti invitano ad "allargare lo sguardo" c'è la volontà di minimizzare un dato di fatto: in questo momento sono i cristiani quelli che hanno più da temere a varie latitudini. Lottare per loro non significa impegnarsi per gli interessi di un gruppo: significa lottare per tutti i perseguitati, significa ribadire che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale, che deve stare a cuore a tutti gli uomini di buona volontà."
Concludendo la manifestazione, Magdi Allam ha ricordato che l'iniziativa voleva scuotere le coscienze anche sulla "libertà religiosa a casa nostra. Se vogliamo essere credibili quando rivendichiamo la libertà religiosa per i cristiani in Turchia o in Cina, dobbiamo avere la certezza che questo diritto venga rispettato in Italia, in Europa e in Occidente. Ebbene non è così, dal momento che molti musulmani in Europa non possono avvicinarsi alle moschee che sono state trasformate nel quartier generale degli estremisti islamici, pena la loro uccisione. Non è così dal momento che i musulmani non praticanti, o ancor di più coloro che liberamente si convertono ad un’altra fede, rischiano la vita".
Puntualizzato ciò, vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, ed augurarci che il 4 luglio abbia segnato l'inizio (anche grazie all'istituzione di un'Osservatorio sulla libertà religiosa) di una nuova consapevolezza civile: la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale, senza il quale la libertà e la pace (di
tutti, credenti e non credenti) non sono al sicuro.


Riferimenti bibliografici:

I nuovi perseguitati – Indagine sull’intolleranza anticristiana nel nuovo secolo del martirio
di Antonio Socci, Casale Monferrato (AL) 2002, ed. Piemme



Giudizio Utente: / 26

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