In questi giorni sono apparsi molti articoli che hanno raccontato quello che sta accadendo in Palestina, e in particolare a Gaza, ma tutti si sono limitati alla mera cronaca. Oppure a giudizi sull'attualità, sulle prospettive politiche immediate.
Eppure sono morti e sono rimasti feriti centinaia di palestinesi; sono state fatte saltare in aria caserme, palazzi presidenziali e case di civili; si è perfino sparato sulla folla di persone che chiedeva di cessare questa mattanza; i miliziani di Hamas sono andati a cercare casa per casa, per giustiziarli, i rivali di Fatah.
Quasi nessun commentatore ha avuto il coraggio di fare un bilancio, di spiegare come stanno realmente le cose, il perchè si è arrivati a una situazione di questo tipo. Ancora una volta, l'eccezione è rappresentata da Magdi Allam con il suo articolo apparso sul Corriere della Sera del 13 giugno 2007
Stato palestinese addio. E' finito nella guerra fratricida, nel sangue e nella vergogna il progetto nazionale palestinese che, stando alla Carta dell'Olp e allo Statuto di Hamas, si fonda sulla volontà di distruggere Israele, anziché soddisfare le aspettative economiche, sociali e politiche dei palestinesi. La vittoria militare di Hamas segna una svolta storica perché mette la parola fine al sogno di «due Stati per due popoli». Assistiamo ora alla nascita di «due Stati per il solo popolo palestinese», uno integralista-islamico a Gaza e l'altro laico-nazionalista in Cisgiordania. Un epilogo che attesta come l'ideologia dell'odio, della violenza e della morte, che si alimenta dell'ostilità a Israele, alla fine si ritorce contro gli stessi carnefici palestinesi; che conferma la natura aggressiva di un terrorismo che non è affatto reazione all'occupazione israeliana, bensì strategia per il potere assoluto.
In questa tragedia nessuno è senza colpe. L'errore più grave commesso da Israele è stato di aver messo all'asta il proprio diritto all'esistenza, immaginando che esso potesse essere riconosciuto dagli arabi come approdo di un negoziato in cambio della restituzione di territori occupati nel ’67, in una guerra preventiva per impedire la propria distruzione.
Quanto all'Occidente ha sbagliato scommettendo e premiando con il Nobel per la Pace il più cinico funambolo della politica mediorientale, Yasser Arafat, che nel 2000 non ha esitato a gettare alle ortiche uno Stato palestinese sul 96% dei territori palestinesi, pur di salvaguardare un potere personale frutto di compromessi con gli estremisti dell'Olp e i terroristi di Hamas. L'Occidente ha sbagliato ancor di più quando nel 2006 ha legittimato Hamas, violando lo stesso bando vigente negli Usa e nella Ue, nell'illusione che la semplice partecipazione alla gestione del potere avrebbe trasformato i terroristi in politici, scoprendo tardivamente che Hamas mai riconoscerà Israele, rinuncerà al terrorismo e accetterà gli accordi internazionali.
Ben maggiore è la responsabilità dei Paesi arabi, i veri traditori della causa palestinese, quelli che impedirono la nascita dello Stato palestinese nel 1948 per spartirsi le sue spoglie, negando successivamente la possibilità di ricostituire lo Stato indipendente in Cisgiordania e Gaza, annessi da Giordania ed Egitto fino al 1967. Ebbene, i «fratelli-nemici» continuano a strumentalizzare la tragedia palestinese come una valvola di sfogo per le frustrazioni dei loro popoli sottomessi alla dittatura.
Mi auguro che di fronte alle drammatiche immagini di Gaza, Israele non si illuda che il fallimento del progetto nazionale palestinese si traduca automaticamente in un proprio successo politico. «Hamastan» potrebbe rivelarsi ben più deleterio dello Stato palestinese, trasformandosi in una roccaforte del terrorismo islamico. Appare paradossale, ma oggi Israele potrebbe avere l'interesse a salvare la speranza in un futuro migliore per i palestinesi. Così come nel 1993 fu Israele a offrire, per la prima volta nella Storia, la prospettiva di uno Stato palestinese indipendente, oggi Israele è il solo argine al radicamento di un’entità terroristica islamica che costituirebbe una catastrofe per palestinesi, israeliani e tutti noi".
A ben vedere, Allam non dice nulla di straordinario. Per chi conosce un poco la storia recente del medio Oriente, i fatti e i personaggi di questi anni, l'articolo non svela nessun segreto. La cosa stratordinaria è che Magdi Allam ha il coraggio di scrivere queste cose. Quanti hanno la forza di dire che "l'ideologia dell'odio, della violenza e della morte, che si alimenta dell'ostilità a Israele, alla fine si ritorce contro gli stessi carnefici palestinesi; che conferma la natura aggressiva di un terrorismo che non è affatto reazione all'occupazione israeliana, bensì strategia per il potere assoluto" ? Con buona pace dei cantori romantici dell'intifada, della rivolta delle pietre e dei bambini mandati vigliaccamente a morire.
Vi è mai capitato di leggere che "l'Occidente ha sbagliato scommettendo e premiando con il Nobel per la Pace il più cinico funambolo della politica mediorientale, Yasser Arafat" (un bel de profundis per questo premio laico, espressione dell'ideologia del politicamente corretto e dell'ipocrisia comune ad altri premi) ?
Quanti hanno il coraggio di dire che "l'Occidente ha sbagliato ancor di più quando nel 2006 ha legittimato Hamas (in primis il governo Prodi), violando lo stesso bando vigente negli Usa e nella Ue, nell'illusione che la semplice partecipazione alla gestione del potere avrebbe trasformato i terroristi in politici, scoprendo tardivamente che Hamas mai riconoscerà Israele, rinuncerà al terrorismo e accetterà gli accordi internazionali"?
Per il nostro articolo sui nodi (storici e politici) della pace tra israeliani e palestinesi, clicca qui