Alberto Crespi, con grande acume e un pizzico di coraggio (qualche volta richiesto per andare contro i luoghi comuni imperanti in una certa cultura), spiega perché John Wayne - di cui ricorre il centenario della nascita - non è stato solo un grande attore (interprete di personaggi), ma un vero "divo" (creatore di personaggi). E perché la sua grandezza supera ogni etichetta politica. Riproponiamo un ampio stralcio di un suo articolo apparso su L'Unità del 29-5-2007 (le evidenziazioni in grassetto sono nostre).
(...) Cannes, 1994, conferenza stampa di Pulp Fiction. Tarantino, a una domanda sul ricchissimo cast di quel film, parte per una colorita analisi del surplus che i divi regalano ad un film. "Voglio dire, tu entri al cinema, vedi che entra in scena un divo e capisci subito che quel personaggio è importante, il divo ti 'chiude' narrativamente la storia e il film acquista una marcia in più. Voglio dire, se tu in un film vedi John Wayne non pensi che sia un coglione qualunque, pensi, ehi!, this is John Fucking Wayne!". L'ultima frase potrebbe esser tradotta "cazzo, quello è John Wayne!", ma abbiamo voluto lasciarla in inglese perché nessuna traduzione può renderle giustizia.
Sissignori: quando lo vedi in un film, John Fucking Wayne risolve tutti i tuoi problemi. Non può che essere l'eroe. Il tuo compito è rimanere tranquillo e goderti il film: qualunque sia il problema, ci penserà lui. John Fucking Wayne è stato il più grande "sintetizzatore" di trame ed emozioni della storia del cinema. Pochissimi monopolizzano i film come lui. Forse la Garbo. Sicuramente Chaplin. Da noi, in Italia, Alberto Sordi. Se in un film c'è John Wayne, diventa un film di John Fucking Wayne. Non a caso è stato per anni il divo hollywoodiano che totalizzava maggiori incassi, e pazienza se gli Oscar premiavano altra gente che non sarebbe stata degna di cavalcare con lui.
John Wayne è il western. Ha fatto anche alcuni ottimi film di guerra (I sacrificati di Bataan di Ford, Iwo-Jima deserto di fuoco di Allan Dwan) e una meravigliosa commedia sentimentale (Un uomo tranquillo, ancora di Ford), ma dire il suo nome e pensare al West è un tutt'uno. Si incontra ancora gente, in Italia, che di fronte a lui storce il naso: i western, film parafascisti per maschi senza cervello! A questa gente, se ha ancora abbastanza cuore per ascoltare, mostrate Un dollaro d'onore di Howard Hawks e I cavalieri del Nord-Ovest di Ford. Scopriranno un John Wayne tenero, imbranato con le donne, capace di slanci emotivi insospettabili.
Ci sarà pure un motivo se "la" scena che ci fa sempre piangere al cinema è con lui: è quella, nei Cavalieri del Nord-Ovest, in cui il reggimento di cavalleria regala al capitano Brittles un orologio d'argento nel giorno del suo pensionamento. Wayne è a cavallo, di fronte ai soldati schierati. Stanno partendo per una missione contro gli indiani, ma non sarà più lui a guidarli. Un sergente avanza e gli dà il regalo. "È d'argento, signore. Fatto venire da Kansas City. C'è una dedica". Wayne apre l'orologio ma per leggere la dedica deve inforcare gli occhiali da vista. Nessuno dei suoi uomini l'ha mai visto con gli occhiali. Li estrae dalla custodia, guardandosi intorno con un po' di vergogna. Legge, allontanando l'orologio con un gesto del braccio. "Al capitano Nathan Brittles. Lo squadrone C". Pausa. "Perché non ci dimentichi". E piange. Noi, sempre, piangiamo con lui.
John Wayne, nella vita, era di destra. Repubblicano. Durante la caccia alle streghe stava con McCarthy. Ford non era d'accordo e si oppose con fermezza agli interrogatori di McCarthy. Nessuno discute il fatto che Wayne non era una "colomba" e che I berretti verdi sia un film orribile. Ma i grandi personaggi dei suoi western non sono né di destra né di sinistra, sono eroi epici e contraddittori, che racchiudono l'immensa dicotomia dell'America, paese di sogno e di frontiera, di libertà e di sopraffazione. Non c'è nulla da aggiungere alla famosa domanda di Jean-Luc Godard: "Perché odio John Wayne quando fa I berretti verdi e lo amo quando prende in braccio Natalie Wood alla fine di Sentieri selvaggi?". È una domanda retorica, che non aspetta una risposta. L'importante è ricordarsi I berretti verdi, e anche qualche "poliziesco orribile" di cui parlava Ford, e amare tutto il resto.
Noi amiamo appassionatamente John Wayne quando prende in braccio Natalie Wood alla fine di Sentieri selvaggi, quando fa a botte con Montgomery Clift nel Fiume rosso, quando bacia in testa Walter Brennan in Un dollaro d'onore, quando bacia sulla bocca Maureen O'Hara in Rio Bravo, quando presta la sciabola a Henry Fonda nel Massacro di Fort Apache, e naturalmente quando sale sul tetto della diligenza in Ombre rosse. E non chiediamo scusa per questo amore. Never Apologize, il titolo del film su Anderson, significa "mai chiedere scusa"". È una frase fordiana: e la dice sempre Wayne ai suoi sottufficiali nei Cavalieri del Nord-Ovest: "Non scusatevi, è segno di debolezza". E chi si scusa?