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Teatro - Recensioni e Profili
"Non è vero, ma ci credo" Stampa E-mail
Peppino ci offre la parodia di un fenomeno - la superstizione - che ritroviamo sempre in nuove forme
      Scritto da Elena Gialloreti
12/07/05
defilippo_peppino2.jpg Non è vero, ma ci credo -
Commedia in due atti di Peppino de Filippo

Tra le ricche proposte del calendario dell’estate romana, abbiamo scelto di assistere alla commedia in due atti di Peppino De Filippo Non è vero ma ci credo!, allestita al Teatro Prati dalla compagnia teatrale di Fabio Gravina.

Questa divertentissima commedia è uno dei capolavori meglio riusciti di Peppino De Filippo, tanto che nel 1952 è divenuta un divertentissimo film. Il suo tema conduttore è la superstizione.

Molti di noi, si sa, hanno i loro piccoli porta fortuna, oppure fanno piccoli rituali, che ci fanno sentire più tranquilli e sicuri quando ci troviamo ad affrontare piccole o grandi prove quotidiane. Ma, purtroppo, c’è chi di questi amuleti e rituali ben auguranti ne fa una ragione di vita!

E questo è proprio il caso del protagonista della commedia, il ricco industriale napoletano Gervasio Savastano. Lui è letteralmente schiavo della sua superstizione, tanto da farne una vera ragione di vita. E infatti, oltre a farne le spese sua moglie Teresa e sua figlia Rosina, ne è ingiustamente vittima un suo impiegato, il ragioniere Belisario, licenziato in tronco da Gervasio che lo considera iettatore.

A causa di questo licenziamento, lo stesso giorno si presenta nell’ufficio di Gervasio un giovane gobbo, Alberto Sammaria, per fare un colloquio di lavoro. E’ noto che la figura del gobbo è ben augurante, quindi agli occhi di Gervasio il giovane Sammaria è un potente amuleto vivente. Allora fa di tutto per assumerlo al suo servizio, perché è convinto che da quel momento in poi non sarà più colpito dalla sfortuna. Naturalmente tutto inizia ad andare per il meglio (l'ottimismo e la serenità aiutano...). Ma un bel giorno Alberto rassegna le sue dimissioni, confessando a Gervaso di essere innamorato... della dolce Rosina (a sua volta innamorata di un altro)! Il povero ragazzo si dispera, sia per l'imbarazzo di amare la figlia del datore di lavoro, sia perché sa che lei non lo ricambierà mai ,a causa della sua grave malformazione.

A questo punto Gervasio è nel bel mezzo di un vero dilemma! Perdere per sempre il suo prezioso talismano, oppure costringere sua figlia a sposare un uomo deforme? Cosa deciderà?

Il nostro racconto s’interrompe qui. Vi anticipiamo soltanto che il finale è un vero colpo di scena, da cui si può trarre una piccola lezione di vita. Peppino amava scrutare l'animo umano non in maniera seria e didascalica, bensì ironica e, tutto sommato, un po' indulgente.

Uno spunto di riflessione: siamo sicuri che oggi, nel XXI secolo, la superstizione non sia ancora tra noi in forme nuove? Oroscopi, maghi, ma anche... scaramanzia (sembra vietato dire "auguri!"), rifiuto di discutere argomenti delicati, culto del benessere fisico, fiducia cieca nel 'progresso', ansia di successo a tutti i costi.



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